L’ultima remora di Silvio Berlusconi, candidato premier del Pdl, paventa in caso di sconfitta elettorale una possibile ritorsione nei suoi confronti, da parte degli avversari in corsa, primo fra tutti Mario Monti. In privato l’ex premier la definisce una vera e propria “vendetta” che i contendenti alla presidenza del Consiglio starebbero congetturando a suo danno.

Il timore del Cavaliere si rivolge soprattutto alla critica di illegittima candidabilità causata dal conflitto d’interessi che lo vede coinvolto,  rivoltagli da molti degli aspiranti alla carica. “Se vincono -azzarda Berlusconi- c’è Mediaset nel mirino: quelli sono capaci di tutto, mi vogliono rovinare”.

La sirena d’allarme in casa Pdl era già scattata l’8 febbraio scorso quando il segretario del Pd Pierluigi Bersani aveva dichiarato, in una lettera all’Associazione 21, che il varo di un provvedimento contro il conflitto d’interessi rientra tra le priorità governative del suo partito. La soglia della preoccupazione a Palazzo Grazioli si è ulteriormente innalzata quando è trapelata l’indiscrezione che rivela come un gruppo ristretto di persone, in quel di Largo Nazareno, starebbe già stilando un nuovo testo per sgretolare definitivamente la contestata legge Gasparri.


Dai presunti addetti ai lavori si apprende come la neo-disposizione sia incentrata su due punti considerati cardinali per l’anomala congiuntura mediatico-politica di Berlusconi: la normativa antitrust e le regole di incandidabilità futura. Le nuove norme antitrust sono volte a regolarizzare l’attuale sistema che disciplina la titolarità di emittenti e stampa, in manifesto contrasto con la legge Gasparri che ha consentito a Mediaset di assorbire gran parte del mercato pubblicitario.

Il nodo sull’abusiva candidabilità punta, invece, a colpire chiunque detenga anche solo indirettamente la titolarità di qualsiasi emittente radiofonica o televisiva. Dunque nessuna ipotizzata vendetta, soltanto l’esigenza di prospettare “regole più chiare e trasparenti”, chiarisce la segreteria ‘democratica’, regole che siano semplicemente coerenti con “una democrazia occidentale” legittimamente degna.

Proprio nella serata di ieri, ospite nella trasmissione Rai di Bruno Vespa “Porta a Porta”, il Cavaliere dribbla sull’ipotesi di un’effettiva modifica post-elezioni della legge che permette il conflitto d’interessi, seguitando ad infierire sugli avversari politici. “Raccontano menzogne e mi minacciano -recrimina il leader Pdl- La televisione di cui io sono azionista non ha mai fatto una trasmissione di contrasto alla sinistra (…) prima almeno c’era Fede adesso non c’è più nemmeno lui. Mediaset è una tv commerciale che non appoggia nessuno”, conclude in difesa Berlusconi.

In realtà la grande sfida che attende il Cavaliere, in caso di vittoria elettorale, riguarda la capacità che dovrà mostrare nel fronteggiare in Parlamento, mettendo in campo quanti più escamotages sarà in grado di reinventare, l’agognata riforma televisiva. Questa volta infatti, gli antagonisti alla Camera e Senato, saranno due: al fronte “a sinistra” di Bersani e Vendola si aggiunge quello centrista di Monti.

Proprio nei confronti di Monti si sono scagliate recentemente le critiche di alcuni dei profili politici più vicini a Berlusconi. Sandro Bondi, per esempio, ripropone la questione dell’incompatibilità tra lo status di senatore a vita del Professore e quello di leader politico. Gli sgoccioli della campagna elettorale saranno dunque pregni di battute e contrattacchi. L’unico auspicio che si può avanzare è che, in un modo o nell’altro, questo conflitto d’interessi sarà finalmente modificato.


CONDIVIDI
Articolo precedenteRestituzione Imu: code alle poste per le lettere di Berlusconi
Articolo successivoP.A.: nessun congedo di paternità per gli statali

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here