I dati dei risultati sulle elezioni politiche sono definitivamente finali; infatti dopo che sono stati scrutinati anche i voti degli italiani all’estero i numeri che determinano la nuova ripartizione di Camera e Senato sono definitivi e certi. La situazione che si prospetta è quindi la seguente; in Senato il Pd ottiene 123 senatori, grazie al contributo della Svp, il Pdl 117, il M5S 54 e Monti 20. Ora lo scenario si fa piuttosto caotico dal momento che la governabilità si ha con il raggiungimento dei 160 senatori, per cui una eventuale alleanza Pd – Monti sarebbe comunque insufficiente.

Situazione differente, invece, per quanto riguarda la Camera dove il Pd, beneficiando del bonus di maggioranza che il porcellum accorda alla coalizione vincente, vanta 345 seggi contro i 125 del Pdl, i 108 del M5S (che alla camera è il primo partito italiano per voti ottenuti) e i 47 di Monti. Dunque, almeno alla Camera, i numeri per governare ci sono anche se continua poi a porsi il problema per l’elezione del Presidente della Repubblica, per la quale ci vuole una maggioranza di 504 voti; al momento il Pd può contare solo su 468.

Dal momento che, però, per eleggere il presidente della Repubblica è necessario anche il voto di 58 delegati regionalitre per ogni regione assicurando la rappresentanza delle minoranze, 1 per la Valle d’Aosta; per la corsa al Quirinale una eventuale alleanza fra il centro sinistra e la coalizione Montiana sarebbe sufficiente ad ottenere la maggioranza e quindi per decidere chi dovrà ricoprire questo ruolo così delicato vista la situazione di grande incertezza.

Il calendario della legislatura adesso comincia a farsi davvero fitto, nel dettaglio si comincia già oggi quando il presidente dell’ufficio centrale circoscrizionale , per la Camera, e di quello regionale, per il Senato, proclameranno gli eletti. Marzo, sarà un vero e proprio mese di fuoco invece, con almeno 5 scadenze fondamentali da rispettare.

Si parte il 15 marzo con la prima seduta del Parlamento quando si insedia l’ufficio di presidenza provvisorio e la giunta provvisoria per le elezioni. Il giorno successivo, il 16 marzo, verranno eletti i presidenti di Camera e Senato ed il 18 scade invece il termine per aderire ai gruppi parlamentari della Camera, per il Senato scade il 19, il giorno dopo. Il 20 marzo, infine, verranno convocati i gruppi parlamentari per la costituzione, due giorni dopo toccherà a quelli del Senato.

Una volta concluso questo iter il 15 aprile cominceranno le operazioni per eleggere il Capo dello Stato; il presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali per poter eleggere il nuovo presidente della Repubblica. La votazione, a scrutinio segreto, è a maggioranza di due terzi, qualora non si pervenga all’elezione entro la terza votazione, a partire da essa è sufficiente la maggioranza assoluta.

Il 15 maggio, termine nel quale cessa il settennato dell’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ci sarà l’avvicendamento al Quirinale.


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