Il processo sul delitto di Avetrana prosegue dinanzi alla Corte d’Assise di Taranto. Il caso, di clamorosa risonanza mediatica, ha a che fare con il primo pronunciamento di sentenza per l’omicidio avvenuto il 26 agosto 2010 nel comune in provincia di Taranto a danno della quindicenne Sarah Scazzi. Il presidente del tribunale Antonio Morelli  ha rigettato la richiesta di astensione da parte del presidente della Corte di Assise Rina Trunfio e del giudice a latere Fulvia Misserini, responsabili secondo la difesa di aver palesato, durante un colloquio tenutosi fuori dall’aula in una delle pause d’udienza, un’opinione sulle imputate già parzialmente delineata, in grado dunque di condizionare la futura decisione in camera di consiglio.

Il dialogo fra i giudici togati, captato dal fuorionda di un’emittente televisiva locale, non ha altro senso che quello di “un semplice scambio di opinioni -ha giustificato Morelli- mere considerazioni in termini interrogativi circa le possibili strategie difensive in sede di discussione finale“. Si è trattato secondo il presidente del Tribunale di Taranto di una rapida battuta da cui non suole emergere alcun convincimento allusivo e precostituente la posizione processuale delle due imputate Sabrina Misseri, cugina della defunta, e Cosima Serrano, la zia. L’iter processuale è proseguito con le arringhe difensive. A seguito della lettura dell’ordinanza del presidente del tribunale da parte del giudice Trunfio, in aula ha preso la parola il difensore di Sabrina Misseri, l’avvocato Franco Coppi.

In merito alla richiesta di astensione, Coppi ha precisato che “non era un appiglio, un’ancora di salvezza, come ha detto qualcuno offendendo non solo il sottoscritto ma anche la toga. Potevamo ricorrere ad altre iniziative, invece ci siamo rimessi alla coscienza dei giudici. -conclude il legale- Cercavamo una risposta che ci tranquillizzasse sulla serenità di giudizio del collegio, ci bastava anche quella dei giudici della corte. E’ arrivata quella autorevole del presidente del tribunale e questo ci soddisfa. La nostra iniziativa non aveva secondi fini”. Il chiarimento pronunciato dal professore ha anticipato l’illustrazione della tesi difensiva nei confronti della rispettiva assistita, Sabrina Misseri, accusata, in concorso con la madre Cosima, di sequestro di persona, omicidio e soppressione di cadavere.

La convinzione dell’avvocato Franco Coppi è quella che convalida l’innocenza di entrambe le imputate, “Sabrina e Cosima non centrano, Sarah è stata uccisa solo da Michele Misseri dopo un rifiuto sessuale”. Secondo gli inquirenti, però Michele Misseri, zio della vittima, rimarrebbe esclusivamente incriminabile per il reato di soppressione di cadavere, avendo congiuntamente al fratello Carmine ed al nipote Cosimo Cosma nascosto il corpo di Sarah nel pozzo, luogo appunto del ritrovamento. Misseri rischia ora nove anni di carcere. L’uomo ha già avanzato la minaccia che, in caso di condanna della figlia e della moglie, non esiterà a togliersi la vita. L’ennesimo gesto provocatorio arriva dopo svariati stravolgimenti penali, coinvolgenti anche i medesimi uffici legali preposti al processo.

I penalisti tarantini Emilia Velletri e Vito Russo, facenti parte del collegio difensivo insieme al legale Coppi, si sono infatti visti costretti a rinunciare al mandato, ai sensi dell’art. 5 del Codice Deontologico Forense, perchè indagati nell’analogo procedimento della rispettiva assistita per soppressione di documenti, intralcio alla giustizia e favoreggiamento personale. Medesima sorte è toccata all’avvocato difensore di Michele Misseri, indotto anch’egli alla rimessa del mandato a seguito dell’avvio di indagini sul proprio conto nello stesso procedimento dell’indagato. Il caso rimane tutt’altro che estraneo a ribaltamenti processuali inaspettati: Michele Misseri dopo dichiarazioni contrastanti, ritrattazioni e rivelamenti contradditori torna oggi a far valere in aula la totale estraneità ai fatti della figlia Sabrina e della moglie Cosima, desistendo invece la propria, presunta, condizione di innocenza e confermando la rispettiva, unica colpevolezza per l’omicidio della nipote quindicenne.

