Procede con evidente rilento la procedura di emersione degli immigrati dal lavoro nero varata dal Governo nel corso del 2012. Mercoledì scorso è stata la volta della riunione tenutasi al ministero per la Cooperazione internazionale e l’integrazione. Il dicastero, con alla testa Andrea Riccardi, ha mosso notevoli pressioni affinché si concretasse l’operazione, poi effettivamente svolta congiuntamente ai ministeri dell’Interno e del Lavoro. “Abbiamo fatto notare che su 37mila domande concluse, ben un terzo è stata rigettata” ha recriminato il segretario confederale della Uil, Guglielmo Roy. A distanza di sei mesi il bilancio corrente rimane scarno e alquanto deludente. Il cosiddetto “ravvedimento operoso” dei datori di lavoro responsabili di aver assunto in nero un immigrato è stato, infatti, avviato già a partire dal mese di luglio scorso tramite il decreto legislativo n. 109.

Nel periodo intercorrente tra il 15 settembre e il 15 ottobre scorsi, attraverso quella che si è definita “finestra di emersione”, alle famiglie ed alle imprese è stata concessa la possibilità di avanzare la richiesta di regolarizzazione dell’immigrato lavoratore tramite la concessione, a termine di procedura, di un permesso di soggiorno causa motivi di lavoro. I dati illustrati nel corso della riunione tenutasi mercoledì dal ministero dell’Interno, aggiornati al 9 aprile, parlano di 134.747 domande avanzate. Tra queste, 82.190 hanno già avuto elaborazione e i casi positivi, ossia quelli che hanno già ottenuto la firma del contratto di soggiorno e la richiesta di permesso, sono stati 23.255; altri 10.817 sono stati “convocati”; e infine si riporta che 9.746 sono i casi ancora in “fase di richiesta di integrazione documentale”.

Ma la cifra che fa più impressione, tra l’atro pare destinata a salire, è quella che attesta le domande rigettate: 13.471. “Tra le difficoltà che hanno caratterizzato la regolarizzazione – ha commentato la Uil- ricordiamo gli altri costi da pagare (mille euro all’Inps, più sei mesi di contributi arretrati e più le tasse), la prova documentale di essere stati presenti in Italia fin da prima del 31 dicembre2011, l’alto reddito da dimostrare per chi faceva la richiesta e il rischio di espulsione per l’immigrato nel caso la procedura non si fosse conclusa positivamente”.

Viene poi evidenziato, su segnalazione del sindaco, come “da un’analisi dei dati dello stesso Viminale si è appurato inoltre che il 90% dei rigetti sia dovuto all’impossibilità per il migrante irregolare di esibire la prova documentale di essere stato presente in Italia prima del 31 dicembre 2011. Non irregolarità -ha proseguito la Uil- dal punto di vista documentale o assenza del posto di lavoro, ma solo una norma restrittiva imposta nella procedura”. Si aggiunge, non priva di toni polemici, la dichiarazione del ministro Riccardi, il quale ha affermato di aver registrato “un numero di rigetto delle domande di emersione di gran lunga superiore alle precedenti esperienze, attraverso interpretazioni normative molto restrittive, contrarie –ha ribadito Riccardi- alla lettera ed allo spirito del ravvedimento operoso, che è stato studiato per far uscire datori di lavoro e lavoratori extracomunitari dalle sacche del lavoro nero”.

Sempre su parere del ministro sarebbe intervenuta, da parte dell’amministrazione pubblica, “una rigidità eccessiva nei confronti degli stranieri, che tra l’altro stanno lasciando l’Italia per via della crisi”. Riccardi ha ribadito di non avere alcun interesse ad ingrossare le fila  dell’irregolarità nel nostro Paese, prevedendo altresì aggiuntive contrazioni che vanno direttamente a toccare “anche il gettito dei contributi previdenziali e le entrate fiscali”. “Non vogliamo neppure –ha concluso il ministro- non assecondare la domanda delle famiglie per l’assistenza domestica di bambini ed anziani”.

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