Si ripercorre, tramite l’approfondimento pdf, la vicenda giudiziaria che ha segnato le tappe principali delle indagini e dell’iter processuale inerenti l’efferato duplice omicidio a danno di due bambine del Quartiere Ponticelli di Napoli, avvenuto il lontano 2 luglio 1983.

Nell’alveo del fiume Pollena di Volla, i corpi straziati delle due minori, Barbara Sellini di 7 anni e Nunzia Munizzi di 10, furono ritrovati seviziati e semicarbonizzati. A distanza di quasi trent’anni dal disumano massacro e dopo la condanna alla pena dell’ergastolo, in primo, secondo grado e Cassazione, dei tre imputati Ciro Imperante, Luigi Schiavo e Giuseppe La Rocca, la nuova, inaspettata richiesta revisionale del processo ha messo in discussione integralmente le fondamenta della costruzione accusatoria fino ad ora sostenuta.

Una revisione, dunque, che si rivela essenziale per l’accertamento della verità, ma che purtroppo non servirà a risarcire l’irrecuperabile strascico di dolore che la portata clamorosa di un così fatale errore giudiziario può provocare nell’esistenza di un innocente condannato senza giusta e comprovata causa. Recentemente la richiesta di revisione processuale è stata accolta dalla Corte d’Appello di Roma. 

L’arduo compito del tribunale sarà quello di gettare nuova luce e svelare finalmente il nome ed il volto del vero assassino. Un assassino che da quasi trent’anni è rimasto indisturbato e a piede libero, nonostante nasconda alle spalle l’esecuzione di uno dei più crudeli delitti che la cronaca del nostro tempo abbia mai conosciuto.

Per saperne di più, scarica l’approfondimento.


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  1. Proprio oggi, con molta ragione a mio parere, il giornalista Francesco Merlo de “La Repubblica”, parlando a “Prima Pagina” di Radio RAI 3, ha accennato alla scarsissima efficienza nelle indagini di polizia e giudiziarie. La cosa non avviene solo in Italia, beninteso (soprattutto a proposito di bambini e ragazzine, perfino nelle rigorosissime Austria e Germania). In compenso il medesimo giornalista ha sottolineato che il recentemente deceduto capo della Polizia, tanto celebrato, nei suoi cassetti aveva il manoscritto di un suo romanzo giallo, piuttosto che qualcosa di attinente al proprio lavoro. Per cui, ahinoi, non c’è molto di cui meravigliarsi. Se a qualcuno dei complici non viene in mente di dare precise informazioni, magari per timore dell’inferno e dei diavoli che lo arrostiranno tra le fiamme (per molti è l’unico timore veramente efficace grazie ad un’antica tradizione educativa), collaborando alle indagini con dati precisi e reali, buonanotte ai suonatori, come si usa dire…

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