Il 7 aprile sono stai resi noti dal ministero del Lavoro dati disastrosi sull’occupazione in Italia, nella fattispecie in un anno ci sono stati qualcosa come un milione di licenziamenti. Il ministro del Lavoro ha voluto spiegare i motivi allontanando ogni responsabilità ed individuando nella crisi economica il responsabile negativo della situazione attuale “il perdurare della crisi economica non ha consentito alla recente riforma del mercato del lavoro di produrre rapidamente gli effetti previsti, in particolare con riferimento alla auspicata diminuzione del tasso di disoccupazione”. E aggiunge “La modifica degli aspetti normativi dei rapporti di lavoro è purtroppo avvenuta senza il supporto delle risorse economiche necessarie sia per rilanciare i nuovi percorsi di inserimento lavorativo, primo fra tutti l’apprendistato, sia per incidere sull’elevato costo del lavoro”.

Il ministero ha poi dichiarato che, in particolare nel quarto trimestre dello scorso anno, su 329.259 licenziamenti, sono stati registrati 257.555 licenziamenti per giustificato motivo oggettivo (+ 14,8% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente).”L’aumento di questo tipo di licenziamenti riguarda tutti i trimestri del 2012, anche quelli precedenti all’entrata in vigore della Legge 92 , dunque – ha concluso la Fornero -, è logico pensare che l’effetto predominante sia legato alla fase negativa del ciclo economico che ha visto molti datori di lavoro obbligati a ridurre la forza lavoro che, in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo riesce a usufruire degli ammortizzatori sociali”.

I dati del Sistema informativo delle comunicazioni obbligatorie, che rivelano per il 2012 oltre un milione di licenziamenti, “sono riferiti ai rapporti di lavoro e non ai singoli lavoratori”, chiarisce ancora il ministero ricordando che “pertanto, un lavoratore che, in uno stesso trimestre venisse assunto e licenziato più di una volta (tipologia non infrequente in lavori di tipo stagionale) viene corrispondentemente registrato più di una volta dal sistema”.

I dati sui licenziamenti diffusi la settimana scorsa “non distinguono tra imprese con più o meno di 15 dipendenti, e pertanto non consentono inferenze su possibili nessi di causa-effetto tra il nuovo articolo 18, (con particolare riferimento ai licenziamenti individuali per oggettivo motivo economico per le imprese con più di 15 dipendenti) né consentono di cogliere le conseguenze di crisi aziendali non transitorie che sfociano in procedure di cassa integrazione straordinaria”, ha precisato ancora la nota emessa dal ministero del Lavoro. 

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