Questa mattina è arrivata una dichiarazione sorprendente da parte di Riccardo Fontana, arcivescovo di Arezzo, che ha dichiarato, in modo molto laico ” vorrei che la Chiesa fosse più accogliente verso i divorziati risposati. E mi auguro trovi nuove soluzioni pastorali per andare loro incontro. So che anche Papa Francesco ha a cuore il problema perché sa bene che prima del giudizio viene la misericordia”. E’ questo in sintesi l’appello che viene rivolto al Papa Francesco che ha già dato prova di essere ricettivo alle istanze di cambiamento.

Del resto la questione della comunione ai divorziati è un problema sommerso ma enorme perché riguarda molti fedeli che vivono il disagio di non poter effettuare la comunione come vorrebbero. “Il Papa lavora per trovare nuove soluzioni – ha dichiarato FontanaLa Chiesa deve saper accogliere, deve concepirsi più aperta, più vicina a queste persone perché la loro sofferenza è tanta”. 

Anche Benvenuto Italo Castellani arcivescovo di Lucca ha detto che in un udienza nei giorni scorsi con il Papa si è discusso ” della prospettiva di mettere allo studio, nella ricerca di possibili nuove soluzioni, la situazione della sofferenza delle famiglie che hanno perso l’unità, perché i coniugi sono divorziati o risposati”.  

Vittorio Messori, biografo di giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, ha dichiarato che effettivamente “un’apertura maggiore potrebbe essere, se non una soluzione definitiva, almeno un qualcosa che aiuta” dal momento che “è per molte persone un dramma. Certo, non è facile. Perché la Chiesa non può contraddire la scrittura e la tradizione. Ricordo Giovanni Paolo II che, quando rispose di no all’ordinazione sacerdotale femminile, fece capire che gli dispiaceva molto. Come a dire, se dipendesse soltanto da me lo farei, ma la tradizione…”.

Nel 2005 Benedetto XVI ad Aosta affermò che la maggior parte di quanti erano passati a una seconda c0nvivenza probabilmente hanno contratto un primo matrimonio ecclesiastico privo di fede. Nullo il primo matrimonio possono tornare alla pratica cristiana ed essere ammessi alla comunione. Potrebbe essere certamente una soluzione del resto “per molti è vero che il secondo matrimonio, a differenza del primo, è vissuto in una condizione di felicità prima non provata. La Chiesa lo sa. O meglio, l’ha capito. Negli anni Cinquanta il vescovo di Prato lanciò addirittura un anatema contro una coppia che si era permessa di convivere. Paolo VI, invece, cercò aperture dicendo di non dimenticarsi mai che i divorziati risposati fanno parte della Chiesa”.

La questione resta aperta ma come ha fatto notare padre Enzo Fortunato, direttore della rivista  San Francesco di Assisicomunque la si pensi l’attenzione a questo tema rivela il volto materno della Chiesa. E’ una questione delicata e che andrà senz’altro affrontata”.

 


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