E’ stato un fine settimana cruciale per Cipro; infatti nella notte tra domenica e lunedì i 17 paesi dell’eurozona hanno raggiunto un accordo e pianificato il salvataggio della piccola isola che comporterà una radicale ristrutturazione del settore finanziario. La volontà comune è quella di scongiurare il collasso delle banche cipriote e soprattutto la messa in pratica della minaccia della Bce che non più tardi di qualche giorno fa aveva prospettato il blocco delle iniezioni straordinarie di liquidità in caso di mancata intesa.

Secondo le prime indiscrezioni, la Laiki Bank (nota anche con il nome di Popular Bank of Cyprus) sarà chiusa. Gli obbligazionisti privilegiati ne assumeranno le perdite, i depositanti con conti superiori ai 100 mila euro sono stati penalizzati anch’essi. Il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem si è detto “convinto” che il nuovo accordo sia decisamente meglio del precedente visto che le perdite più ingenti “saranno concentrate là dove sono i problemi, nelle grandi banche”.

Cipro, insieme agli altri 16 paesi dell’eurozona, dieci giorni fa era riuscita a trovare un accordo che stabiliva la tassazione dei depositi con la finalità di raccogliere 5,8 miliardi di euro, da unire a 10 miliardi di euro di prestiti internazionali. Questa scelta, tuttavia, è stata criticata dall’opinione pubblica nell’isola, e il parlamento cipriota non ci ha messo molto a propendere per la bocciatura del provvedimento. L’obiettivo della nuova strategia, che nella pratica abbandona la tassa sui conti correnti, è di diminuire la taglia del sistema creditizio, oltre che di riscuotere il contributo cipriota di 5,8 miliardi.

Secondo Dijsselbloem il nuovo piano non avrà bisogno dell’ok del parlamento cipriota che nei giorni scorsi ha approvato una nuova legge sulle risoluzioni bancarie. Il sistema bancario di Cipro, un paese di 860mila persone, è pari a otto volte il prodotto interno lordo. L’intesa raggiunta nelle notte arriva a ridosso della riapertura delle banche, stabilita – salvo possibili cambiamenti – per martedì. Per il timore di una corsa agli sportelli il governo ha adottato misure contro la fuga di capitali.

L’accordo, complicato da stringere anche per i presunti legami tra il presidente cipriota Nicos Anastasiades e l’industria bancaria del suo paese, fissa che la prima tranche dei 10 miliardi di prestiti possa giungere a maggio. Cipro è il quinto paese della zona euro ad avere bisogno dell’aiuto europeo, dopo l’Irlanda, il Portogallo, la Grecia e la Spagna. Il direttore del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde ha dichiarato che le trattative sono state “laboriose“, ma hanno portato a “un buon risultato”.

L’intesa è un compromesso tra esigenze diametrali fra loro, da una parte, l’Eurogruppo e l’Fmi hanno voluto ridurre fortemente il settore finanziario cipriota ed evitare un eccessivo aumento del debito per via dei nuovi prestiti al piccolo paese mediterraneo. Dall’altra, l’establishment cipriota ha provato a scongiurare provvedimenti troppo impopolari presso l’opinione pubblica, cercando di proteggere per quanto possibile i vantaggi offerti dal sistema creditizio, che in questi anni ha attirato, su tutti, molti russi. 


SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here