Ora che la candidatura di Romano Prodi al Quirinale è ufficiale, tutti attendono un segnale da Silvio Berlusconi. Cosa deciderà il Cavaliere? Potrà in qualche modo avallare la decisione del Partito democratico, nonostante abbia proposto per la massima carica dello Stato il suo acerrimo nemico da vent’anni di politica attiva?

A ben vedere, forse Berlusconi non potrebbe essere troppo dispiaciuto dell’elezione di Romano Prodi a Capo dello Stato. E questo per varie ragioni, vediamo quali.

Innanzitutto, la presenza al Quirinale di Romano Prodi avvicinerebbe di parecchio il ritorno a elezioni anticipate. Evenienza che, sondaggi alla mano, a Berlusconi non dispiace affatto, convinto com’è di portare a casa una maggioranza sia alla Camera che al Senato.

Inoltre, Prodi al netto delle asperità in pubblico, è certamente candidato più presentabile, per la cultura di centrodestra, rispetto a Stefano Rodotà, che in anni passati si è impegnato attivamente in battaglie da laico convinto, come nella vicenda di Eluana Englaro o contrastando la legge bavaglio sulle intercettazioni, sfidando apertamente l’allora ministro della Giustizia Angelino Alfano, oggi segretario Pdl.

Quindi, c’è la dura legge dei numeri a sfavorire Berlusconi: come già nel 2006, nell’elezione di Giorgio Napolitano, il Parlamento, pur in assenza di una maggioranza autonoma, vede il Pd ago della bilancia, con i suoi quasi 500 grandi elettori in grado di segnare le sorti dell’elezione a presidente della Repubblica. Secondo le prime stime, infatti, a Prodi nella quarta votazione basterebbero 8 voti per essere eletto, che potrebbero provenire da qualche elettore in libera uscita dal MoVimento 5 Stelle, come già accaduto nella votazione per il presidente del Senato.

Sull’altra sponda, sembra che Pdl e Scelta civica si stiano accordando su Anna Maria Cancellieri, ministro degli Interni uscente e personalità ritenuta al di sopra delle parti. Una candidatura che potrebbe mettere in bilico l’elezione di Romano Prodi, sperando in qualche franco tiratore del Partito democratico.

Resta, però, un’altra mossa disperata che potrebbe tentare il Cavaliere: candidare in extremis Emma Bonino, altra quirinabile rimasta sottotraccia nelle ultime ore. Senza contare gli apprezzamenti a vario titolo espressi su di lei anche da vari esponenti del centrodestra in tempi recenti, non tutti ricordano che nel 1994 Emma Bonino sedeva in Parlamento tra i banchi di Forza Italia.

Aprendo il campo, va poi evidenziato come, in caso di rinuncia di Rodotà, nella graduatoria finale delle Quirinarie di Grillo, la Bonino è arrivata al sesto posto, mentre Prodi si è piazzato ottavo. Quindi, non è da eslcudere che dopo la giornata nera di ieri, dentro il Pd qualcuno possa esprimere il proprio malumore facendo ingoiare un brutto rospo a Bersani.

Quale sarebbe l’esito delle avversarie di Romano Prodi, Anna Maria Cancellieri, o, a sorpresa, Emma Bonino? I partiti di centrodestra più i montiani tra Camera e Senato possono contare su un bacino di grandi elettori di poco superiore alle 300 unità, lontanissimo dal quorum per insidiare Prodi. Nel caso della Bonino, invece, sarebbe il MoVimento 5 Stelle di fronte al bivio, che, forse, lo convincerebbe a insistere su Rodotà. Impedire l’elezione di Prodi, comunque, sembra davvero complicato: qualche falco Pd o un certo numero di schede bianche potrebbero consentire in ogni caso al Professore di insediarsi al Colle.

E se ciò non dovesse accadere, difficile che possa essere la Cancellieri a raggiungere la maggioranza assoluta, con risultato un nuovo nulla di fatto, altre votazioni nel weekend, stallo politico prolungato e la possibilità che torni in auge il nome di Rodotà sull’asse Pd-M5S: per il centrodestra un boccone molto più ostico da digerire. Alla fine, non sarà che anche Berlusconi finisca per avallare implicitamente Prodi, lasciando libertà di voto ai propri grandi elettori?

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