Riforma forense, come annunciato la messa in atto si rivela non meno problematica dell’approvazione. A distanza di tre mesi dal sì definitivo del Parlamento alla legge che ha rifondato l’avvocatura, e 60 giorni dopo la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, arrivano le prime scintille tra gli organi interessati.

Ad aprire la contesa, Anf e il Consiglio nazionale forense, in forte disaccordo sulla realizzazione del cosiddetto “Sportello per il cittadino”, che lo stesso Cnf ha inserito tra le urgenze assolute nell’attuazione della nuova legge professionale.

Nelle settimane successive all’entrata in vigore, infatti, i Ministeri e, in particolare, il Consiglio degli avvocati, hanno individuato, tra le materie inapplicabili istantaneamente, quelle prioritarie. 

La formulazione di una lista di temi dalla massima importanza, è dovuta al fato che saranno necessari, con ogni probabilità, fino a due anni per la piena attuazione della normativa forense approvata il 21 dicembre 2012. Ad allungare i tempi, infatti, saranno i passaggi amministrativi e burocratici per la ratificazione degli atti – in particolare dei decreti attuativi – che dovranno passare al vaglio sia del Ministero della Giustizia che dello stesso Cnf.

Così, ecco che emergono le prime, forti divergenze sui temi da affrontare nell’immediato. In particolare ad accendere la miccia delle polemiche è proprio lo Sportello del cittadino, che, secondo l’Anf sarebbe “una scelta abbastanza incomprensibile rispetto ad altre più urgenti”.

A mancare il punto, secondo le critiche dell’Anf sarebbe il fatto che l’istituto “si allontana dalla legge di riferimento, per esempio, spingendosi a regolare (art. 5 e 6) l’istituzione dell’elenco dei professionisti addetti allo sportello, le incompatibilità, la gratuità, la distinzione per competenze, i potenziali conflitti di interesse, le violazioni del regolamento”.

L’attacco dell’Anf prosegue, poi, sulla propensione dello sportello a rendere chiari tempi e azioni realizzabili in sede di giudizio, ex articolo 2. In questo modo, secondo la bocciatura dell’Anf “si rischia concretamente una sovrapposizione con l’attività che gli avvocati svolgono nei loro studi a favore dei propri assistiti.”.

Addirittura, nel progetto di Sportello per il cittadino contenuto nella riforma forense e che il Cnf avrebbe tanta fretta di applicare, si scorgerebbe un’apertura alla mediazione laddove si indica la disponibilità a “indirizzare, i cittadini verso procedure di risoluzione alternativa delle controversie, come ad esempio le camere arbitrali e la conciliazione. Un po’ come dire al legislatore che siamo per la reintroduzione tout court della conciliazione che tanto abbiamo avversato negli anni scorsi”.

Quale dovrebbe essere, dunque, la funzione dei tanto osteggiato Sportello a parere dell’Anf? Secondo il segretario generale Perfiano, “dovrebbero fornire indicazioni anche sulla pattuizione del compenso, sui doveri degli avvocati, la prevedibile misura del costo della prestazione professionale”.

In realtà, però, le premesse indicano una direzione totalmente in antitesi con quella ideale, addirittura concorrenziale verso i professionisti del foro: “Il rischio reale – conclude il segretario Anf – è che presso lo sportello venga svolta, al di fuori della previsione legislativa, un’attività di vera e propria consulenza legale, di fatto, in concorrenza con gli stessi avvocati.” La battaglia per l’attuazione della riforma forense è appena cominciata ma i toni sono già elevati.

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2 COMMENTI

  1. Forse sarebbe il caso di proporre al nuovo Parlamento di abrogare questa Riforma Forense che si appalesa in modo sempre più evidente, per dirla con le chiare parole dell’Avv. Luigi Pansini – Segretario dell’ANF di Bari – un progetto che rispecchia unicamente la volontà di soltanto una parte dell’vvocatura, interessata esclusivamente al potere. Coloro che svolgono questa professione, quando difendono i diritti della gente nelle Aule Giudiziarie, sono uomini (e donne) di libertà, non di potere, mentre sembra giusto che siano quanto meno sospesi dall’Albo tutti coloro che, pur possedendo la qualifica di Avvocati, svolgono ormai mestieri diversi come quello di parlamentare, professore, curatore fallimentare, delegato alle vendite, consigliere nel consiglio dell’ordine, giudice onorario, pubblico ministero onorario, membro degli innumerevoli uffici del Garante ecc. ecc.. Non sia giusto avvalersi di posizioni diverse, per chi attinge al pubblico denaro, per esercitare anche una professione che deve essere riservata a chi sta fuori dalle stanze del potere.Restituiamo la vera professione forense a chi vuole esercitarla senza vincoli, limiti ed orpelli di vario genere e lasciamo che sia il Pubblico a scegliere l’avvocato difensore che preferisce.

  2. E’ difficile non concordare con la posizione assunta dall’ANF (certo ben più dinamica dell’OUA e mi sia consentito, degli stessi Ordini). Sinceramente mi pare che si stia verificando un arrocco patologico e fuori tempo massimo su posizioni decisamente corporativistiche (nel senso deteriore del termine). l’Avvocatura che ha accettato l’esercizio della Professione in forma societaria, esige di esercitare un penetrante e dirigistico controllo sugli iscritti, mettendo a disposizione di quisque de populo, lo sportello per il cittadino (quello per le imprese mi pare già esista): con l’evidente intento di sottrarre gli eventuali malcapitati e potenziali clienti, alle grinfie fameliche dei Suoi stessi iscritti (non si sa mai, dice infatti il proverbio “meglio sta il topo in bocca al gatto che il cliente in mano all’avvocato….”). Purtroppo, non c’è proprio nulla di divertente; il tentativo di approdare ad una nuova dimensione al passo con i tempi e meglio allineata alle migliori discipline dell’UE, è fallita con l’insana pretesa di ottenere ad ogni costo una nuova legge professionale, praticamente a Camere chiuse. Ad maiora.

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