Con questo titolo criptico anche l’Economist dice la sua sulle imminenti elezioni politiche italiane, iniziando l’analisi della situazione proprio dalla strada, dal clima che si percepisce girando per le città italiane.

Infatti, secondo i corrispondenti stranieri queste elezioni sarebbero poco sentite dagli italiani: pochi manifesti in giro, pochi faccioni più o meno sorridenti e ammiccanti e poca voglia di sentirsi quasi sotto assedio, come avveniva invece nelle elezioni passate. Questo in strada, perché in tv invece c’è tutt’altro clima. Solo Lombardia e Sicilia vivono la campagna elettorale con più fermento, ma qui la partita è ancora aperta e la posta in palio più alta.

L’Italia, terza economia europea, preoccupa, e non poco, tutta l’Europa: per il deficit altissimo e soprattutto per la crescita pressoché nulla degli ultimi anni. Se affonda l’Italia ci sarà ben poco da salvare dell’Europa e della moneta unica.


Adesso l’Italia rischia, non solo a causa del deficit, ma anche a causa del costo del lavoro altissimo rispetto ai “vicini” nell’area del Mediterraneo e di altri fattori che l’Economist delinea chiaramente: troppi interessi economici protetti, dai notai ai farmacisti, dai taxi ai fornitori di energia elettrica, troppi strati e livelli di amministrazione,che sono spesso un duplicato l’uno dell’altro e non un’applicazione effettiva del principio di sussidiarietà, un sistema giudiziario pressoché fermo, con processi lunghi e costosi, spesa pubblica eccessiva indirizzata soprattutto alle spese correnti anziché agli investimenti.

Un quadro per nulla rassicurante, che però sembrava volgesse nella giusta direzione grazie alle riforme accennate e intraprese da Mario Monti.

E qui si passa ai possibili scenari, esito delle elezioni del prossimo finesettimana.

La Vittoria di Berlusconi, scenario peggiore, quasi da incubo per il settimanale inglese. L’Economist non ha mai fatto mistero della sua contrarietà alle politiche berlusconiane, dedicandogli diverse copertine e speciali più che critici. Anche stavolta il dissenso verso il Cavaliere è palese: “Per combinati motivi personali e politici, questo giornale continua a considerarlo inadatto all’incarico. Ha fallito l’obiettivo di riformare il Paese nei suoi 8 anni in carica e il suo partito continua a fare campagna elettorale su un programma che ingnora, ancora una volta, le riforme”.

La vittoria di Berlusconi veniva considerata “impossibile” fino a qualche mese fa, mentre adesso è solo “altamente improbabile”; l’anomalia italo-berlusconiana continua a perplimere chi ci osserva dall’esterno, insomma.

La vittoria di Bersani, che apre invece a due sottoscenari:

centrosinistra con maggioranza salda alla Camera e al Senato; questa viene considerata la peggiore situazione dopo la vittoria di Berlusconi perché un eventuale accordo con Monti sarebbe solo di facciata e non effettivo, dato che la politica dell’estrema sinistra mal si concilia con le riforme auspicate dal professore.

centrosinistra costretto ad allearsi con Monti per assicurarsi la maggioranza al Senato, scenario più probabile tra tutti e auspicato dall’Economist, perché permetterebbe a Monti di rivendicare il proprio ruolo nel governo di Bersani, magari con un prefigurabile super-Ministero a controllo dell’economia e per attuare le riforme necessarie.

C’è una piccola parentesi anche per il Movimento 5 Stelle, con un mini report volto ad individuare il sostenitore tipo del movimento di Beppe Grillo: “Più educato della media italiana e in genere uomo, disoccupato e pessimista”. L’Economist considera il M5S un’anomalia, un movimento fondato, ma non guidato, da un comico che si paragona a Guy Fawkes, che vuole creare una democrazia diretta web-based, che parla di acqua, internet, trasporti e ambiente ma ha poco in programma per quanto riguarda la politica economica.

Menzione speciale anche per Vendola, che sembra quasi un ostacolo ad un eventuale asse Bersani-Monti, ma di cui però vengono ricordate la sensibilità e il buon operato come Governatore della Puglia.

Certo, lo scenario ottimale, per l’Economist, sarebbe una (improbabile) vittoria di Monti, invece non resta che confidare in Bersani e nel suo senso di responsabilità verso le priorità del Paese.

Il magazine d’oltre Manica riconosce a Bersani, infatti, un passato da Ministro riformatore nel Governo Prodi, quindi non resta che rivolgersi a lui: “Sarà una grande sfida per Bersani. Per il bene dell’Italia, e in ultima analisi anche per la salvezza dell’euro, he must succeed”.

Vaga speranza, appello o endorsement?

 


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