La Grecia non ha ancora superato la propria crisi economica che ne è scoppiata un’altra, quella di Cipro; la piccola isola del Mediterraneo, infatti, è soggetta ad un pacchetto di aiuti per consentire il salvataggio del proprio settore bancario, prossimo al collasso, che si basa su una misura drastica, il prelievo forzoso sui conti correnti. Le autorità hanno dichiarato che per raggiungere i 10 miliardi di euro di aiuti europei saranno costrette ad imporre una tassa su tutti i depositi bancari. 

Chiaramente questo provvedimento ha fatto diffondere il panico che ha superato i confini nazionali propagandosi in tutta Europa, o meglio in quegli stati più vicini alla situazione cipriota dal punto di vista dell’integrità economica. Dunque questo diventa un precedente pericoloso perché non viene seguito il percorso di salvataggio già intrapreso nei casi di Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna ma si impone una tassazione sui depositi bancari che rompe un vero e proprio tabù; mettere le mani direttamente nelle tasche dei cittadini per salvare le banche, un paradosso praticamente.

Questo piano, che per essere approvato richiede il consenso di ciascun Parlamento dei singoli stati dell’area euro, intaccherebbe tutti i correntisti e i risparmi di cui si è fatta una stima che il 50% è detenuto da stranieri; infatti russi ed inglesi soprattutto ha individuato nell’isola una sorta di paradiso fiscale, visto il regime fiscale agevolato, e vi hanno portato cospicui capitali.

I cittadini italiani, però, possono stare tranquilli visto che non sussistono le condizioni perché si crei una situazione del genere nel nostro paese. La realtà cipriota è piccola ma soprattutto molto differente da quella nostrana, l’isola di Nicosia ha una esposizione eccezionale; infatti gli asset delle banche sono enormi rispetto all’economia del paese, basti pensare che corrispondono a 7 volte il Pil. In Italia, invece, i depositi bancari attivi sono solamente 2,7 volte il Pil, inoltre Cipro rappresenta solo lo 0,2% del Pil dell’intera zona euro.

Gli istituti di credito italiani – rassicura l’Abi, l’associazione bancaria italiana – hanno una posizione di grande solidità“. Ha poi aggiunto Giuseppe Vegas, presidente della Consobnon c’è nessun pericolo, nessuna preoccupazione di contagio“, inoltre secondo la Banca dei regolamenti internazionali (Bri), le banche italiane sono esposte verso Cipro per meno di un miliardo di euro. Dunque questi elementi dovrebbero rasserenare i cittadini italiani, soprattutto a quelli che hanno un deposito bancario fino a 100 mila euro, vale a dire la copertura prevista dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd).

Questo organismo non assicura solo i conti correnti, ma anche i depositi (anche vincolanti), gli assegni circolari e i certificati di deposito nominativi. Rimangono estromesse dalla tutela le obbligazioni, le azioni, i titoli di Stato e i pronti contro termine perché si tratta di investimenti e non di depositi.

Una conseguenza però potrebbe verificarsi, è possibile infatti che si possa inasprire ulteriormente il credit crunch, ossia la chiusura dei rubinetti del credito ai clienti, cosa che, tra l’altro, succede da un anno, così come se ne sono resi conto tutti coloro che aspirano ad accendere un mutuo. La crisi dei debiti sovrani ha indotto le banche a non concedere prestiti o – riscontrando difficoltà a rifinanziarsi, a recuperare liquidità – quando permettono l’accesso al credito pretendono un guadagno maggiore.

In questo modo, qualora il salvataggio di Cipro dovesse contagiare i mercati, la conseguenza immediata sarà la crescita dello spread (il differenziale tra i titoli di stato decennali tra Italia e Germani) che farà aumentare anche l’altro spread, ossia il guadagno che le banche derivano dai mutui con il possibile aggravio sul costo di nuovi mutui e prestiti.


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