L’Italia non è un paese normale. Lo dimostra quanto si sta verificando intorno alla recente questione relativa alla incompatibilità della professione forense con quella di amministratore di condominio. Sintomo inequivocabile che in questo paese ci siamo ridotti a lottare per le briciole, ignorando che non sono rimaste nemmeno quelle, in quanto siamo incapaci di lottare per le cause veramente importanti.

Ma veniamo al punto della questione.

Solo qualche giorno fa attraverso il mio post del 14.02.  avevo riportato il parere espresso dal CNF alla faq 32 dove era stato chiarito che la professione di amministratore di condominio costituisce altra attività di lavoro autonomo, svolta necessariamente in modo continuativo o professionale, e rientra quindi tra le nuove cause di incompatibilità con la professione di avvocato.


Ebbene, oggi mi corre l’obbligo di segnalare l’eliminazione dal sito del CNF della faq 32 che aveva chiarito i dubbi circa la incompatibilità della professione forense con quella di amministratore di condominio.

Cosa, o chi, ha spinto veramente il massimo organo di rappresentanza della classe forense ad eliminare dal proprio sito la faq 32?

Dobbiamo illuderci che siano state solo ed esclusivamente le proteste degli avvocati – amministratori le ragioni che hanno costretto il CNF ad approfondire la questione attraverso la Commissione pareri? Credibile che prima di chiarire il dubbio, prima di annunciare una rivoluzione di tale portata nel panorama giuridico italiano, non si siano avveduti – alla Commissione pareri del CNF – anche delle possibili reazioni di protesta del mondo forense?

Il modus operandi del CNF non convince e, soprattutto, non è coerente. Ecco il perchè. Il testo ufficiale della riforma, contenuta nella legge 31.12.2012 n. 247, è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 18 gennaio 2013 n. 15. Sul sito del CNF è ancora pubblicato il Dossier 1/2013 – Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense. Nella premessa, a firma del Presidente Guido Alpa si legge che “l’atto, dopo l’ordinaria vacatio legis, entrerà in vigore il giorno 2 febbraio 2013. Si tratta di un provvedimento lungamente atteso, assai contrastato all’esterno dell’ Avvocatura, e discusso in maniera approfondita dalle Camere, che dopo ben quattro anni di trattazione, lo hanno approvato in modo plebiscitario. … Con questo vademecum, il Consiglio nazionale forense intende fornire agli Ordini e agli iscritti un commento sintetico (corredato di schede) elaborato dal nostro Ufficio studi per la migliore cognizione e l’interpretazione della nuova normativa, specie con riferimento alle questioni che sorgeranno nella prima attuazione del provvedimento…È ovvio che, nel corso dei prossimi mesi, potranno profilarsi per i Consigli dell’ordine nell’esercizio delle loro funzioni dubbi e questioni oggi non rilevabili, così come è facile immaginare che ai Consigli dell’ordine perverranno numerose richieste di parere e quesiti da parte di colleghi o anche di semplici cittadini. I Consigli dell’ordine potranno come di consueto rispondere ai quesiti anche giovandosi dei supporti ermeneutici forniti dal Consiglio nazionale, e potranno sottoporre al Consiglio nazionale ulteriori questioni: l’interlocuzione è necessaria perché il Consiglio nazionale sia informato delle vicende applicative e possa contribuire a formare una prassi applicativa uniforme su tutto il territorio nazionale, nell’interesse dei cittadini che chiederanno l’assistenza degli avvocati e nell’interesse degli iscritti nei nostri albi”.

Possibile, allora, che il nostro legislatore, abbia inserito una formula tale da creare solo ora una sollevazione di massa? Il testo della norma era noto da tempo! Cosa intendere per lavoro autonomo svolto continuativamente o professionalmente?

Professionalmente implica di sicuro che l’attività è svolta abitualmente e con continuità. Ovviamente sulle corrette interpretazioni lessicali giuridiche attendiamo novità dal CNF.

Ma il mistero della faq eliminata continua…in realtà di essa vi è ancora traccia!

Vi consiglio di consultare la versione disponibile, almeno sino alle ore 01.33 del 20.02.2013 (sia mai che eliminino pure questa!) del dossier 1/2013.

A pag. 22 si legge, nell’ultimo paragrafo su fondo azzurro, che “L’incompatibilità di cui alla lett. a), ad esempio, esclude la compatibilità tra esercizio della professione ed attività di amministratore di condominio, in quanto «altra attività di lavoro autonomo svolta continuativamente o professionalmente».”

Un breve accenno alle proteste del mondo forense.

Tra i diversi commenti, si distingue per la sua autorevolezza quello dell’avv. De Tilla, presidente dell’Associazione nazionale avvocati italiani, per il quale “L’interpretazione del C.N.F. è castratoria ed impedisce specie ai giovani di trovare occasioni di lavoro remunerativo per le competenze che sono proprie degli avvocati”.

Competenze proprie degli avvocati quelle relative alla gestione dei condomini?

