Con la nascita del nuovo esecutivo di Enrico Letta si è definitivamente conclusa la parentesi del Governo tecnico, o Monti se preferite. Facendo una stima di quel che è riuscito a portare a termine durante la sua legislatura emerge che circa il 72% dei provvedimenti attuativi stabiliti non ha ancora concluso il suo percorso; infatti al 15 febbraio risultavano adottati 227 provvedimenti sugli 832 a cui rinviano i 69 testi normativi approvati (45 leggi e decreti legge convertiti e 24 decreti delegati derivanti da leggi di delega).

Per i rimanenti 605 il destino è vario, ma, a tutt’ora, non è erroneo dire che la maggior parte è terminata nel dimenticatoio; 56 sono subordinati a condizioni o resi inutili da altri interventi legislativi. 82 invece sono quelli vicini alla conclusione dell’iter, in corso di elaborazione ce ne sono 84, per i quali, fra l’altro, non è previsto un termine. Per 208 atti l’adozione è posticipata a tempi successivi, 55 non sono adottabili e scaduti con la fine della legislatura, e ancora altri 120 non saranno attuati (pur in corso di elaborazione, sono scaduti il 15 febbraio 90 e il 31 marzo 30).

Se si restringe il campo di analisi alle otto principali riforme, Salva Italia, Cresci Italia, Semplifica Italia, Semplificazione fiscale, riforma del lavoro, decreto Sviluppo e le due spending review, la situazione non cambia molto: sono stati adottati 168 provvedimenti su 451 (il 37%, ossia il 63% manca all’appello). Dei 283 non attuati: 157 non devono rispondere a un termine di scadenza, 56 sono comunque stati definiti dall’amministrazione competente e 98 sono quelli scaduti. Si potrebbe obiettare che sono solo numeri (raccolti nel Def, Documento di economia e finanza 2013 nella sezione dedicata al Programma nazionale di Riforme) e che vanno inseriti in una complessa produzione normativa.

Il punto è che dietro questi che in apparenza sembrano solo numeri ci sono misure concrete che al momento sono in stallo, imbrigliate tra burocrazia, dipartimenti, commissioni, pareri, e che rallentano riforme pensate per le piccole e medie imprese italiane, ossatura del nostro sistema economico. Dietro ai numeri ci sono tasselli mancanti di un mosaico che non consentono di fatto alle pmi di avere strumenti per rialzare la testa.

Oltre le percentuali emergono provvedimenti per ora inattuati e che riguardano agevolazioni e accesso al credito, da un lato, semplificazioni, dall’altro. Misure come il credito alle imprese agricole o gli incentivi per le start-up, che non riescono, anche a due anni di distanza dalla loro introduzione, a produrre effetti.

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