Siffredi Rocco, Conte Mascetti Raffaello, Cucuzza Michele, Marini Valeria e Lario Veronica, li conoscete? Probabilmente si, quello che non sapete probabilmente è che hanno ricevuto una o più preferenza alla corsa per il Quirinale e di fatto, sono candidabili. Uno scherzo direte voi? Si, dei nostri politici, quei burloni che in aula, durante le votazioni per eleggere il capo dello Stato si sono dilettati così, votando figure improbabili.

Se è vero che in aula, alla lettura ad alta voce dei nominativi da parte dei presidenti, c’è stata un’ esplosione di sorrisi, applausi, risa e persino piccole ovazioni è altrettanto vero che questa beffa sa di amaro più che mai, per un popolo, quello italiano, che inginocchiato dalla crisi si trova irriso persino dai propri pseudo – governanti che in una situazione delicata e conflittuale come questa non perdono quell’ umorismo un po’ becero e da poco che ha reso celebre la nostra cinematografia di serie B.

Il punto è che i cittadini, con i propri sudati contributi, tengono in aula persone che si permettono leggerezze che per quanto abbiano strappato sorrisi e ispirato l’ilarità di molti rivelano anche la radicata contraddizione che c’è nelle aule del potere italiano. Quella incapacità endemica di capire la gravità del momento e quindi di rispettarlo, quella incapacità di capire che non è più il tempo degli scherzi, delle battute triviali, ma è arrivato il momento di decidere per il bene del paese, che sembra sempre più lontano.

Questa non vuole essere una polemica sterile ma la semplice notifica di un atteggiamento che poi si ripercuote sull’intera cittadinanza che si sente legittimata da questi atteggiamenti camerateschi a fregarsene, a trascurare quello che sta succedendo, a prendere con un sorriso anche quella che forse è la crisi politica più importante del Paese dai tempi della Dc e del concordato storico.

E allora in una situazione come questa, di stallo politico e di perdita costante dell’economia che si fa, si ride? La si butta in caciara? Dopo non ci si deve meravigliare quando si va all’estero e al nome di italiani si affianca l’ormai triste e trita triade “mandolino, pizza e mafia” , perché dopo dobbiamo solo fare mea culpa se permettiamo che ci si tratti come i giullari di un’Europa che già ci riconosce come tali, basti pensare al commento del risultato elettorale da parte di Peer Steinbrück, segretario Spd, che non aveva esitato a parlare di nani e pagliacci.

I comici lasciamoli fare ai comici, i politici, per una volta, facciano il loro mestiere e tirino fuori lo stivale dal fango in cui l’hanno cacciato, per ridere ci sarà tempo, quando ci sarà un presidente della Repubblica, un governo stabile e vivere in Italia non sembrerà più una condanna ma un privilegio. 

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