Matteo Renzi ha mantenuto al sua parola: come promesso nella campagna per le primerie del centrosinistra, che lo hanno visto sconfitto da Pier Luigi Bersani, il sindaco di Firenze ha pubblicato online l’elenco dei finanziatori della sua fondazione Big Bang. Non si tratta solo di un atto di trasparenza, com’è ovvio, ma anche di una scelta di natura politica: il primo cittadino gigliato, infatti, non è nuovo a sostenere la battaglia contro il finanziamento pubblico ai partiti.

Dunque, la pubblicazione dei benefattori alla causa di Renzi costituisce anche un distinguo pesante nei confronti di quell’apparato di partito che in passato lo ha fortemente osteggiato e, con lui, ha fatto le barricate contro qualsiasi innovazione sul sostentamento delle macchine politiche.

Ora, così, si scopre che Matteo Renzi ha ricevuto, per sostenere la sua fallita corsa alla premiership ben 814mila euro, che potrebbero crescere di altri 30mila, stando a quanto riferisce Il Fatto quotidiano.

Le personalità nella lista dei supporters finanziari di Renzi sono di provenienza diversificata. Per lo più facce note, non appartengono però all’industria nostrana di primissima fascia, ma sono manager e imprenditori tutt’altro che estranei alla scena pubblica, sulla quale sono già a apparsi in passato a titolo personale o come sostenitori economici di altri leader.

E’ il caso, ad esempio, di Chicco Testa, già deputato Pci ed ex presidente del Forum Nucleare Italiano, che ha contributo alla battaglia di Renzi con 10mila euro. Il record per le offerte all’ex rottamatore, però, appartiene da una parte al finanziaere del fondo Algebirs Davide Serra e Anna Barassi, dall’altra, a Guido Ghisolfi e Ivana Tanzi: entrambe le coppie, marito e moglie, hanno versato al sindaco toscano 100mila euro. 

Proprio Serra, nelle settimane precedenti le primarie del centrosinistra, causò qualche grattacapo a Renzi, che si vide catapultato in una polemica per fondi sospetti, trovandosi la sede del fondo Algebris domiciliata alle Isole Cayman.

Non mancano le ombre, che si addensano sulla figura di Alfredo Romeo (60mila euro), habituè del finanziamento ai partiti, già arrestato nel 2009 e condannato per corruzione in primo grado.

In ambito Fiat, troviamo l’ex presidente Paolo Fresco che, assieme alla moglie, Marie Edmèe Jacquelin ha donato a Renzi 50mila euro, mentre l’ex presidente della Juventus post Calciopoli, ora consigliere Ior e presidente delal Fondazione San paolo, Franzo Grande Stevens, si è tolto di tasca 20mila euro, prima di essere condannato per aggiotaggio informativo lo scorso febbraio.

Quindi, anche la Karat Srl si è scucita 25mila euro dal proprio capitale per sostenere la candidatura di Renzi: a guidare l’impresa sono i fratelli Bassilichi, dati per certi nelal lista ancor prima della pubblicazione per via dell’amicizia di lungo corso con il sindaco.

L’elenco poi si compone via via di donazioni inferiori di svariata entità, da 20mila a 1000 euro, che vanno a completare il plafond denunciato dal primo cittadino sul sito della Fondazione Big Bang A QUESTO INDIRIZZO L’ELENCO COMPLETO.

Secondo quanto riporta Il Fatto, però, all’elenco non sono stati inseriti alcuni micro finanziatori che avrebbero versato l’obolo a Renzi nella famosa cena organizzata proprio da Davide Serra con scopi di fundraising alla causa del giovane rottamatore. Un evento, che, però, non avrebbe portato grandi frutti, se è vero che le donazioni singole non avrebbero superato i 5000 euro.

Del resto, soltanto il 72% degli investitori ha autorizzato la divulgazione del nome: gli imprenditori, se propensi al finanziamento, preferiscono farlo lontano dai riflettori. La privacy, nella finanza, è ancora irrinunciabile, anche se questa si presta al servizio della politica.


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