Dopo gli appelli di Dario e Jacopo Fo, altre due antipode personalità, accomunate da profili progressisti, Umberto Eco e don Andrea Gallo commentano lo tsunami del Movimento Cinque Stelle.  Il professore, celebre saggista e scrittore, parla di Beppe Grillo in un’intervista rilasciata a Stefano Bartezzaghi di La Repubblica, riferendo le proprie considerazioni sul nuovo risvolto politico italiano: «No, non è arretrato perché siamo di fronte a un cambiamento epocale. Arretrerebbe se Grillo insistesse a suggerire “faremo di quest’aula sorda e grigia un bivacco per i nostri manipoli”, perché lo aveva già detto Mussolini. Ma se ho delle esitazioni nei confronti di Grillo (che evidentemente si trova in un momento di stallo perché sta passando dalla protesta, in cui eccelle, alla gestione in positivo della sua rappresentanza parlamentare) -prosegue trapelando un fondo di pessimismo-  ho invece una certa speranza nei confronti dei grillini anche se, non per colpa mia, non so ancora cosa esattamente pensino sul come gestire la cosa pubblica. Se non altro non hanno ancora rubato».

Umberto Eco osserva il rischio di sottrarre il pilastro democratico alle fondamenta dello Stato quando si dice che “tutti i politici sono dei mascalzoni” ma si sofferma anche sull’evidenza dei risultati: molti hanno «votato secondo questa persuasione e coi fatti non si discute. Anche gli tsunami e le alluvioni sono un fatto, mentre chi fa le processioni per far piovere di solito rischia la siccità»Riflettendo sulla strategia grillina che permette al guru genovese e agli affiliati attivisti di cavalcare l’onda mediatica rinunciando completamente alle comparsate in tv, il volto icona dell’ala sinistrorsa italiana convalida la dichiarazione pronunciata in passato “la chiave del successo è non apparire mai in televisione”, rivendicando il pioneristico rifiuto, quanto meno culturale, del canale televisivo.  Eco non si mostra però restio nel riconoscere la potenza divulgativa del mezzo telematico:  «Io non sono presente né su Facebook né su Twitter eppure vedo che qualsiasi cosa scriva viene ripresa su vari siti, e non posso fare un intervento nel più remoto seminario universitario che subito vado su YouTube. Dunque complimenti a Grillo che ha capito questo principio fondamentale: la comunicazione non è più diretta ma va come una palla di biliardo, ovvero si parla a nuora perché suocera intenda (o viceversa)»

«Il grillismo parlamentare è una contraddizione, -prosegue Eco rievocando l’antico nesso di confronto tra ‘agorà’ e ‘democratia’ di qui gli imbarazzi di Grillo, perché la sua idea era quella di un grillismo informatico. Cioè, se è impossibile riunire a legiferare i cittadini su una piazza, si crea la piazza informatica e mediante Internet in cui tutti parlano con tutti si ricrea l’agorà ateniese, per cui il Sovrano è “on line”. Ma l’idea non tiene conto del fatto che gli utenti del web non sono tutti i cittadini (e per lungo tempo non lo saranno) per cui le decisioni non vengono prese dal popolo sovrano ma da un’aristocrazia di blogghisti. Pertanto non avremo mai il popolo in perpetua assemblea. Questo è l’impasse del grillismo che deve scegliere tra democrazia parlamentare (che esiste, e che lui ha accettato partecipando alle elezioni) e agorà, che non esiste più o non ancora. Una democrazia informatica è parsa esistere nella cosiddetta primavera araba, e ora vediamo chi poi ne ha approfittato», conclude non senza una vena di sarcasmo l’illustre autore. 

L’altra voce che si erge inaspettata a smuovere le acque del Movimento di protesta è quella del presbiteriano don Andrea Gallo, una delle figure religiose più innovative nel nostro ’cattolicissimo’ Paese. Il sacerdote, ideologicamente affine alla ventata riformista portata da Grillo, invita l’ex comico genovese, nonché suo concittadino, a considerare ufficialmente un ipotetico accordo con il Pd. «Caro Beppe  -esorta Gallo- prova a domandare sul web ai tuoi milioni di elettori se la maggioranza è d’accordo ad andare a sedersi ad un tavolo con il centrosinistra»Sottolinea il prete genovese che «Chi ha veramente a cuore il bene comune dovrebbe cercare di trovare uno spiraglio in queste tenebre. Anche se non è facile: vediamo questi voti di metterli insieme perché altrimenti è un gioco al massacro». E’ parere di don Gallo che sarebbe sufficiente «un anno non di transizione, ma di esperimento. A questo punto sono i numeri a contare, pur rispettando tutti i partiti e i loro elettori vedo un incontro tre il centrosinistra e il Movimento cinque Stelle»

L’appello di vedere riuniti attorno ad un unico tavolo i democratici e i parlamentari a Cinque Stelle per realizzare «le riforme più importanti come la legge elettorale, il conflitto di interessi, la possibilità di eliminare le pensioni d’oro, di dimezzare i parlamentari e di combattere la disoccupazione, l’evasione fiscale e la corruzione» è un invito che non rimane condiviso unicamente da Gallo.  Per il prete l’auspicabile alleanza «sarebbe anche un modo per mettere alla prova il centrosinistra che si deve presentare senza maschere». «Io -si pronuncia ancora il presidente della comunità di San BenedettoBeppe Grillo lo considero e lo credo sincero ma sono convinto che tantissimi elettori del Movimento Cinque Stelle vorrebbero vedere immediatamente delle riforme e non aspettare tutti i rimpasti di governo». In commento alle valutazioni esternate dalla capogruppo del M5S alla Camera, Roberta Lombardi, la quale ha riservato parole positive per il fascismo, il sacerdote genovese ribatte nitido: «Sono frutto di un delirio causato dall’ignoranza. Il fascismo non ha nulla di buono perché è totalmente l’opposto della democrazia e quella dell’Italia è ancora una democrazia in costruzione. E’ una frase che non ha nessun fondamento».

 

 

 

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2 COMMENTI

  1. Don Gallo si è dimenticato che è stato “chiamato” per le anime e non per fare politica.
    E’ negativo che un sacerdote venga richiamato da un laico ma, sono ancora più luride le sue affermazioni sul Papa gay e quant’altro afferma sulla religione.
    La sua apostasia ora si chiama Grillo. Nulla contro il M5S, ma un prete che dimentica: “Senza di Me non potete far nulla”, ha perso l’umiltà e di conseguenza la fede.

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