L’unica evidenza assodata, per il momento, resta il fatto che gli interrogativi rimasti insoluti siano ancora tanti, certamente troppi. Oggi, lunedì 8 aprile, il pronunciamento della prima sentenza a carico dei tre imputati dovrebbe mettere il primo, risolutivo, punto ad una vicenda tanto drammatica quanto “probatoriamente” confusa. Nient’altro che l’ennesimo, eccessivo, caso all’interno di una lunga lista di vicende analoghe, che più che dentro le aule del tribunale sembra volersi svolgere in piazza, con il supporto delle dietrologie mediatiche e della faciloneria del giudizio profano. Il delitto di Avetrana sembra infatti rispecchiare appieno la disastrata malagiustizia italiana che non di rado funziona a rilento, e ancora più spesso procede male. Dietro a processi come quello citato, che sembrano perpetuare in eterno senza approdare a proficue conclusioni, si celano indagini strascicate, perizie approssimative, sentenze parziali e abborracciate: tutti elementi, questi, che non fanno altro che concorrere al rallentamento processuale, non riuscendo al contrario a sostenere la spinta, in questi casi essenziale, del raziocinio e dell’analisi criminalistico-scientifica.

Si spera che, oggi, con la prima sentenza si conduca dunque verso uno spiraglio di luce, soprattutto nel rispetto della madre della ragazza uccisa già oramai due anni e sette mesi fa. Concetta, madre di Sarah, torna infatti a ribadire la sua convinzione: “È stato il processo delle menzogne“. Per questo motivo la donna rivela di sperare che “la Corte chiarisca come e perché è stato ucciso il mio angelo, nonostante le tante menzogne dette in questi mesi da mia nipote Sabrina, da mia sorella, da mio cognato Michele Misseri e dagli amici di Sarah“. Parole dure quelle pronunciate da un madre straziata dal dolore di una perdita immane che nessuna sentenza riuscirà comunque a colmare.

Si aggiunge in allegato pdf l’approfondimento dettagliato dell’intera vicenda processuale.


3 COMMENTI

  1. SPROPORZIONE TRA REATO E PENA.

    Non voglio ripetere quanto ho già osservato. esemplifico:
    Ho una nipote e la strangolo: mi dànno l’ergastolo; ho due nipoti e le getto nel pozzo: mi dànno l’ergastolo; ammazzo 10 nipoti miei e d’altri: mi dànno
    l’ergastolo; faccio un genocidio di nipoti: mi dànno l’ergastolo. Tutto sommato, ergastolo per ergastolo, mi conviene ammazzare tutti i nipoti del mondo.

    Il criterio di proporzione tra reato e pena, insegnatoci dall’Illuminismo giuridico, sta andando da tempo a farsi friggere.

  2. Nulla vi è da aspettarsi da questo primo grado processuale, alla cui base vi sono indagini svolte malissimo, unilateralmente e con grossolana faziosità. Vi sarà quasi certamente una condanna di madre e figlia, ancorché non vi sia un minimo e serio elemento di prova contro di esse. L’atteggiamento di tutto il Tribunale, in sede inquirente e giudicante, ha dimostrato pieno spirito corporativo e violenze gravissime contro ogni procedura e diritto difensivo. Nel merito, gli avvocati delle due donne Misseri hanno sbagliato, perché puntare sulla colpevolezza di Michele Misseri significa comunque, in un modo nell’altro, coinvolgere moglie e figlia, anche perché egli è il solo che testimonia l’arrivo di Sarah Scazzi in quella casa, che non è certo vasta come una reggia, e a quell’ora. Nessun altro testimone lo fa, mancano tracce del delitto, manca un testimone oculare del fatto che non sia l’inattendibile Misseri in otto versioni diverse. Sorvoliamo sul sogno forzosamente fatto passare per realtà. Insomma, uno dei processi più indecenti che la storia processuale ricordi in tempi post-illuministici. per trovare qualcosa di analogo, torture, roghi e squartamenti a parte, occorre risalire al Seicento ai processi contro untori, eretici e streghe, tanto per intenderci. Credo che solo in Appello e alla Corte di Cassazione si potrà far luce sull’assurdità di tutte le storie fin qui propinate alla pubblica opinione.

  3. speriamo che i giudici non si lasciano prendere in giro da questi tre personaggi che a mio modesto avviso li avrei buttati in cella e le chiavi disperse in alto mare

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here