Il perfezionamento dei requisiti richiesti dalla riforma Monti-Fornero per l’accesso alla pensione anticipata si avvicina. Entro il prossimo giugno le lavoratrici prive di un diritto alla pensione entro la fine dell’anno 2011, saranno ammesse alla pensione con 41 anni e 5 mesi di contributi. Dal 1^ gennaio scorso, infatti, le anzianità di contributo richieste dalla riforma, in sostituzione della condizione contributiva dei 40 anni, sono state adeguate agli incrementi connessi alla speranza di vita (3 mesi in più) e a partire dal prossimo anno subiranno una crescita aggiuntiva di un mese. Nei confronti degli uomini invece i requisiti vengono maggiorati di un anno.

Sulle anzianità contributive maturate prima dell’inizio del 2012, tuttavia, la normativa dispone che venga applicata una riduzione pari all’1% per ogni anno di anticipo rispetto ai 60 anni. Le circolari numero 35 e 37/2012 emanate dall’Inps hanno poi precisato che la riduzione si vede applicata alle quote di pensione relative alle anzianità contributive maturate alla fine del 2011 per i soggetti che hanno almeno 18 anni di contributi alla data 31 dicembre 1995. Per coloro i quali, alla suddetta data, possiedono una contribuzione inferiore, rientrando dunque nel sistema misto, la riduzione viene applicata sulla quota di pensione relativa alle anzianità contributive maturate al 31 dicembre 1995. La riduzione viene dunque rispettivamente spalmata sulle quote A e B di pensione.

La decurtazione è stata, però, resa più mite dal provvedimento Milleproroghe 2012, il quale ha stabilito che le riduzioni non avranno applicabilità, nei confronti dei soggetti che maturano l’elevato requisito contributivo entro il 2017, nel caso in cui l’anzianità di contributo venga esclusivamente a derivare da prestazione effettiva di lavoro, comprendendo i periodi di astensione obbligatoria per maternità, per assolvimento degli obblighi di leva, per malattia, per infortunio e cassa integrazione guadagni ordinaria. Tramite circolare 2/2012, il Dipartimento della Funzione Pubblica ha previsto per le amministrazioni il mancato esercizio della risoluzione unilaterale per i lavoratori pubblici dipendenti, anticipata dal dl 112/2008, nei confronti di chi può vedersi operare la penalizzazione. Le amministrazioni hanno la certezza soltanto nel momento in cui il dipendente verrà a compiere il sessantaduesimo anno d’età, o viceversa quando avrà lavorato un arco temporale pari a quello che verrebbe a comportare la penalizzazione.

In assenza di aggiuntivi chiarimenti, infatti, la norma non sembra aiutare le amministrazioni nella determinazione del taglio previsto per i trattamenti pensionistici dei rispettivi dipendenti. L’Inps, gestione ex Indap, affrontando un quesito da parte di un ente locale ha sancito che il modello PA04 deve essere compilato secondo le tradizionali modalità e nel caso di accesso al pensionamento con età inferiore a 62 anni, l’ente sarà tenuto a dichiarare la sussistenza di una serie di condizioni (congedo matrimoniale, permessi per Legge 104/1992, permessi retribuiti per motivi familiari o lutto, diritto allo studio, sciopero e congedi parentali) per far sì che l’istituto di previdenza possa applicare le riduzioni percentuali, atteso che le stesse intervengono anche in presenza di un solo giorno di assenza dal servizio (condizione che può essere autocertificata). Secondo le direttive dell’Istituto dunque il dipendente per evitare di incorrere nelle penalizzazioni previste dovrà accrescere l’anzianità contributiva minima richiesta dalla norma per il diritto alla pensione anticipata di un numero di giorni di servizio effettivo corrispondenti alle “assenze” perpetuate

