Mentre in queste ore Berlusconi annuncia che il 23 marzo farà una manifestazione contro la giustizia politicizzata infuria su tutti i mezzi di informazione la ricostruzione degli eventi che hanno portato la Procura di Napoli ad iscrivere nel registro degli indagati Silvio Berlusconi per corruzione e finanziamento illecito. La vicenda comincia nei giorni successivi al Natale 2012 quando la Procura partenopea riceve una richiesta da parte del senatore del Pdl Sergio De Gregorio.

De Gregorio era già indagato dai pm Piscitelli e Woodcock ma era stato salvato dall’aula di Palazzo Madama che non ha concesso il permesso al tribunale di Napoli di procedere con il suo arresto. Quando il senatore contatta la Procura vuol rendere “dichiarazioni spontanee”; gli interrogatori inizieranno il 28 dicembre e proseguiranno per il giorno successivo e il 7 gennaio, dunque ci vorranno almeno 3 sedute per recepire la confessione fiume.

L’argomento dell’interrogatorio è piuttosto delicato e importante; si tratta del suo passaggio al Pdl quando militava nelle file dell’Idv e faceva parte della maggioranza, piuttosto risicata, che nel 2006 sosteneva il Governo Prodi. De Gregorio ha raccontato ai pm come Silvio Berlusconi, l’allora capo dell’opposizione, gli abbia dato 3 milioni di euro ripartiti in questo modo; uno sotto forma di finanziamento al movimento italiani nel mondo, di cui il senatore è a capo, il restante in contanti in alcune tranche da 200 o 300 mila euro.

La consegna del denaro, chiaramente, non avveniva per mano di Berlusconi ma tramite un suo faccendiere, Valter Lavitola, un nome noto a molte procure che si sono interessate ad altri casi di corruzione che hanno riguardato il cavaliere. In principio sembrava che questo procedimento dovesse passare in carico alla Procura di Roma, poi invece è  stata accordata la priorità territoriale a quella di Napoli poiché è in una banca di Napoli che De Gregorio avrebbe versato i fondi erogati da Berlusconi.

Dunque le dichiarazioni del senatore, suffragate dai riscontri che i pubblici ministeri hanno potuto verificare con certezza, sono valse al Cavaliere l’iscrizione al registro degli indagati con le accuse di corruzione e violazione della legge sul finanziamento dei partiti. Conseguenza immediata del provvedimento è stato il sequestro della cassetta di sicurezza che Berlusconi ha ancora presso il Montepaschi di Siena, non solo ma sono state concesse le autorizzazioni a procedere della Camera gli uomini del nucleo di polizia tributaria di Napoli della guardia di finanza hanno depositato ieri mattina la richiesta della Procura di poter procedere alla perquisizione della cassetta e anche di usare i tabulati telefonici di Berlusconi.

Gli investigatori ritengono che questi due provvedimenti siano necessari per avere i riscontri in merito a quanto dichiarato da De Gregorio e dimostrare quindi che la famigerata “operazione libertà”, ossia come il Cavaliere definì lo smembramento del blocco di centrosinistra che parteggiava per Prodi, con il trasferimento di parlamentari dai banchi della maggioranza a quelli dell’opposizione. Passaggio che doveva avvenire sotto previo compenso naturalmente, come se in Parlamento avvenisse un vero e proprio calciomercato.

Del resto questo scenario non sorprende visto che era già stato reso noto dalle indagini su Valter Lavitola, che in una lettera rivolta, anche se mai consegnata, a Berlusconi, gli ricordava di essere in credito con lui anche “per aver io comprato De Gregorio”. Il riferimento al cambio di poltrona del senatore era sembrato evidente già all’epoca dei rinvenimento di questa lettera sul pc di un altro indagato, l’esponente del Pdl Carmelo Pintabona, ma le dichiarazioni dello stesso De Gregorio, consolidano notevolmente l’ipotesi investigativa.

Ci sono però altri elementi da aggiungere altri che nella richiesta inviata alla Camera vengono elencati come “riscontri esterni” che sono stati forniti dalla segretaria di De Gregorio, Patrizia Gazzulli, da due collaboratori del senatore, Marco Capasso e Andrea Ventomile, e dalla sorella di Lavitola, Maria.  Adesso l’obiettivo degli inquirenti è chiedere conto di tutto questo direttamente a Berlusconi, il quale potrebbe essere convocato in Procura a Napoli, o in un altro luogo da concordare, già martedì prossimo anche se è tutto da vedere che l’ex premier si presenti.

 

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