Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, una lega politico-culturale per i diritti e le garanzie nel sistema penale, riserva toni negativi in merito alla decisione dello Stato Italiano di impugnare la sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo che, l’8 gennaio scorso, ha condannato l’Italia per trattamento inumano e degradante di sette detenuti. “Un escamotage da azzeccagarbugli”, utile solo a “dilatare il tempo a disposizione”, commenta Gonnella. Il ricorso, inoltrato dalla Presidenza del Consiglio, è stato depositato ieri sera. Che al centro della questione ci siano proprio i tempi disponibili, è stato avvalorato anche da Giovanni Tamburino, capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap).

La sentenza di Strasburgo sarebbe diventata definitiva dopo tre mesi e dava all’Italia un anno di tempo per adeguarsi -dichiara il presidente del Dap- un termine che ora decorrerà da quando si pronuncerà la Grande Chambre e qualora la pronuncia confermi la condanna”. La disposizione “lascia stupefatta” persino l’Unione camere penali (Ucpi), la quale sottolinea appunto in una nota come sia stato “lo stesso Stato, a partire dal Presidente della Repubblica, per passare dal Ministro della Giustizia e finire al capo dell’Amministrazione Penitenziaria, che nel corso di questi mesi ha più volte riconosciuto che quella sentenza non faceva altro che fotografare una realtà”. “Bisogna lavorare in due direzioni -prosegue Tamburino, dirigente del Dap- : aumento dei posti e calo della popolazione carceraria.

Con riferimento specifico a quest’ultimo fronte, negli ultimi tre anni si è annotata una stabilizzazione della situazione complessiva, passando “dai 69.155 detenuti del novembre 2010 ai 65.701 di fine 2012, con un lento regresso dovuto alle misure che hanno favorito misure alternative e detenzione domiciliare”. Il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha inoltre aggiunto come non siano soltanto le sentenze della Corte di Strasburgo ad imporre nuove soluzioni, ma anche il principio inviolabile della tutela della “dignità della persona” rimanda all’esigenza di una deferenza ferrea ed irremovibile. Quanto all’aumento dei posti, “il piano carceri ha avuto un’accelerazione e consentirà 11.573 nuovi posti”, tuttavia lamenta Tamburini lavori appaltati non significa consegna dei lavori”, causando spesso “ritardi inaccettabili».

Patrizio Gonnella conferma lo stato d’emergenza: “ Sarebbe stato meglio rimboccarsi le maniche e lavorare da subito per far rientrare le carceri nella legalità con tanti detenuti quanti sono i posti regolamentari”. L’analogo suggerimento prospettato proprio da una delle tre normative nate su iniziativa popolare in tema di giustizia e diritti nelle carceri, mediante la quale, in un’unica giornata, quella appunto di mercoledì, sono state raccolte le firme di oltre di 10.000 persone. Nell’arco dello stesso giorno persino il Quirinale è tornato a soffermarsi sull’insostenibilità della condizione carceraria italiana, avanzando l’auspicio che richiama la celere attivazione di “un sistema di gestione della pena più conforme ai principi costituzionali”.

 

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1 COMMENTO

  1. dicono tante belle cose… io sono 7 mesi che presento istanza per poter andare a lavorare, e continuano a dirmi di no… ormai mi mancano 8 mesi e ancora non ho il permesso per poter andare a lavorare… Ditemi come posso sopravvivere senza lavoro

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