“Giuliano Ferrara dice che questo è il governo del Cln che metteva insieme le forze della Resistenza, ma dimentica un piccolo dettaglio: vinsero gli antifascisti e nessuno si è sognato di scrivere la Costituzione con i fascisti. Oggi i presunti nemici vanno tutti insieme al governo”. Così Marco Travaglio ha aperto il suo intervento di ieri sera a Servizio Pubblico, il programma di Michele Santoro, con una metafora sicuramente provocatoria per raccontare le larghe intese alla base del governo di Enrico Letta.

“Vediamo le tappe di questa guerra civile dei vent’anni”, così la chiama il vicedirettore del Fatto Quotidiano, l’infinita contrapposizione che dal 1994 distingue il cammino politico di Silvio Berlusconi, ripescando la legge del 1957 che impedisce a titolari di concessioni pubbliche di candidarsi in parlamento. Una norma che, secondo molti, si addice alla situazione del magnate della tv privata, che si troverebbe dunque in Parlamento sub judice. 

“Eppure il Cavaliere è stato dihciarato eleggibile per ben 5 volte, 3 volte aveva la maggioranza lui e due volte il centrosinistra.” Tra quelli che hanno votato per l’eleggibilità troviamo Soro (attuale Garante della Privacy), la Finocchiaro e Franceschini: “Anche D’Alema ammise di aver dichiarato eleggibile Berlusconi ‘per una finzione giuridica'”.

Nel 1994 la Corte costituzionale – prosegue Travaglio – boccia la legge Mammì sulle tv indicando a Fininvest di dover lasciare una delle tre reti. Nel 1996, l’Ulivo vince le elezioni e Berlusconi si preoccupa, ma D’Alema lo invita subito a riscrivere la Costituzione”.

Quindi, nel 2002 la Corte costituzionale boccia pure la legge Maccanico e ripete  “una rete Mediaset deve passare di mano entro il 2003, ma intanto – racconta il giornalista – Berlusconi cancella la legge con il decreto salva Rete4 e la legge Gasparri, grazie all’assenza di 30 parlamentari del centrosinistra”.

Tutto il racconto nel video di Marco Travaglio, a Servizio pubblico il 2 maggio 2013


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