Non se ne parla più ma succedeva solo qualche giorno fa, ve la ricordate la situazione di Cipro con il governo orientato al prelievo forzoso sui conti corrente? Bene potrebbe essere qualcosa che può riguardare gli italiani da molto vicino, anzi le loro tasche e alleggerirle in maniera inaspettata viste le rassicurazioni che erano state fornite in merito. La situazione italiana è molto diversa da quella cipriota ma il rimedio adottato, il prelievo forzoso potrebbe essere il medesimo, almeno questo è quanto ventilato dall’Agenzia delle Entrate.

Stipendi e pensioni, infatti, possono essere a rischio, Equitalia ha la facoltà di effettuare il pignoramento a saldo, ossia su tutto il conto corrente. In assenza di una norma che fornisca la possibilità alle banche di scorporare dal conto corrente lo stipendio o la pensione dalle altre voci, tutto il contenuto è passibile di pignoramento in maniera indiscriminata.

A conferma di quanta ipotesi, come detto, sono  state le dichiarazioni di Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, durante le audizioni parlamentari in merito al decreto pagamenti, tenutesi ieri di fronte alla Commissione speciale per l’esame di atti del governo della camera e la Commissione speciale per l’esame di disegni di legge del senato ecco perché il direttore dell’Agenzia ha palesato la necessità di “stabilire una regola”.

In sede di audizione, dunque, il direttore sconfessa quanto dichiarato il 10 aprile scorso da Equitalia; quest’ultima, infatti, aveva dichiarato non aveva la possibilità di “conoscere a priori quello che viene depositato sul conto corrente, però adotta gli eventuali correttivi del caso, in presenza di una richiesta da parte del contribuenti che comprovi che sul conto corrente confluisca la pensione, lo stipendio o un’altra indennità”.

Un orientamento in questo senso da  parte dell’Agenzia delle entrate viene giustificato da Befera stesso, mediante la presenza di una lacuna normativa. L’assenza di una norma esplicita, che consenta agli istituti bancari di scorporare ciò che affluisce nei conti correnti, fa si che Equitalia debba mettere le mani sull’intero saldo e non solo sul quantum dello stipendio o della pensione.

In sede di audizione poi è stata trattata la questione della compensazione dei crediti commerciali con i debiti fiscali, ossia possibilità di impiegare i debiti delle pubbliche amministrazioni per compensare le somme dovute in base agli istituti definitori della pretesa tributaria e deflattivi del contenzioso tributario. Ad oggi, nell’ambito dei rimborsi d’imposta, il limite fissato per la compensazione tra crediti e debiti fiscali è di 516 mila euro.

A tal proposito, il direttore delle Entrate ha chiarito che una volta verificato il credito mediante piattaforma telematica messa a disposizione dall’Agenzia nell’evenienza in cui gli enti debitori, come le Regioni e gli enti locali, non versino all’Agenzia l’importo del credito certificato, usato in compensazione, le somme saranno recuperate a carico dell’ente stesso tramite trattenuta dal proprio gettito tributario.

In questo caso particolare poi sarà l’Agenzia a dover trasmettere l’importo dei crediti non reperiti a carico degli enti al ministero dell’interno e dell’economia e delle finanze, di modo che i ministeri stessi siano in grado di trattenere tali somme dai trasferimenti dovuti dallo Stato agli enti stessi a qualsiasi titolo.

Concludendo il suo intervento Befera ha poi messo in evidenza che ” l’attuale crisi di liquidità in molti casi ha impedito la definizione della pretesa tributaria derivante dall’attività di accertamento. In questa ottica il nuovo meccanismo della compensazione, potrà contribuire ad accrescere il ricorso definitorio della pretesa tributaria, anche se ad oggi è difficile quantificarne l’entità”. Ha poi aggiunto che nell’esercizio 2012, circa 234 mila contribuenti hanno impiegato gli istituti dell’adesione e dell’acquiescenza per stabilire circa 265 mila accertamenti emessi ai fini delle imposte dirette, dell‘Iva e dell’Irap.

 

 


4 COMMENTI

  1. E’ successo a me. mi hanno pignorato tutto dopo il fallimento anche la pensione di mia moglie e rimasta in posta. 800 euro vitali per me. Prima li prendevo in contanti, ma a dicembre superando con la tredicesima i mille euro, ho dovuto aprire il libretto postale.

    Non avevo soldi per pagare l’avvocato per l’opposizione.

    Ero disperato, mi ha aiutato un amico a pagare l’avvocato, altrimenti cosa dovevo fare.

    Non sempre un indebitato e un delinquente, ma purtroppo veniamo trattati da delinquenti.

  2. E DA DUE ANNI CHE PONGO QUESTO PROBLEMA SULLA TRACCIABILITA’.

    PERCHE’ NON INVITANO I DIRETTORI DI POSTE E BANCHE A AVERE L’OBBLIGO DI CHIAMARE IL MALCAPITATO A CUI PIGNORANO IL CONTO E VERIFICARE LA PARTE CHE NON DEVE ESSERE TOCCATA, CIOE’ LA PENSIONE.

  3. Comprate Bitcoin, quelli non ve li possono sequestrate. A Cipro e in Russia stanno convertendo buona parte dei loro risparmi in questa valuta globale elettronica che non dipende dalle banche, ma da internet.

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