A Genova, profili illustri saranno invitati a discutere di quanto i rapporti tra uomini e donne abbiano costituito l’unico vero motore evolutivo del cambiamento sociale che dalla fine del 900 ha continuato a progredire sino ai nostri giorni. Oggi, però, le libertà conquistate e i tabù infranti non sembrano più nettamente intoccabili. In questi ultimi anni, infatti, lo smascheramento di una violenza, troppo spesso silente, che pare colpire in senso unidirezionale la componente femminile della popolazione, ha radicalmente rimesso in discussione i traguardi dati per scontati. “L’emancipazione procede per gradi e può anche tornare indietro” ha ribadito al riguardo, sulle pagine di LaRepubblica, la scrittrice Dacia Maraini. “La costatazione che ora sia diverso è dovuto al fatto che allora c’erano le ideologie. Perché le ideologie tengono insieme la collettività, non solo il femminismo, ma i movimenti libertari e politici. Ci si riconosce non solo in una parte, si condivide la visione del mondo. Ora siamo frammentati, e in questo modo non c’è più il sentimento di rivolta e indignazione, perché la rivolta personale conta pochissimo, ha una sua simbologia ma se non c’è una massa di persone che preme sui governi e fa cambiare le leggi, non si fa nulla”.

Ma oggi stiamo davvero assistendo alla morte delle ideologie? Si dice già da tempo che la linea di demarcazione che una volta contribuiva a sancire nettamente la divisione tra ciò che era di destra e ciò che era di sinistra attualmente abbia perso legittimità d’esistenza. Sono i movimenti popolari, quelli nati dal basso, originatisi tra la gente e cresciuti cavalcando l’onda del disprezzo verso quei canali istituzionali sempre più inesistenti o carenti dal punto di vista operativo, che paiono ora prendere il posto delle vecchie, tradizionali ideologie. Anche con attinenza alla questione delle donne sono sempre gli stessi a tentare di tenere alta la voce. “I movimenti dal basso ci provano, ma non sono la stessa cosa. -ha affermato Maraini- Per quanto riguarda le donne ‘Se non ora quando’ è stato un movimento dal basso, che però mi pare abbia perso un po’ do forza. Dal basso viene anche il Cinquestelle, ma insisto: ci vogliono progetti condivisi per il futuro, idee chiare di tipo strutturale e rifondativo“, ha concluso la scrittrice. Ma forse nemmeno le ideologie servirebbero concretamente a placare quell’ondata di terrore ‘anti-femminile’ che, imperterrita, continua a segnare la cronaca italiana.

E gli esempi in questo senso non mancano. Basti pensare a quello che infelicemente le maggiori testate nazionali hanno ribattezzato come il “dramma d’amore” che si è svolto in nottata a Cagli, grosso centro dell’entroterra pesarese, con protagonista un muratore di 23 anni, Saimon Lucchetti. Sarebbe infatti il giovane, l’autore di un tentato omicidio-suicidio a danno della rispettiva ex fidanzata, la studentessa 18enne Andrea Toccaceli. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, pare che il 23enne, dopo aver atteso la ex sotto casa, abbia innescato una violentissima discussione. Il muratore le avrebbe poi sferrato un potente pugno facendole perdere conoscenza. La 18enne, così insanguinata e agonizzante, è stata caricata nell’auto, trasportata fino al viadotto di Fossombrone e quindi gettata da un dirupo di quindici metri. Il 23enne muratore, inizialmente rifugiatosi presso una stazione di servizio, ha poi deciso di tornare nel medesimo punto da dove aveva buttato il corpo dell’ex fidanzata, gettandosi anch’egli nel vuoto. La ragazza resta al momento in prognosi riservata a seguito di un delicatissimo intervento chirurgico all’ospedale regionale di Ancona. Il muratore è invece in condizioni migliori, essendosi procurato ferite guaribili in una sessantina di giorni.”E’ tutta colpa mia”, avrebbe ammesso l’uomo ai primi soccorritori. Gli investigatori hanno appurato come la relazione tra i due, durata circa un anno e terminata lo scorso ottobre, era stata chiusa dalla stessa studentessa contro il parere di Lucchetti.

