C’era una volta l’amore fra i banchi di scuola, quello di  “quella sua maglietta fina” e tutte le dediche possibili ed immaginabili che fra adolescenti ci si fa durante le superiori; i bigliettini, le scritte nei bagni, le lunghe attese nei corridoi o fuori dalla scuola; praticamente secoli fa anche se in realtà non è così ma l’avvento dei social network ha cambiato tutto, soprattutto questa dimensione dell’amore adolescenziale e del corteggiarsi fra i banchi di scuola.

Oggi ci si tagga, ci si posta in bacheca, ci si piace; tutto con un tasto, anzi, con un click, quello del mouse. Chiaramente le scuole e le università non potevano ignorare questo fenomeno ed è questo che ha spinto numerosi istituti e atenei italiani a realizzare pagine “spotted”, ossia pagine pubbliche nelle quali è possibile contattare compagni di scuola, di corso, lasciare messaggi e dire ciò che si pensa. Il pericolo è chiaro sin da subito, cadere nella volgarità, nella maleducazione e nell’offesa che poi però può avere seguiti spiacevoli nella vita reale.

Già in due casi, infatti, le pagine “spotted” sono state bloccate dalle autorità scolastiche per il cattivo uso che ne è stato fatto, addirittura all’istituto tecnico Cossa di Pavia la preside si è rivolta alla polizia postale e invece il rettore dell‘Università dell’Insubria ha diffidato gli studenti dall’usare il logo dell’ateneo e nel caso degli alunni dell’istituto “Battisti” di Salò si è arrivati a dover minacciare sanzione per riportare la situazione al decoro e all’ordine.

Compagni e professori vengono citati con le iniziali o con descrizioni finalizzate a designare in modo inequivocabile qualcuno, questo perché l’interessa che muove queste pagine è il gossip, è la logica del “wanted”; colpi di fulmine, pettegolezzi, sfottò, insulti la fanno da padrone in questi spazi pubblici. La gestione, anzi la moderazione, della pagina è affidata ad un moderatore che però non sempre riesce a controllare il flusso di informazioni immesse e la loro bontà anche se l’intento è quello di essere la pagine più vista senza attirarsi addosso l’ira di professori e dirigenti.

Il fenomeno ha avuto origine nel 2010 in Gran Bretagna, dove ha fatto toccare un  vero e proprio boom di iscritti, successivamente è arrivato in Italia dove la prima pagina spotted l’ha fatta registrare La Sapienza di Roma che in meno di due mesi ha raggiunto i 12 mila amici ma è stata superata in fretta da quella del Politecnico di Milano che ne ha già registrati 17 mila.

La verità è che l’utilità che questa pagine hanno è legata soprattutto al ritrovamento di oggetti smarriti e allo scambio di informazioni e materiale didattico, ma rappresentano anche un punto di aggregazione negativa che spesso da il là a ripercussioni nella vita reale con risse e atti vandalici, dunque non resta che affidarsi al buonsenso anche se la nostalgia per un certo tipo di amore in stile “tempo delle mele” è innegabile, almeno per chi, la scuola, l’ha finita da un po’.

 


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