MoVimento 5 Stelle e centrosinistra scaldano i loro favoriti. A una settimana dal via al voto per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, gli sposi di un matrimonio mai consumato, quello dell’abortito governo Bersani, sanno di avere i numeri per eleggere, insieme, il successore di Giorgio Napolitano.

Perché questo succeda, però, bisognerà trovare una figura che risponda ai canoni ritenuti essenziali da ciascuna delle due formazioni politiche, sulla quale possano convergere i profili ritenuti da Grillo e Bersani come ideali a ricoprire la massima carica dello Stato. La sensazione, stavolta, è che un accordo lo si possa trovare, a differenza della mancata fiducia al segretario dem.

Partiamo dalla rosa di nomi del Partito democratico, che filtra attraverso canali ufficiosi ma ormai pare definitiva, quantomeno per i primi scrutini dove, come noto, saranno necessari i due terzi dei voti i quali assai difficilmente potrebbero essere raggiunti. Bersani e i suoi, che si sono ben guardati dall’azzardare nomi all’incontro di ieri con Berlusconi, potrebbero puntare inizialmente su Giuseppe De Rita, presidente – nonché fondatore – del Censis e affermato sociologo, ancora vergine in politica, però, nonostante gli 80 anni ben portati.

Dunque, tra le riserve per i democratici figurerebbe Emma Bonino, un candidato che incontrerebbe il placet della sfera berlusconiana, ma forse non della compagine moderata del centrosinistra così come dei montiani. Il MoVimento 5 Stelle, su di lei, potrebbe infine optare per una votazione, ma al momento la radicale non rientra nell’olimpo grillino.

Corsa in salita per Massimo D’Alema, che sicuramente vanta dei fan nell’area Pd e, come noto, in quella Pdl – lo stesso Berlusconi ha confermato a più riprese di apprezzare l’ex premier – ma da questo orecchio i grillini proprio non ci sentono, D’Alema potrebbe passare solo grazie ai voti congiunti di centrodestra e centrosinistra, al momento di ardua prospettiva. Oltretutto, proprio nelle ultime ore il nome di D’Alema sarebbe uscito nell’inchiesta Serravalle che coinvolge l’ex presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, il quale, però, avrebbe già seccamente smentito.

Infine, la carrellata Pd si conclude con l’evergreen Romano Prodi, primo presidente del partito poi “emigrato” all’estero per incarichi internazionali, e ora rientrato in corsa per ambire al Quirinale. Su di lui, si sono già sprecati fiumi di inchiostro: la novità più interessante è la non stroncatura del suo nome da parte di Grillo, che in un post recente sul blog lo ha dipinto come colui che “cancellerebbe Berlusconi dalle carte geografiche”.

Così, Pd e MoVimento 5 Stelle potrebbero infine convergere sulla figura del Professore emiliano, sul quale lo stesso Grillo si sarebbe confidato come uno con cui “si può parlare”. Sul nome di Prodi, infine, anche Scelta civica potrebbe convergere, ma un endorsement completo fino al Pdl pare quasi impossibile, visti i trascorsi elettorali tra Berlusconi e lo stesso Prodi nel 1996 e nel 2006.

Passando all’area grillina, non è un mistero che i personaggi preferiti per il Colle siano Stefano Rodotà, giurista 80enne, ex Garante privacy e molto attento alle nuove tecnologie, o Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte costituzionale che, però, pochi mesi fa è entrato in rotta di collisione proprio con Napolitano per la questione delle intercettazioni stralciate e al conflitto di attribuzione con la Procura di Palermo.

Insomma, le carta in tavola al momento paiono suggerire che Pd e MoVimento 5 Stelle, se dovessero accordarsi, lo farebbero nel nome di Romano Prodi. Ma la storia delle votazioni al Quirinale è da sempre imprevedibile e può bastare qualsiasi evento a estrarre dal cilindro un outsider capace di battere i concorrenti senza aver attirato su di sè troppa attenzione nei giorni precedenti.


2 COMMENTI

  1. caro peppe, sappiamo e conosciamo bene la tua onesta’, purtroppo devi accettare dei compromessi ,prova con bersani perche con berlusconi affoghiamo tutti nella m…………………

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