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5 COMMENTI

  1. Vergogna, vergogna, è una vera indecenza. Ancora una volta i diritti dei disabili e delle loro famiglie sono invisibili al governo. E’ un provvedimento veramente indecente, fatto da una donna, che colpisce soprattutto le donne lavoratrici, che oltre al peso dell’attività lavorativa devono sostenere anche l’impegno per un familiare disabile senza nessuno aiuto da parte del governo. E’ triste pensare che a una madre lavoratrice dopo 42 anni di sacrifici e di lavoro, sia preclusa l’opportunità di andare in pensione anticipata e soggetta a penalizzazioni, dopo che per tutta la vita ha sognato di poter stare un pò di più con la propria figlia disabile, ma forse per i nostri politici questo non è poi così importante…..

  2. Vergogna! Vergogna! Vergogna!
    La L.104/92 è un espediente dello Stato per far fronte alla propria impossibilità di assistere nella vita quotidiana i suoi cittadini disabili.
    Le pensate “DELLA” Fornero hanno penalizzato una miriade di lavoratori e lavoratrici che hanno iniziato a lavorare in giovane età e che si sono visti sottrarre il diritto al pensionamento da un giorno all’altro.
    Per molte donne l’impossibilità di accedere al pensionamento programmato è coincisa con l’aggravio delle attività di cura per nipotini e genitori disabili.
    I tre giorni mensili di permesso per assistere questi ultimi era ben poca cosa, ma pensare che ora, con effetto retroattivo, il godimento di tali permessi allontanerà di fatto la meta del pensionamento, mi sembra a dir poco SCANDALOSO!
    Spero di incontrare su una sedia a rotelle, magari sospinto da un badante in livrea, anche uno solo dei cervelloni che hanno partorito questa bella pensata per potergli gridare con tutta la voce che mi rimane: vergogna, vergogna, vergogna!

  3. e che dire per la donazione di sangue? …io spero che gli occorrano a loro…e che se la COMPRASSERO CON I LORO SOLDI….invece succederà che regione sovvenziona, ma i Conti li sanno fare?
    legge 104 ..oltre ai proplemi..anche mazziati,, come ha detto il PAPA..Vergogna..
    I tagli o, presunti, o i ricorsi delle Caste..vanno sempre a buon fine.
    Ma i Sindacati …dove erano quando emanavano tutto questo? sicuramente una buona parte sarebbe insorta e cosi’ il presente governo aveva anche altro da pensare.
    mi sto rendendo conto che piu’ pago tasse e piu’ vengo punito e mazziato, a questo punto proprio per pateggiare a favore di chi rifiuta di ruimpinzare il calderone.

  4. ho letto l’articolo e posso solo affermare: politici e sindacalisti, che avete permesso uno scempio simile a danno dei lavoratori, togliendo diritti o cambiando norme di cui ci si e’ avvalsi nel passato, FATE SCHIFOOOO!!!! Ma i diritti acquisiti esistono solo per voi?Non provate vergogna far recuperare i permessi per lutto, per legge 104, per la maternita’ facoltativa, per il congedo matrimoniale???? Siamo un paese del quarto mondo!! Gli altri paesi civili( il nostro non lo e’ piu’, siamo trattati da plebei o peggio schiavi che mantengono la casta) tutelano la maternita’, qui e’ uno svantaggio, ma non te lo dicono al momento, ma come nel mio caso, 24 e 22 anni dopo ( due figli = un anno da recuperare) quando non hai possibilita’ di scegliere…non parliamo del lutto o della 104… dire che fate schifo e’ un complimento!!!

  5. abolire la penalizzazione per chi lascia il lavoro prima dei 62,e ha maturato il diritto alla pensione; ci sono ancora tanti lavoratori che dopo la 3 media hanno iniziato a lavorare chi a 14/15/16 anni pertanto lasciamoli andare in pensione mentre isuoi coetanei erano a scuola gia si spaccavano la schiena, e per di piu sono persone che hanno fatto lavori umili e pesanti

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