Con l’incarico di governo ormai nelle mani di Pier Luigi Bersani, si attende la squadra che il segretario Pd proporrà agli altri partiti al fine di ottenere la fiducia al Senato. Ma cosa accadrebbe qualora il leader Pd non dovesse farcela?

Se è vero, infatti, che un governo monocolore politico non potrà nascere, pena la condanna delle controparti in Parlamento, il leader del centrosinistra si prepara a sudare sette camicie per mettere insieme un team di alto profilo che incontri il massimo consenso possibile nelle Aule.

Ecco perché, stavolta, non ci saranno spartizioni o “occupazioni militari” dei banchi del governo da parte di uno o due partiti: come rilevato da Napolitano, i numeri troppo scarsi al Senato impongono a Bersani di completare un puzzle difficilissimo in un lasso di tempo davvero breve. Un’imprsa ai limiti dell’impossibile: già lunedì o martedì, infatti, il premier incaricato potrebbe risalire al Colle per riferire l’esito dei colloqui con gli altri partiti.

Logicamente, tutto dipenderà non soltanto dagli obiettivi che il governo vorrà prefiggersi – e in questo senso Bersani ha richiamato a un “approccio istituzionale, nell’interesse di tutti” – ma anche dei volti con cui l’esecutivo intenderà presentarsi alle forze politiche e all’opinione pubblica.

A questo proposito, è Marco Damilano sull’Espresso ad avanzare una rosa di possibili candidati nel qual caso il tentativo di Bersani dovesse finire a vuoto. Si scopre così che, alla stregua della doppia infilata Grasso-Boldrini con l’elezione dei presidenti delle Camere, che hanno riscosso un gradimento più vasto della coalizione di rappresentanza, come emerso con il voto di alcuni esponenti del MoVimento 5 Stelle per l’ex procuratore Antimafia, potrebbe giungere l’ora degli insospettabili.

Seguendo la lezione di sabato scorso, dunque, Napolitano potrebbe convocare una serie di personaggi, fino alle elezioni, del tutto fuorigioco per la guida del governo. Ne è un esempio Fabrizio Barca, attualmente alla guida della Coesione territoriale, ma molto quotato anche per il futuro in casa Pd – si parla di lui come possibile sfidante di Renzi – e che, visti i suoi trascorsi tra Pci, Banca d’Italia, Mit di Boston e ministero Tremonti, pare avere le credenziali idonee a raccogliere un consenso ampio. 

Altro indiziato è Stefano Rodotà, che si annuncia come uno dei protagonisti della prossima stagione politica: ministro, presidente del Consiglio o addirittura al Quirinale, il suo nome è ormai uno dei leit-motiv nella traversata post elettorale. Una scelta, quella di Rodotà presidente del Consiglio, che potrebbe non risultare sgradita ai grillini, viste le battaglie condotte dall’ex Garante privacy in nome della libertà del web e, da non dimenticare, per il referendum sull’acqua pubblica.

Tra i papabili per la successione a Bersani, in caso di fallimento, figura anche Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente Anci. Renziano, nove figli, cattolico, il primo cittadino reggiano è indubbiamente uno dei personaggi più in vista in queste settimane, con la grande mobilitazione dei sindaci degli ultimi giorni per lo sblocco del Patto di stabilità che incatena i Comuni.

Alcune delle ipotesi per il dopo Bersani, sono già sul tavolo. Naturalmente, la decisione spetterà al Presidente della Repubblica che, non è escluso, potrebbe avere qualche asso nella manica per garantire infine un governo degno di questo nome all’Italia.

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