Fanno ufficialmente ingresso i test d’ammissione, in alcuni casi preludenti un vero e proprio numero chiuso, nelle scuole medie. Alcuni licei, istituti linguistici, tecnici e convitti hanno, infatti, previsto lo svolgimento di diverse prove a cavallo tra i mesi di gennaio e febbraio 2013. Sono stati fissati esami scritti di matematica, italiano, inglese e tedesco, integrati a test di logica e musica opportunamente calibrati per chi sta attualmente frequentando la terza media e, con evidente anticipo, ha già manifestato la scelta della scuola superiore.  Presidi e rettori degli istituti secondari di secondo grado potranno in tal modo valutare gli esiti delle valutazioni ammissive in vista di una selezione che sia maggiormente meritocratica ed effettivamente basata su meriti e conoscenze acquisite durante gli studi inferiori. La previsione di un test “in età dell’obbligo” costituisce un’aggiuntiva conformazione del vaglio scolastico che rischia di diventare, però pericolosa per l’intera struttura reggente la scuola pubblica italiana.

Il più recente annuncio in ordine di tempo è giunto dall’Istituto tecnico, e liceo delle scienze applicate, Fermi di MantovaCristina Bonaglia, preside della struttura, a fronte del cospicuo incremento delle iscrizioni on-line, ha informato: “Siamo oltre i trenta alunni per ognuna delle nostre sei prime, troppi. Faremo come all’università: prova d’ammissione e numero chiuso. Useremo il criterio della meritocrazia, come ha già deciso il consiglio d’istituto. Invito i genitori a non allarmarsi“. Tramite circolare, la dirigente del provveditorato provinciale ha richiesto alle famiglie “in eccedenza” di accogliere il trasferimento del figlio/a verso l’istituto segnalato come preferenza secondaria. A Mantova, anche nel pari grado istituto Belfiore le domande d’iscrizione continuano a crescere, mentre il numero complessivo delle aule disponibili rimane statico. L’estensione del test alle scuole superiori, al pari dell’ambito universitario, muove da urgenze conservative: poche classi a fronte di un numero troppo elevato di alunni. Parimenti l’esame d’ammissione rischia però di diventare un fattore discriminante per una categoria di alunni già fortemente destabilizzabile proprio perchè nel pieno della fase evolutiva.

Precorritore della manovra è il liceo europeo Altiero Spinelli di Torino, il quale prospetta già dal 2007 l’ipotesi dei test. La struttura ha persino allargato l’accertamento selezionante alle scuole medie: in quinta elementare, infatti, per chi desidera far parte delle future classi-Spinelli, si prevede la sottoposizione al test. “Il test setaccio non ci piace per niente, ma dobbiamo farlo. Da anni chiediamo più spazio alla Provincia, condividiamo il palazzo con altre due scuole. L’ultima risposta è stata una circolare: non abbiamo la possibilità di dare a voi né ad altri nuove aule”, cita con rammarico Carola Garosci, preside del liceo torinese. “Con cinque classi e trecento richieste dovremmo stipare sessanta ragazzi per classe e allora abbiamo optato per le prove annunciate sei mesi prima dell’iscrizione -prosegue la dirigente– Chi non passa, e quest’anno sono stati centosettanta, farà in tempo a provare altrove. I test si basano sulle competenze dei ragazzi, da noi contano le lingue straniere. Altre scuole, raggiunto il quorum degli studenti ospitabili, lasciano a casa tutti gli altri a primavera inoltrata. Noi, almeno, diamo un criterio e una logica alla nostra selezione“.

La prova di ingresso non contribuisce a stilare la sola graduatoria per l’ammissione, viceversa, da come si legge nell’offerta formativa della scuola, “fornisce uno strumento per la formazione delle classi“: sarebbe dunque questo il canale in cui trova posto la logica del merito in età adolescenziale. Anche il convitto Umberto I, rimanendo nel capoluogo piemontese, ha pianificato il test d’ingresso per il mese di gennaio, allo scopo di “motivare maggiormente i futuri alunni del liceo“. La griglia di correzione accorderà la valutazione, come previsto testualmente dal sito, della capacità di conformarsi alle consegne, delle abilità di concentrazione, della celerità, della conoscenza linguistica italiana e inglese, delle competenze logico-matematiche, dell’idoneità organizzativa e gestionale del lavoro. Con esclusione dei disabili, i primi giorni per gli adolescenti di quattordici anni selezionati dovrebbero sottostare al compito di “sdrammatizzare il passaggio dalla scuola media alla scuola superiore, così allentando la tensione“. Anche il convitto nazionale di Roma, Vittorio Emanuele II, passa al setaccio dei test. Il cinese risulta una della lingue da studiare tra le materie in previsione e dunque in tal caso le attitudini, a maggior ragione, sembrano più che necessarie. Così come si rivelano necessarie le predisposizioni inerenti l’ingresso ad un liceo musicale, l’unico per il quale l’ipotesi del test  è prevista e disciplinata da normativa nazionale. Tali escamotages paiono essere precisamente integrati per meglio consentire l’accorpamento, presso istituti con indirizzi altamente specifici, e l’uniformità di  intelligenze che risultino tutte convergenti.

Il direttore generale del ministero dell’Istruzione, Carmela Palumbo, si pronuncia nel merito: “I test d’accesso per scremare sono discutibili, ma per ora limitati. Nelle circolari diffuse abbiamo chiesto ai consigli d’istituto di non selezionare sotto il profilo meritocratico, in una scuola e in una classe ci devono essere tutti i livelli di conoscenza“. Alcune scuole, a titolo esemplificativo si rammenta il liceo classico D’Azeglio di Torino, decidono di affidare l’accesso in aula degli alunni a misure di estrazione casuale (tramite comune sorteggio). Altre invece, come il liceo Virgilio di Roma, sezione internazionale, usufruiscono dei voti trasmessi dalle scuole medie. Gianna Fracassi, segretaria nazionale della Cgil scuola, di contro recrimina all’anticipazione dei vagli meritocratici nelle scuole inferiori di costituire un insulto per gli stessi studenti: “Siamo pronti a denunciare le scuole che allestiscono test d’ingresso per le prime superiori. Siamo in piena scuola dell’obbligo e ogni criterio meritocratico, qui, è solo un danno per gli alunni“.

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