De Tilla, siamo seri, La prego! Sono altri i soggetti che hanno già castrato noi giovani in ben altro modo, di sicuro non il CNF con questa interpretazione!

Ricordo che fra i requisiti professionali per l’attività di amministratore di condominio, anche alla luce della più recente riforma sul condominio e sulle professioni non regolamentate, sono sufficienti il diploma di scuola media di secondo grado e un corso di formazione e l’aggiornamento professionale.

Con tutto il rispetto per l’attività professionale svolta dagli amministratori di condominio e senza con questo voler svilire l’importanza del loro ruolo, è di tutta evidenza che non serve una laurea in legge né l’abilitazione all’esercizio della professione legale!

Egregio De Tilla, i giovani in genere, e soprattutto i giovani avvocati, hanno bisogno di ben altro! Hanno bisogno semplicemente di un futuro.

Le battaglie, quelle serie, le rivoluzioni facciamole – insieme, senior e giovani – sui temi veramente importanti per risollevare le sorti di questo paese e per ridare dignità e decoro alla nostra professione.

Ai giovani avvocati non servono le briciole, serve una maggiore attenzione su ben altri problemi che dobbiamo affrontare: iniziamo con la cassa forense, ad esempio.

Mi sembra, invece, dai commenti che ho avuto modo di leggere che tutta questa preoccupazione per i giovani avvocati sia dettata dal fatto che oggettivamente rappresentiamo una minaccia… ma di questo ovviamente non si deve parlare!


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9 COMMENTI

  1. Cari Avvocati ritengo assurdo fare gli amministratori di condominio solo per cercare di portare a casa un tozzo di pane, anni e anni di studi per poi svolgere un lavoro che fino a poco tempo fa poteva essere svolto da chiunque. A dir poco ridicolo e umiliante, poveri genitori, tanti soldi spese per un istruzione che non serve a nulla. Complimenti.

  2. Il condominio dove abito è amministrato da un avvocato che ha dimostrato di non avere alcuna preparazione in merito. Questo per smentire coloro che ritengono l’amministratore-avvocato un baluardo di legalità. Non sto ad esporre le questioni sulle quali il comportamento di questo amministratore mi ha fortemente deluso proprio sugli aspetti legali. Comunque, a parte questo piccolo sfogo, come mai il CNF non ha ancora emanato una circolare diretta a tutti gli iscritti, imponendo loro di optare per una scelta immediata circa la permanenza o meno nell’albo degli avvocati? A chi sarà demandato, poi, il controllo per le necessarie verifiche?

  3. La collega ha certamente ragione quando dice che ci sono certamente questioni più gravi di cui discutere, e che l’attacco alla classe forense (e la prossima falcidia) dipende da ben altri fattori, tuttavia non condivido l’astio nei confronti degli avvocati – amministratori di condominio. Nella pratica i tanti colleghi che si occupano della materia sono garanti della legalità in quella che è la principale fonte di contenzioso nei tribunali civili italiani, e quanto all’autonomia o al rapporto di mandato da questo punto di vista la situazione è la stessa degli avvocati che siedono ai vari cda: che dire di questi ultimi? Mi è sembrato di capire, però, che l’incompatibilità sia dovuta alla nuova legge sulle professioni non regolamentate. che impone l’istituzione di un albo o elenco nazionale di amministratori professionisti. In pratica l’avvocato si ritroverebbe iscritto in due albi differenti, ed è quello che il CNF vuole evitare. Peraltro non si spiega perché uno possa essere iscritto all’albo dei revisori contabili e dei giornalisti-pubblicisti (dove certo non mancano le possibili interferenze) mentre non possa amministrare il condominio dove abita…

  4. che sia necessario solo un diploma per fare l’amministratore di condominio per me non costiuisce un problema.. il ruolo dell’amministratore è ben diverso da quello dell’avvocato e puo’ essere paragonato alla professione di geometra o altra che per legge puo’ esercitarsi con il conseguimento di un diploma di scuola superiore….
    che poi l’ammtore sia anche avvocato sarebbe ancora meglio ma sotto il profilo gestionale-operativo.
    una caduta di stile il commento di gppe trischitta per il riferimento alle attività personali dell’avv gianna
    per il resto…. attendere prego!!!!

  5. FINALMENTE UNA QUESTIONE SERIA…. DAL 1942 AL 2012 … TANTO HANNO RESISTITO QUELLE NORME…. L’INTERPRETAZIONE LETTERALE DELLA NORMA NON LASCIA DUBBI… L’INCOMPATIBILITA’ E’ STATA SANCITA NELLA DOVUTA DISTRAZIONE DI CHI DOVEVA ATTENZIONARE L’INTERA QUESTIONE. E NON SI PUO’ FARE NULLA A MENO CHE LA CASSAZIONE NON RITENGA DI NEGARE L’EVIDENZA O IL LEGISLATORE RIMETTERE MANO AL NUOVO TESTO SUL PUNTO DELLA MEDIAZIONE (si sono dimenticati di aggiornare il testo alla luce della recente sentenza) E SUL PUNTO DELLA INCOMPATIBILITA’ CON ALTRE PROFESSIONI.
    L’AVV. GIANNA HA COLTO NEL SEGNO EVIDENZIANDO IL PROBLEMA E IL COMPORTAMENTO DEL CNF (LO STRUZZO NASCONDE LA TESTA NELLA SABBIA!!) CHE AVREBBE DOVUTO INSORGERE AMMETTENDO L’INCOMPATIBILITA’ E SBANDIERANDO CHE AVREBBE AGITO PER LA MODIFICA.
    COSA CI POSSIAMO FARE? ATTENDERE E NEL FRATTEMPO DIMETTERSI DALL’INCARICO DI AMMINISTRATORE!!!!!!

