Sinistra, Ecologia e Libertà ha consegnato oggi alla Camera una proposta di legge per introdurre il reato di tortura nel codice penale. Lo scritto, a firma di Nichi Vendola, Gennaro Migliore e altri esponenti del partito alleato del Pd, arriva a pochi giorni dalle polemiche seguite per la manifestazione dei sindacati di polizia nei pressi dell’ufficio dove lavora la madre di Federico Aldrovandi.

Si tratta, dicono i promotori dell’iniziativa di “colmare una lacuna normativa particolarmente grave del  nostro ordinamento”, più volte annunciata ma mai approvata in via definitiva dal Parlamento.

L’urgenza di istituire il reato di tortura deriva dall’assoluto bisogno di “chiarire con  nettezza i limiti dell’esercizio della forza e dell’esercizio dei pubblici poteri rispetto ad esigenze investigative o di polizia”, come sostenuto da molteplici associazioni attive nell’ambito dei diritti umani, che hanno posto in evidenza come per 25 anni l’ordinamento italiano abbia eluso questo obbligo nei confronti della comunità internazionale.

Era il 1984, infatti, quando l’Assemblea generale dell’Onu diceva sì alla Convenzione contro la tortura o altre pene o trattamenti crudeli, disumani e degradanti. Quattro anni dopo, l’Italia ratificava l’atto, nel quale è esplicitato l’obbligo di inserire nel Codice penale dei singoli Paesi il reato di tortura.

In sede di ratifica, non venne avvertita l’esigenza di trasporre in immediato l’istituto penale della tortura e, a distanza di un quarto di secolo, i fatti dimostrano la scarsa lungimiranza dei legislatori: “Nel tempo è invece emersa l’esigenza di rivedere quella scelta, considerato che la legislazione vigente non sembra punire in maniera adeguata tutte le condotte riconducibili alla nozione di tortura”.

La proposta è comprensiva di 3 articoli, di cui il primo volto a introdurre l’art. 608-bis nel Codice penale, con la seguente formula: “Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che infligge ad una persona, con qualsiasi atto, lesioni o sofferenze, fisiche o mentali,  al fine di ottenere segnatamente da essa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che essa o una terza persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, di intimorirla o di far pressione su di lei o su di una  terza persona, o per qualsiasi altro motivo fondato su ragioni di discriminazione, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La pena è aumentata se ne deriva una  lesione personale. È raddoppiata se ne deriva la morte. Alla stessa pena soggiace il  pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che istiga altri alla commissione  del fatto, o che si sottrae volontariamente all’impedimento del fatto, o che vi acconsente tacitamente”.

Quindi, viene specificato come lo Stato italiano non potrà in alcun modo assicurare protezione a cittadini stranieri accusati di tortura nei propri Paesi. Per costoro, viene richiesto il procedimento di estradizione.

In chiusura, all’articolo 3 della proposta di Sel, si apre a un fondo per le vittime dei reati di tortura, prevedendo il risarcimento agli eredi della vittima in caso di morte. Il fondo sarà coordinato dalla Commissione per la riabilitazione delle vittime della tortura.

Vai al testo della proposta di Sinistra, Ecologia e Libertà per introdurre il reato di tortura nel Codice penale


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