La nota interpretativa elaborata dall’ufficio studi dell’Unione delle Provincie d’Italia (Upi) ricorda come entro, e non oltre, il 29 aprile nei confronti di tutte le Province viga l’obbligo di accreditarsi presso la Piattaforma per la certificazione dei crediti di cui all’art. 7, comma 2. In caso di ritardo viene prevista un’apposita sanzione pecuniaria per ogni giorno di dilazione. In allegato l’Unione delle Province precisa la nota interpretativa relativa al decreto legge n. 35/2013 in materia di pagamenti dei debiti della Pubblica Amministrazione, i cui contenuti sono stati preventivamente condivisi con il Mef, il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Con riguardo alla menzionata nota si apprende come venga consentito procedere alla modifica dei dati eventualmente difformi già inseriti nel modulo presente nella piattaforma web della Ragioneria Generale dello Stato, entro il termine del 30 aprile.

Il termine per proporre gli emendamenti al decreto 35/2013 in commissione speciale alla Camera scade oggi, alle 13,00, e le ultime indicazioni sembrano seguire la direzione della semplificazione e l’ampliamento della dote nel 2014. Si stringe così sulle modifiche apportate al decreto che sblocca i pagamenti della Pubblica amministrazione per poco meno di 40 miliardi in due anni. L’innovazione principale sulla quale si registra confluenza ha a che fare con l’immissione di termini perentori per le Pubbliche amministrazioni che sono chiamate a saldare i crediti vantati da aziende, professionisti e cooperative. Il decreto infatti è volto a disciplinare i rapporti tra i vari livelli di governo, stabilendo i termini entro i quali le Pa possono ottenere la liquidità di cui hanno bisogno, ma non precisando poi il trasferimento delle suddette risorse ai creditori.

Allo studio risulta un termine di scadenza piuttosto ravvicinato, si parla infatti di 30 giorni. Si pone in rilievo anche l’introduzione di vincoli di destinazione più limpidi, volti a dare la garanzia che i trasferimenti di risorse tra i livelli di governo vengano consecutivamente tramutati in liquidità, una liquidità che alla fine deve essere confluita nel conto corrente delle imprese (anche qualora sussistano dei debiti delle società in house delle amministrazioni). Tutto questo, però non sembra bastare. Si opera anche per rendere più chiara la definizione di crediti al 31 dicembre 2012 che possono venire saldati, adeguando la medesima alla definizione inclusa nella direttiva europea la quale, a sua volta, regola i tempi massimi di pagamento per le forme contrattuali stipulate a partire dal 1° gennaio 2013. Potrebbe allegarsi poi la specificazione che esplicita come l’oggetto in questione riguardi i pagamenti effettuati a titolo di corrispettivo in una transazione commerciale, così come potrà essere meglio precisata la stessa identificazione delle aziende alle quali sarà riservata priorità nel saldo dei crediti.

Avverabile inoltre l’anticipo di un paio di mesi della scadenza (15 settembre 2013) entro la quale le Pa sono tenute ad effettuare la ricognizione complessiva dei debiti pregressi. Per quanto attiene al versante delle risorse, la maggiore novità potrebbe riguardare direttamente l’allentamento del Patto di stabilità interno anche per tutto il 2014, andando così a liberare direttamente pagamenti degli enti locali per altri 7-7,5 miliardi rispetto ai 5 miliardi del 2013. Rimane perciò completamente aperta la partita delle compensazioni: l’anticipo al 2013 dell’innalzamento della soglia di compensazione tra crediti e debiti fiscali (da 516mila a 700mila euro) fissato per il 2014 sembra sfumare, mentre sembrano riservarsi ancora speranze per l’estensione della tipologia di debiti fiscali compensabili tramite crediti commerciali. In discussione, infine, anche il ruolo della Cassa depositi e prestiti. Non viene del tutto escluso, al riguardo, un maggiore coinvolgimento. Tra le ipotesi che si presentano, la cui effettiva realizzabilità risulta tuttavia ancora da verificare, figura persino la cessione di una parte dei crediti delle imprese direttamente alla Cdp. Viene confermata, poi, la deroga per le imprese non in regola con il Durc proprio a causa dei mancati o ritardati pagamenti.

 

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