Un sentimento di rabbia, quello provato dal 23enne, un’incapacità alla rassegnazione che lo ha poi portato ad un comportamento inaudito che gli stessi carabinieri hanno configurato come ”furia di livello elevato”. Il ragazzo in serata è stato fermato e arrestato, ora dovrà rispondere di tentato omicidio e sequestro di persona. Per il momento rimane in ospedale, piantonato dai carabinieri. Sempre originario di Pesaro è un altro oscuro protagonista della recente cronaca nostrana, alias  Luca Varani, avvocato di 35 anni. L’uomo, infatti, è attualmente in stato di fermo per concorso in lesioni volontarie gravissime a danno della collega di Lucia Annibali. Al centro di una vicenda che fa letteralmente rabbrividire, il legale sarebbe responsabile di aver mandato un uomo incappucciato a gettare dell’acido in faccia alla compagna di lavoro, con la quale aveva precedentemente intrattenuto una fugace relazione sentimentale, poi troncata. L’avvocatessa rischia ora di perdere la vista. Nonostante Varani, ieri sera alle 21:35, momento in cui la Annibali veniva aggredita e sfigurata in casa da un ignoto con il volto coperto, fosse impegnato in una partita di calcio di terza categoria, su parere degli investigatori, coordinati dalla procura di Pesaro, rimarrebbe il solo ed inequivocabile mandante dell’aggressione.

L’indagato si dichiara innocente. L’avvocatessa per prima, però aveva fin dai primi soccorsi avanzato il suo nome. Anche in questo caso una storia finita per esclusivo volere della donna al centro del contenzioso. Dalle prime ricerche sembra infatti che Varani avesse tentato di tutto per riallacciare il rapporto e che avesse persino subito delle denunce da parte della collega per molestie e tentata introduzione presso l’abitazione della ex, dopo che la stessa aveva fatto sostituire preventivamente la serratura. Ora, come da manuale, l’appartamento in cui risiede l’avvocatessa è stato posto sotto sequestro. Tra i rilievi, figurano in particolare quelli sulla porta d’ingresso, per constatare se siano presenti o meno tangibili segni di effrazione. Ovviamente, sono sotto al mirino dei detective guidati dal tenente colonnello Antonio Sommese, anche il ‘giustiziere’ incappucciato e il presunto secondo uomo d’appoggio. Le indagini sono quelle da strada, alla vecchia maniera, congiuntamente al susseguo dei moderni, indispensabili, accertamenti tecnici. L’accusa formalizzata inizialmente potrebbe essere dunque appesantita: da concorso in lesioni gravissime a concorso in lesioni permanenti. Sulla vicenda è intervenuta il ministro del Welfare, Elsa Fornero. “Ogni atto di violenza contro le donne da chiunque ed ovunque sia commesso è un crimine che impedisce il godimento dei diritti e delle libertà fondamentali dell’intera collettività: a tutti noi spetta il compito di intervenire”.

E “riflettere sull’arretratezza culturale di un certo mondo maschile che ancora ha una visione arcaica basata sul possesso in nessun modo più accettabile“. Pare dunque non essere più sufficiente l’appiglio alle ideologie di condanna nei confronti della brutalità e dei maltrattamenti ai danni delle donne, occorre altresì imparare a costruire dal basso, entro le mura domestiche e dentro le aule di scuola, una cultura di rispetto che sia paritaria e trasversale. Tra uomo e donna non esiste possesso. La pretesa di possedere, l’impossibilità di rescindere un legame come se si fosse stipulato un contratto, sono comportamenti che neanche lontanamente possono venire confusi con un sentimento di amore. L’amore non pretende, l’amore dà e riceve, e nel caso non si sia più in grado di dare, l’amore è ciò che rende capaci di fare un passo indietro tenendo alta la bandiera del  rispetto e della dignità.

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