Avvocati uniti contro i parametri illustrati dal Consiglio nazionale forense nel primo decreto. Le associazioni fanno quadrato contro le tabelle del Cnf a seguito del decreto 140/2012 sui compensi professionali.

Gli attori di questa protesta generalizzata sono Oua, Aiga e altri sodalizi molto rappresentativi nell’universo dell’avvocatura che chiedono di intervenire al più presto sulla bozza di decreto che andrebbe ad attuare l’articolo 13 della riforma forense approvata lo scorso dicembre in Senato.

Gli organismi di rappresentanza forense hanno alzato le barricate anche  sul tema di quei parametri ritenuti illegittimi, per i quali, comunque, mancano ancora le specifiche rivolte proprio agli avvocati.

In particolare, l’Organismo Unitario dell’Avvocatura denuncia quella che sarebbe “la vera emergenza economica degli avvocati” e a questo proposito chiede a gran voce “un intervento immediato sui parametri attualmente in vigore,  fortemente penalizzanti, soprattutto in considerazione della fortissima crisi che attanaglia l’intera società italiana e la professione forense in modo particolare, come certificato dall’ulteriore rilevante decrescita del reddito medio, certificata dalla Cassa di Previdenza Forense”.

Per questa ragione, l’organizzazione difende i contenuti del decreto correttivo, il quale “appare  fortemente migliorativo rispetto al D.M.  140/2012 ed in grado di aumentare significativamente le liquidazioni giudiziali”, benché abbia accolto solo parzialmente i rilievi mossi, in particolare sulle quote più basse. Quindi, a parere dell’Oua è necessario riconoscere le spese forfettarie, e introdurre l’obbligatorietà per il giudice di seguire le specifiche contenute nelle tabelle stesse.

La richiesta ufficiale dell’Oua è quella di “ottenere una nuova convocazione del tavolo ministeriale,  in cui invitare il Ministro a provvedere senza ulteriori indugi all’approvazione del decreto correttivo”, sul quale anche lo stesso Consiglio nazionale forense è invitato a esprimersi favorevolmente.

Da parte sua, l’Aiga, invece, chiede che “il completamento dei nuovi parametri avvenga in tempi estremamente rapidi”. Occhi puntati, quindi, sull’articolo 3 del decreto incriminato, si chiede che il criterio di durata dell’incarico venga rimpiazzato dall’attività realizzata”.

Da ultimo, anche il Consiglio dell’Unione triveneta degli avvocati chiede che si  riconoscano i rimborsi per le cosiddette spese generali, con previsione “almeno del 50% della fase in cui viene esercitata una revoca dell’incarico”.

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