E’ tutto pronto per l’inizio della nuova legislatura. Domani, alle 10:30 si apriranno le porte dell’aula di Montecitorio ai nuovi deputati, mentre, mezzora dopo, accadrà lo stesso in Senato.

Dunque, a quasi tre settimane di distanza dalle elezioni politiche, dalle parole si passa finalmente ai fatti: non ci saranno più soltanto dichiarazioni e inviti al dialogo, ma l’operare quotidiano di un Parlamento che finalmente si insedia a scandire il ritmo della vita politica.

Come d’abitudine, i primi atti della nuova legislatura sono le elezioni di due presidenti di Camera e Senato: un passaggio tanto obbligato quanto spinoso, in questa occasione specifica. Mentre alla Camera dei deputati, infatti, il centrosinistra può godere di una maggioranza solida in virtù del premio di maggioranza incamerato, al Senato tutti i giochi sono aperti: la partita è talmente incerta che potrebbe trascinare anche la stessa votazione di Montecitorio.

Per aprire la strada a future intese in vista della formazione di un governo supportato da una maggioranza tra i due rami del Parlamento, infatti, le forze politiche potrebbero accordarsi e concedere almeno una, se non entrambe, le presidenze all’opposizione, o, sarebbe meglio dire, alle opposizioni.

Così, nelle ultime ore pare indebolita la candidatura del democratico Dario Franceschini, dato per certo presidente della Camera in caso il centrosinistra fosse riuscito a mettere a segno l’en plein elettorale. Circostanza che, però, non è avvenuta e, così, hano preso piede altre ipotesi, in particolare in orbita MoVimento 5 Stelle.

A quanto emerge dagli ultimi rumors, infatti, il Pd sarebbe disposto a lasciare lo scranno più alto di Montecitorio a un grillino, votando in maniera compatta il candidato che verrà reso noto a breve dallo stesso Beppe Grillo. A lanciare la proposta della presidenza, era stata la stessa capogruppo dei 5 Stelle alla Camera, Roberta Lombardi, che aveva ricordato come la carica spettasse di diritto al primo partito del Paese. In aggiunta, la stessa Lombardi e il suo omologo di palazzo Madama, Vito Crimi, hanno ribadito che da parte del partito di Grillo non ci sarà nessuna apertura per altre candidature: “Voteremo solo i nostri”, hanno assicurato in coro i due capigruppo.

Negli ultimi giorni, per la presidenza della Camera, tra gli esponenti grillini “papabili” sono circolati i nomi di Roberto Fico, 38enne già candidato alla presidenza della Campania come a sindaco di Napoli, e di Laura Castelli, piemontese e apertamente no-Tav. 

Diversa la situazione in Senato, dove i numeri non consentono ad alcuno schieramento di assicurare elezione certa al proprio “cavallo”. Per forza di cose, allora, una convergenza tra Pd e 5 Stelle, tra Pd e Pdl, o, ipotesi ai limiti dell’impossibile, tra 5 Stelle e Pdl, dovrà essere trovata. Senza dimenticare la sparuta rappresentanza della Scelta civica di Mario Monti, che ha numeri risicati ma probabilmente decisivi in un quadro convulso come quello dell’attuale palazzo Madama.

Qui, però, a spuntarla potrebbe essere Anna Finocchiaro, già capogruppo Pd nella scorsa legislatura: una mossa che potrebbe anche rivelarsi “cautelativa” nel caso in cui il tentativo di Pier Luigi Bersani non andasse a buon fine: il presidente del Senato, infatti, è normalmente incaricato dal presidente della Repubblica di formare un esecutivo per evitare gli scioglimenti delle Camere in caso di crisi di governo.

Difficile, ma non ancora tramontata, un’elezione di Mario Monti, leader dello schieramento di centro e senatore a vita, mentre il MoVimento 5 Stelle presenterà, anche qui, un proprio nome: possibile che la scelta ricada su Paola Taverna, di precedente professione impiegata, 43enne eletta in Lazio. 

Leggi come verrà svolta l’elezione dei presidenti di Camera e Senato

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