Il piano nazionale di e-government, l’avvento del Codice dell’Amministrazione Digitale, la costituzione dell’Agenzia per l’Italia Digitale, l’emanazione del Decreto Digitalia convertito poi dalla legge 221/2012 hanno avuto come unico comune denominatore la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Eppure a distanza di diversi anni dalle prime iniziative in materia, questo obiettivo non è stato ancora realizzato. Come mai?

Il percorso della Pubblica Amministrazione verso l’informatizzazione è stato storicamente molto contorto e non sempre logico ed ha visto un proliferare pazzesco di provvedimenti normativi che hanno creato molta confusione in materia.

Senza addentrarci (e non sarebbe facile tra l’altro) nell’elencazione di tutti gli interventi basta dare uno sguardo ai vari enti che si sono occupati di informatizzazione della P.A. per rendersi conto.

Prima l’ AIPA, Autorità per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione che è stata costituita con Dlgs 12 Febbraio 1993, n.39. Nel 2003 in attuazione del Dlgs 30 giugno 2003, n. 196, l’AIPA è stata trasformata in CNIPA, Centro nazionale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione. Nel 2009 per effetti del Dlgs 1° dicembre 2009, n. 177 CNIPA assume la denominazione di DigitPA. Nel 2012 con Dl 22 giugno 2012, n. 83 viene istituita l’Agenzia per l’Italia Digitale che assume le funzioni della soppressa DigitPA.

Di non secondaria importanza il fatto che l’AIPA era un’autorità indipendente, mentre adesso DigitPA è un ente pubblico non economico strettamente legato alla Presidenza del Consiglio, con un’autonomia solo apparente.

Si cerca di lanciare con frasi ad effetto (Agenzia per l’Italia Digitale, Decreto digitalia) progetti che di nuovo hanno ben poco e che non sono mai seriamente decollati: la famosa PEC, la carta d’identità elettronica, la sanità elettronica, gli open data, la digitalizzazione degli uffici pubblici, ecc. sono tra i nodi più difficili da sciogliere dove a fronte di miriadi di provvedimenti, istruzioni, linee guida, ancora non si è riusciti ad ottenere un soddisfacente recepimento da parte degli Uffici pubblici. Evidentemente qualcosa non va e non si è ancora compreso che non è possibile guidare una trasformazione epocale della P.A. come quella in corso solo attraverso complesse normative o linee guida (che nella maggior parte dei casi creano più confusione v. quelle sul disaster recovery), ma è opportuno seguire più da vicino le pubbliche amministrazioni aiutandole a risolvere, volta per volta, i problemi di tutti i giorni ed aiutandole anche a modificare molti procedimenti incompatibili con l’informatizzazione.

Per realizzare gli obiettivi del cd. “governo elettronico” è necessario che si completi quel processo già in atto presso la P.A. che tende ad ottenere una maggiore efficacia, efficienza, trasparenza e semplicità dell’azione amministrativa grazie all’interazione di un insieme di requisiti infrastrutturali che a livello progettuale non sono riconducibili a una singola amministrazione ma al sistema di relazioni che intercorrono fra le stesse e sono al servizio del cittadino.

Tali necessità infrastrutturali sono diverse e richiedono innanzitutto che tutte le pubbliche amministrazioni debbano essere in condizione di accettare forme di pagamento in rete anche tramite intermediari (carte di credito, bonifici telematici, ecc.); inoltre ogni pubblica amministrazione deve avere il diritto di chiedere e ottenere, per via telematica e a costo marginale, qualunque informazione posseduta da un’altra pubblica amministrazione. Il tutto ovviamente deve avere quel presupposto fondamentale dello scambio telematico di informazioni e di atti fra pubbliche amministrazioni.

Ma attenzione digitalizzare non significa semplicemente fare la scansione di un documento cartaceo ed ottenere un file pdf che da solo non significa nulla dal punto di vista giuridico. Essere ufficio digitale non significa ricevere e-mail, stamparle, protocollarle e poi magari rispondere (anche con lettera cartacea magari). Conservare un documento digitale non significa semplicemente creare un cartella sul nostro desktop dove ci infiliamo tutti i file pdf che abbiamo creato.

Innovare, trasformare i nostri uffici all’insegna della digitalizzazione non significa semplicemente dotarli di nuove e fiammanti strutture informatiche, reti superveloci, dispositivi ultra progrediti, ma significa principalmente cambiare mentalità, abbandonare definitivamente la carta, ma con intelligenza creando procedure digitali, reingegnerizzando i processi, assicurando dei validi piani di disaster recovery, applicando le norme del Codice dell’Amministrazione Digitale da troppo tempo trascurate,

Digitalizzare significa realizzare una Pubblica Amministrazione con protocollo informatizzato, posta certificata, documenti informatici sottoscritti con firma digitale ed archiviati nel rispetto della norme sulla conservazione sostitutiva e soprattutto con trasparenza dell’iter burocratico verso l’esterno.


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