Il decreto approvato ieri dopo un lungo e conflittuale Consiglio dei ministri prevede che i Comuni e le Provincie con maggiore liquidità disponibile, che sono in attesa del decreto del ministero dell’Economia che allenti il patto di stabilità interno, potranno procedere ad estinguere una parte dei propri debiti. Il decreto, di fatto, sblocca 40 miliardi di euro nei prossimi due anni (20 l’anno) per saldare almeno parzialmente i debiti certi liquidi ed esigibili maturati al 31 dicembre 2012 provenienti da fatture o da altra richiesta di pagamento vantati dalle imprese e dagli altri fornitori nei confronti della pubblica amministrazione.

I pagamenti di questi debiti verranno esclusi dal patto di stabilità per un importo di 5 miliardi di euro per gli enti locali, di 1,4 miliardi per le Regioni e 500 milioni per le amministrazioni centrali.
Viene, inoltre, determinata la creazione di un Fondo unico per garantire la liquidità per i pagamenti dei debiti con una dotazione complessiva di 26 miliardi di euro ripartita in tre sezioni dedicate e comunicanti tra loro, per il pagamento dei debiti rispettivamente degli enti locali, delle Regioni e delle Provincie autonome per debiti diversi da quelli sanitari e sempre delle Regioni ma per debiti sanitari.

Perché i Comuni e le Province possano beneficiare dei 5 miliardi di euro con i quali viene allentato il patto di stabilità devono comunicare, entro il 30 aprile 2013, alla Ragioneria dello Stato gli spazi finanziari di cui hanno necessità per sostenere i pagamenti. Successivamente, con decreto da emanare entro il 15 maggio 2013, il ministero dell’Economia individuerà l’ammontare degli importi dei pagamenti che ogni ente potrà escludere dal patto di stabilità. Ciascun Comune o Provincia può procedere al pagamento immediato di questi debiti maturati sino al 31 dicembre 2012 nei limiti del 13% delle disponibilità liquide presenti in tesoreria al 31 marzo 2013 e comunque non oltre il 50% degli spazi finanziari che intendono richiedere.

La Cassa depositi e prestiti diventa l’unico mezzo attraverso il quale il Tesoro anticiperà la liquidità agli enti locali che non possono far fronte ai pagamenti. Gli enti locali che non saranno in grado di saldare i debiti maturati al 31 dicembre 2012 potranno chiedere alla Cassa depositi e prestiti, secondo le modalità fissate in un addendum, le anticipazioni di liquidità necessarie che poi dovranno restituire secondo un piano di rate costanti che potrà protrarsi non oltre i 30 anni.

Sono previste sanzioni pecuniarie per  gli enti locali che senza giustificato motivo, non abbiano fatto richiesta delle risorse per pagare le passività o non abbiano proceduto, entro l’esercizio finanziario 2013, ad erogare pagamenti per almeno il 90% degli spazi concessi. Queste infrazioni devono essere rilevate dalle sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei conti che le deve accertare, su segnalazione del Dipartimento della ragioneria generale dello Stato; le stesse sezioni quindi irrogano una sanzione pecuniaria pari a due mensilità del trattamento retributivo al netto degli oneri fiscali e previdenziali, per i responsabili dei servizi interessati.

Le Regioni e le Province autonome, che non hanno la disponibilità liquida per adempiere ai pagamenti dei debiti maturati sempre al 31 dicembre 2012 (diversi da quelli finanziari e sanitari) possono avvalersi di finanziamenti a valere sulla sezione del Fondo di riferimento. A tale scopo, entro il 30 aprile faranno richiesta al ministero dell’Economia delle risorse necessarie per i pagamenti e dovranno ricevere entro il 15 maggio le relative ripartizioni.

L’erogazione delle somme è vincolata alla sottoscrizione con il ministero dell’Economia di un contratto con che regolerà le modalità di erogazione e restituzione di queste somme nonché alla presentazione di un piano di pagamento dei debiti per i quali è stata richiesta l’anticipazione di liquidità.