  6. Sono tra quegli Avvocati, non giovani, che da anni svolgono l’ attività di amministratore, e hanno resistito, puntando su una specifica professionalità, che è sempre stata collegfata all’ attività professionale, e non è stata vinta dall’ aumento delle incombenze burocratico-fiscali.
    Concordo con chi ha sottolineato (PAolo Giuliano su Fanpage) che gli avvocati-amministratori, se onesti e preparati, ” sono diventati e possono essere (tranquillamente) definiti una punta di “eccellenza” dell’Avvocatura, sia per le conoscenze tecniche accumulate, sia perchè sono diventati un baluardo della legalità, infatti, la gestione del condominio da parte di un Avvocato comporta la riduzione del contenzioso condominiale, comporta l’eliminazione di “interpretazioni di diritto”, quanto meno assurde, ma soprattutto tende a scoraggiare, se non eliminare, “comportamenti” al limite della legalità. E chi vive in edifici dove vige sovrana la legge della giungla comprende quanto questi valori sono importanti.
    Proprio questo “diverso” modo di vedere il condominio, ma direi proprio questo diverso modo di “gestire” il condominio, unito all’esigenza di avere una forte legalità nel condominio, ha spinto (negli ultimi 5 – 7 anni) i singoli proprietari a scegliere un avvocato come amministratore di condominio, sostituendo la figura dell’amministratore di condominio privo di conoscenze giuridiche ad un amministratore di condominio Avvocato (con marcate conoscenze giuridiche nel settore del diritto condominiale e nel diritto in generale). Un cambio di tendenza notevole e facilmente percepibile e, sicuramente, un piccolo successo professionale per la categoria. Nulla di particolare si potrebbe dire, ma questo cambio di rotta è semplicemente il frutto della vittoria della legalità contro la legge della giungla che vige in molti condomini ed è anche il frutto dello spirito di sopravvivenza dei singoli proprietari che hanno compreso (pagandone il prezzo sulla propria pelle) che avere come amministratrore una persona con una forte “preparazione giuridica” (qualcuno potrebbe parlare anche di “una persona che effettua una consulenza stragiudiziale“) in una materia particolare e difficile come quella condominiale (che abbraccia tutti i campi del diritto) è un elemento prevalente ed essenziale rispetto alla mera (e limitata) facilità nell’esecuzione degli adempimenti fiscali – tributari.”
    Le questioni giuridiche che vengono sollevate da chi vuole imporre la incompatibilità sono in primis anticostituzionali, corporative in senso deleterio sia per noi più “maturi” che per i colleghi più giovani. E del tutto insussistenti: il condominio ente di gestione era ed entedi gestione è, il rapporto tra amministratore e assemblea/condomini è un chiaro rapporto di mandato, e il ruolo di amministratore condominiale non è più “autonomo” di un qualsiasi consigliere di amministrazione di una qualsiasi società.
    Per questi perchè non si parla di incompatibilità?

  7. Condivido la conclusione finale dell’articolo di Giuliana. La riforma forense è per me un esempio immorale di corporativismo volto ad eliminare la concorrenza degli avvocati giovani o deboli per numero di pratiche (approvata l’ultimo giorno di vita del parlamento!!!). Un esempio lampante è la vergognosa automatica iscrizione alla Cassa Forense degli iscritti all’albo degli avvocati, anche se non esercitano o non hanno reddito!!. Questo non è incostituzionale Avv. De Tilla? Non è forse una manovra volta a rastrellare in modo illegittimo soldi per sostenere la Cassa forense che altrimenti fallirebbe avendo scelto di mantenere il sistema “retributivo” per i “vecchi” e “privilegiati” avvocati di lunga data? Da considerare che persino i parlamentari hanno rinunciato al sistema “retributivo” tanto per rendere l’idea….

  8. Gent.mo avv. Gianna, se Lei svolgesse solo l’attività di avvocato e non avesse il tempo per i suoi articoli e per fare la ” viaggiatrice ” potrei considerare diversamente il significato delle sue parole e pensare che sia sbagliato amministrare un condominio con lo stesso impegno con il quale si gestisce una pratica di ” un altro ” cliente. Le chiedo, comunque, se non sia invece incompatibile con la professione quella di commercialista, giornalista, revisore ed altro. Cordiali saluti.

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