E’ trascorso oltre un anno dall’avvio dell’iter per la salvaguardia dei lavoratori esodati e per i primi 65 mila le procedure non si sono ancora concluse. I tempi di attesa si prospettano ‘infiniti’,  anche se già si preannuncia la prospettiva di un paracadute per gli eventuali esclusi. Per coloro i quali infatti non troveranno posto nel primo contingente, previo requisito necessario, sarà prevista l’automatica immissione nel secondo, quello comprensivo di 55 mila, le cui riprove hanno ufficialmente avuto inizio un paio di mesi fa.

Ad aggravare la precarietà situazionale s’insinua il fattore che vede gli stessi diretti interessati non essere venuti ancora a conoscenza del numero esatto degli esclusi. L’operazione dell’Inps, includente il primo gruppo, doveva già essere chiusa a settembre; oggi, con oltre cinque mesi di ritardo rispetto alle aspettative, e a più di un anno di distanza dal varo della riforma, l’intero procedimento risulta ancora incompleto.

C’è chi spera che per il secondo gruppo le tempistiche riescano a snellirsi, tuttavia le premesse  delineate fino ad oggi sembrano non lasciare ampio spazio a fiduciose attese. Basti soltanto pensare che tra la stesura della normativa 135/2012, quella che ne ha fissato i requisiti, alla pubblicazione del decreto ministeriale di attuazione sono passati quasi sei mesi. La celerità, dunque, con la quale il Governo ha perfezionato la riforma, non sembra essere stata sufficiente per attivare altrettanta efficienza nella concretizzazione della tutela prevista per i lavoratori coinvolti.

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