In favore sempre delle Regioni viene prevista un’anticipazione di liquidità  di 14 miliardi di euro, che servono a saldare i debiti sanitari cumulati al 31 dicembre 2012 di cui 5 miliardi saranno distribuiti entro il 15 maggio 2013 alle Regioni sulla base di determinati dati ancorati proprio al volume del ritardo dei pagamenti dei debiti sanitari.

Per ottenere queste erogazioni le Regioni dovranno rispettare specifiche condizioni come assicurare le coperture per la restituzione allo Stato, presentare un piano dei pagamenti di questi debiti allegando anche l’elenco dei fornitori che saranno pagati e i rispettivi importi e sottoscrivere un contratto che prevede le modalità di erogazione di queste somme e la successiva restituzione da effettuare entro un periodo non superiore ai 30 anni. Anche in questa circostanza, ottenuta l’erogazione, la Regione dovrà adoperarsi immediatamente per estinguere i debiti indicati nel piano di pagamento.

Nell’ambito delle modalità di pagamento va data priorità ai crediti non oggetto di cessione pro soluto (cessioni in cui il cedente non deve rispondere dell’eventuale inadempienza del debitore) e secondo il criterio dell’anzianità del credito. Il decreto, il cui testo è stato pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale, stabilisce che le amministrazioni dovranno pubblicare i piani di pagamento sui propri siti internet e che per queste procedure non ci sarà bisogno della richiesta di certificazione da parte delle imprese creditrici, ma sarà responsabilità diretta dell’amministrazione individuare i soggetti creditori e gli importi da pagare.

E’ stata introdotta la clausola di impignorabilità delle somme anticipate dal Fondo, per garantire che le somme necessarie per estinguere i debiti commerciali della Pa maturati al 31 dicembre 2012 non siano distratte e per assicurare il completamento del processo di liquidazione di tutti i debiti commerciali ante 2012 non ancora estinti, tutte le amministrazioni sono chiamate entro il 15 settembre 2013 alla ricognizione completa dei debiti commerciali scaduti o in scadenza accumulati ancora pendenti e a produrre, senza adempimenti o oneri per le imprese, l’elenco certificato di tutti i debiti ancora da onorare.

Il decreto stabilisce la semplificazione e la detassazione delle cessioni dei crediti con la conseguenza che i contratti di cessione dei crediti vantati per somministrazione, forniture ed appalti, che prima scontavano per ogni cessione l’imposta di registro in misura fissa pari ad euro 168,00 oltre ad una marca da bollo per euro 14,62, divengono esenti da imposte e tasse.

Altra novità fondamentale è l’allargamento della possibilità di compensare crediti e debiti con la Pa. La possibilità già esistente di compensare crediti commerciali certificati con debiti fiscali iscritti a ruolo viene allargata a debiti fiscali conseguenti ad atti di deflazione del contenzioso tributario (ad esempio, le somme dovute a seguito di accertamento con adesione) nonché ai debiti fiscali derivanti da definizione agevolata delle sanzioni o da acquiescenza all’atto dell’amministrazione finanziaria.

In questa circostanza il credito vantato dall’impresa deve essere certificato con le modalità indicate nella legge 2/2009 e la compensazione deve essere trasmessa dall’agenzia delle Entrate alla piattaforma elettronica che gestirà il rilascio di dette certificazioni. Viene inoltre elevata, a decorrere dal 2014, da 500 mila euro a 700 mila euro la soglia di compensazione orizzontale prevista dall’articolo 34, comma 1, legge 388/2000 a seguito della quale è possibile procedere alla compensazione tra crediti e debiti d’imposta e previdenziali.

Va poi ricordato infine che per le regioni resta difficile ottenere gli anticipi del Mef in quanto servono leggi regionali di copertura, visto che il Dl risulta depotenziato dallo stop ai mutui nei territori in deficit.

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