Oggi, venerdì 5 aprile, è attesa la sentenza della Corte di Cassazione sul delitto di Chiara Poggi a carico dell’ex fidanzato Alberto Stasi. La Suprema Corte deciderà infatti se riaprire o chiudere definitivamente il caso sull’omicidio della 26enne, uccisa nella propria abitazione di Garlasco, comune in provincia di Pavia, la mattina del 13 agosto del 2007. Una sentenza attesa con trepidazione da Stasi, l’unico e solo  imputato per l’uccisione.

L’ex studente bocconiano si è sempre dichiarato innocente. Fu proprio lui, all’epoca dei fatti 24enne, a trovare il cadavere della vittima, assassinata con un’arma, non reperita, che le inflisse più colpi alla testa fracassandole il cranio e cagionandone il decesso. Per questo motivo, fu sempre lo stesso Stasi a finire nella lista dei sospettati quale primo ed esclusivo indagato. Dopo essere stato arrestato e scarcerato, processato e assolto in primo e in secondo grado, oggi arriva dunque l’atteso pronunciamento conclusivo da parte dei giudici della Corte Suprema.

Alberto Stasi, che attualmente rivela di aver chiuso tutti i ponti con Garlasco, si è trasferito a Milano dove lavora come commercialista in uno studio, continuando a sostenere la propria totale estraneità ai fatti: “Ho la coscienza a posto”, ha ribadito alla stampa. Se per l’avvocato difensore Angelo Giarda il ragazzo ”è innocente e il verdetto dei giudici in primo e secondo grado gli ha dato ragione”, la madre di Chiara, Rita Poggi, ripone le speranze nella resa di giustizia.

Come per quanto accaduto a Perugia, nel caso Meredith Kercher, dove ad una condanna è seguita un’assoluzione e poi ancora un annullamento, anche il processo di Garlasco, essendo indiziario, potrebbe facilmente rivelare ribaltamenti. “Può succedere che venga assolto, lo so” commenta la signora Poggi, “Però so anche che i genitori non si arrendono. Mai”. I punti che la parte civile chiede di approfondire sono specificatamente tre: l’esame su un capello castano corto (con il bulbo) trovato nella mano della vittima, che contrariamente la difesa sostiene essere stato vicino al corpo, mai esaminato prima con il test del Dna mitocondriale che risulta in grado di risalire all’identità di chi lo ha perduto.

Si aggiunge poi la questione dell’oramai nota bicicletta nera da donna vista dinanzi la villa dei Poggi la mattina dell’omicidio. La famiglia Stasi ne possiede una mai sequestrata. Infine, rimane da appurare il test sulla superficie ricostruita in laboratorio della casa di Chiara, tramite il quale si è potuto stabilire se Alberto potesse o meno sporcarsi le scarpe nel ritrovamento del cadavere, all’epoca dei fatti ricoperto di sangue. La richiesta in questo caso è di rifare l’esame, con la porta delle scale chiusa e la riproduzione precisa dei gradini.

Iter processuali di questo calibro rimandano alla più tradizionale dottrina investigativa, secondo cui se non si risolvono nelle prime ore mediante una visione globale, non si riescono più a risolvere. La cronaca nera italiana, anche la più recente (si rammentano gli omicidi di Sarah Scazzi e Yara Gambirasio) è infelicemente contrassegnata da un lungo elenco di delitti senza risposta. Per non parlare poi dei tanti, troppi imputati che sono stati risarciti per aver scontato il carcere in nome di reati mai compiuti. Per maggiori informazioni, viene allegata in seguito una presentazione dettagliata di tutti i risvolti investigativi del caso Stasi, scaricabile nel formato pdf.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


SCRIVI UN COMMENTO

Scrivi il tuo commento!
Inserisci il tuo nome