Nonostante la nascita del governo cosiddetto di pacificazione, e la suddivisione dei ruoli che ha visto il Pdl prevalere nei ministeri centrali dell’esecutivo Letta, nè Pd nè il partito di Silvio Berlusconi sono ancora soddisfatti del bottino di cariche e poltrone messe a segno nella formazione lampo della squadra di governo. Ora, infatti, scatta la partita dei sottosegretari e c’è da credere che le singole formazioni non indietreggeranno un millimetro pur di vedersi riconosciuto il peso che pensa di meritare negli equilibri della squadra Letta.

Così, i mal di pancia all’interno del Pdl, che comunque ha portato a casa alcuni dicasteri chiave come gli Interni, i Trasporti e le Riforme costituzionali – con Alfano, Lupi e Quagliariello – sono tutt’altro che spariti. Protagonisti, innanzitutto, alcuni falchi come Fabrizio Cicchitto e Daniela Santanché, quest’ultima rimasta particolarmente delusa per l’esclusione dal team di governo. Per lei, dunque, si prospetta il contentino di un ruolo da sottosegretario di primo piano o, in alternativa, di vice presidente della Camera, come ha annunciato Mara Carfagna su Twitter, confermandole pieno sostegno.

Eppure, le acqua dentro il Pdl sono tutt’altro che calme, con malumori anche nei confronti del segretario Alfano, al contempo vice di Enrico Letta e titolare del Viminale: un po’ troppe cariche per un esponente che, nel momento di lontananza dalla vita pubblica di Silvio Berlusconi, ha trascinato il partito al minimo storico nei sondaggi.

Quindi, dietro scalpitano i parlamentari in crescita nelle quotazioni del partito, tra tutti Micaela Biancofiore, berlusconiana di ferro ormai solita alle apparizioni televisive, ma difficile che proprio lei possa finire nel posto più strategico per il Cavaliere, cioè come sottosegretario alla Giustizia di Anna Maria Cancellieri.

Più facile che a tenere d’occhio l’ex ministro dell’Interno sia piazzato uno tra Jole Santelli ed Enrico Costa, mentre, stavolta, dovrebbe restare a bocca asciutta l’ex ministro del Turismo Brambilla. La carta di riserva, comunque, nel caso tutte le aspirazioni non riuscissero a essere soddisfatte, è già pronta: militarizzare le presidenze delle Commissioni che, da prassi, spettano proprio al partito di centrodestra.

Sul fronte Pd, invece, la devastazione del post Quirinale ancora non lascia intravedere chi potrà tirare i fili di un’eventuale spartizione delle cariche nei posti “ombra” del governo. Sicuramente, a giocare un ruolo centrale sarà però il ministro ed ex segretario Dario Franceschini. In ogni caso, trapela come nelle mani dei reggenti democratici sia già pronta una bozza di lista che prevede all’Interno Emanuele Fiano,  agli Esteri Lapo Pistelli,  allo Sviluppo economico Paola De Micheli (questi ultimi due fedelissimi del premier), Marianna Madia al Lavoro, l’ex sindacalista Guglielmo Epifani viceministro dell’Economia con la presenza anche di Giovanni Legnini in qualità di sottosegretario, il solito Ermete Realacci all’Ambiente, il renziano Matteo Richetti alla Cultura, senza dimenticare Marco Minniti in pole come vice Alfano, mentre una garanzia per il Lavoro sarebbe l’ex ministro e fautore di numerose proposte sul tema esodati, Cesare Damiano.

Non restano in disparte anche montiani e leghisti: per Scelta civica, si prospetta un numero inferiore di sottosegretari, destinati a personaggi di spicco della formazione centristra, tra cui Benedetto Della Vedova e Carlo Calenda. Per il Carroccio, invece, dopo l’astensione sulla fiducia, non è ancora tramontata l’ipotesi di un sostegno esterno al governo Letta, qualora Giancarlo Giorgetti dall’esperienza dei saggi venga ripescato per la famosa Convenzione delle riforme, per la quale lo stesso Berlusconi si è candidato alla guida.

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