Tre attiviste del movimento femminista ucraino “Femen”, proprio ieri, nella giornata più calda della turnata elettorale, si sono presentate fuori dal seggio della scuola Dante Alighieri di via Scrostati a Milano per contestare l’arrivo di Silvio Berlusconi. Le donne rispondono ai nomi di Inna Shevchenko, Oksana Shachko e Elvire Duvelle-Charles, gli stessi nominativi che le ragazze hanno apertamente pubblicato sul profilo Facebook del gruppo di protesta, rivendicando in inglese “l’attacco” al Cavaliere e ribadendo la richiesta, rivolta a tutti gli italiani, di “non votare qualcuno che dovrebbe essere in prigione”.

Gli epiteti di discredito che il movimento riserva al leader Pdl  non lasciano spazio ad equivoci (“mafioso e pedofilo”). Femen difatti risponde ad un moto di protesta, nato nel 2008 in Ucraina sotto l’impulso dell’economista russa Anna Hutsol, che fin dalle origini ha implementato la propria azione contro il sessismo e lo sfruttamento femminile. I metodi di opposizione utilizzati sono da sempre stati conformi a quelli messi in atto, ieri, a Milano. Il movimento, attivo soprattutto nel paese d’origine e nella Federazione russa, da settembre 2012 ha ottenuto anche una sede a Parigi, ricevendo dal Paese (appunto la Francia) pubblico riconoscimento.

Le gesta di protesta fino ad ora più eclatanti sono state riservate al presidente ucraino Viktor Janukovic e al premier russo Vladimir Putin; eppure le risonanti azioni di Femen  non hanno risparmiato nemmeno il nostro Paese. La prima è stata inscenata il 24 febbraio dell’anno scorso, contro la settimana della moda a Milano. La seconda, che ha suscitato maggior scalpore, è datata 13 gennaio ed è stata rivolta, in occasione dell’Angelus del Papa pronunciato in piazza San Pietro, alla promozione dei diritti degli omosessuali.


Le tre ragazze coinvolte nell’episodio di ieri ora rischiano la denuncia per resistenza a pubblico ufficiale. Nonostante la contestazione di natura prettamente verbale del leader Pdl, la pseudo-manifestazione ha conosciuto anche dei risvolti ‘fisici’, essendosi mostrate le tre attiviste a petto nudo, spogliate dalla vita in su degli indumenti indossati.

Contenute immediatamente dagli uomini delle forze dell’ordine sono state trascinate all’esterno. Pur a fronte di una resistenza fisica volutamente marcata, non sono infatti mancati calci e graffi a discapito degli ufficiali, la reazione e l’intervento di Polizia e Carabinieri sono sembrati a molti eccessivamente autoritari. Le donne sono poi state condotte in Questura per la rispettiva identificazione.

L’ex premier, fermandosi a commentare l’episodio con la stampa, dopo aver espresso il voto ha liquidato l’impresa come “un’esagerazione”. Ha poi aggiunto: “Chi ragiona con l’intelligenza e con il cervello non può che votare in una direzione e si comporta conseguentemente. Poi ci sono tutte le situazioni fuori dalla ragione che esistono e non possiamo farci niente”. Ciò nonostante, c’è chi sostiene sarcastico che il gesto ‘femminista’ non abbia certo suscitato lo sdegno del Cavaliere…

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