Cinquanta giorni di servizio, dieci sedute o poco più per un totale di 18mila euro netti. Eccoli i parlamentari nell’epoca della lotta alla casta: poche remore e il conto in banca che trabocca.

Il periodo interessato va dal 15 marzo al 30 aprile e la somma è presto detta: 7.500 euro di indennità, 11mila per diaria e rimborsi per esercizio di mandato, secondo quanto previsto dalla legge 1261 del 31 ottobre 1965, che fissa l’ammontare “in misura non superiore al trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate.”

Naturalmente, quasi nessuno si pone il problema di uno stipendio totalmente estraneo alla situazione economica generale, con la crisi che non accenna a quietarsi e il crescente risentimento nei confronti dei politici.

Sicuramente, qualcosa dovrebbe muoversi dalle parti del MoVimento 5 Stelle, che ha già annunciato di voler dimezzare l’indennità, anche se qualcuno ha già fatto notare che, in ogni caso, gli eletti grillini finiranno per portare a casa una mensilità superiore ai 12mila euro, anche se qualche eletto mette le mani avanti e chiarisce di poter restituirne altrettanti ogni mese.

Tra gli altri, quelli di Sinistra, Ecologia e Libertà, così come avviene per il Partito democratico, si riservano di lasciare in dote alla formazione politica nelle cui liste sono stati eletti un gruzzolo non meglio specificato. Quindi, ci sono anche gli stipendi di eventuali collaboratori che i parlamentari possono avere assunto da saldare.

In ogni caso, il compenso lasciato a deputati e senatori appare abnorme e ingiustificato, soprattutto per un mese o poco più di lavoro, nel quale le Aule sono state praticamente inoperose fatto salvo per qualche decretuccio delle Commissioni speciali – con lo stallo politico sbloccato solo in successione alla rielezione del Presidente della Repubblica, da cui è scaturito il nuovo governo.

Intervistati dal Fatto Quotidiano,  i politici non nascondono un certo imbarazzo nel confermare l’avvenuto pagamento, anche se, dalle parti del Pdl, qualcuno azzarda: “Noi lavoriamo come gli altri italiani. Non vedo perché dovrei restituire qualcosa”. 

Intanto, sul proprio blog, la capogruppo alla Camera del MoVimento 5 Stelle Roberta Lombardi ha pubblicato le scansioni della prima busta paga da onorevole, in un post dal titolo emblematico: “Il buon esempio”. Le spettanze presentate dall’esponente grillina confermano le cifre e lei annuncia voce per voce come intende ridurre il proprio compenso da privilegiata, con tanto di rinuncia alla differenza tra i 5mila euro lordi di indennità, la rstituzione di quanto non documentato in diaria e del rimborso spese per esercizio del mandato. In aggiunta, la numero uno 5 Stelle a Montecitorio annuncia di voler rispedire al mittente oltre 6mila euro tra spese per il taxi e ricariche telefoniche.

Vai alla busta paga di Roberta Lombardi di fine aprile 2013

Vai ai rimborsi per i deputati di fine aprile 2013

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1 COMMENTO

  1. L’affermazione “Noi lavoriamo come tutti gli altri italiani” è indecente. Fare politica non equivale a lavorare, ma essere a disposzione della collettività che si rappresenta per il bene comune.
    C’è un inganno nella frase poiché giustifica l’abnorme spesa che le diverse amministrazioni pubbliche hanno fatto in questi ultimi 50 anni. Il politico è come un missionario e per la comunità il suo sacrificio è tanto più grande quanto maggiore è il benessere distribuito, ma non si intende la distribuzione delle prebende ai soliti amichetti, ma alla popolazione.

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