Le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio prossimi saranno elezioni sotto la neve. Questo è quanto preannuncia l’orologio metereologico degli ultimi giorni. Ad arrivare questa volta è l’«Orso siberiano» e il nostro Paese, diviso a metà, vedrà gli italiani accedere alle urne con i moon boots ai piedi al Nord, sotto gli ombrelli  al Centro e, probabilmente, in tenuta quasi primaverile al Sud.

Fin dagli albori della nostra (recente) repubblica si assiste per la prima volta alla chiamata elettorale in pieno inverno, sarà questo il motivo che spiega l’inusuale ed inaspettata attenzione mostrata da partiti e sondaggisti per le previsioni del tempo.

Gli esperti metereologi anticipano un peggioramento già a partire da giovedì 21, con successiva acutizzazione per venerdì 22 con «neve copiosa al Nord» e nelle zone della Toscana; per la giornata di domenica si prevedono  fioccate anche a bassa quota sia nel Nordovest che nel Nordest, in particolare in Emilia.


Può suonare dunque ironica, ma la costatazione che conferma come il fattore meteo giocherebbe quest’anno un ruolo non indifferente  sull’esito elettivo non è affatto irreale. A fronte di questo fatto emerge anche il dato che rivela come il corpo elettorale italiano stia raggiungendo trend anagrafici in continuo slittamento: gli ultrasessantenni che sono chiamati a votare sono circa 15 milioni e rappresentano ben il 30% degli aventi diritto.

A determinare quanti di questi soggetti declineranno l’invito (dovere) al seggio se le condizioni meteo di domenica e lunedì mattina saranno proibitive non influirà soltanto l’elemento geografico, ossia quante e quali regioni saranno colpite dal maltempo, ma anche e soprattutto la funzionalità messa alla prova dai sistemi di pulizia stradale e trasporto pubblico.

Pur a fronte della superiore comprovata inclinazione propria delle aree settentrionali alla gestione delle intemperie, non è remota l’ipotesi che rivela come il maltempo potrebbe comunque danneggiare maggiormente proprio i partiti di governo (Pdl, Pd, Lista Monti e centristi) rispetto alle “minoritarie” forze politiche del cosiddetto polo «nascente» (Movimento Cinque Stelle, Rivoluzione civile, Fare per Fermare il declino). Questo, delucida il sondaggista Nicola Piepoli, «perché l’elettorato movimentista è più giovane, più vivo, e quindi maggiormente disposto ad affrontare qualsiasi tipo di tempo».

Al riguardo i numeri non sembrano alquanto ininfluenti, prosegue il sondaggista: «Su 15 milioni di anziani, con condizioni metereologiche normali, probabilmente andranno a votare 12 milioni di ultrasessantenni. Ma se cade tanta neve, potrebbe succedere che i votanti con i capelli bianchi calino a 10 se non a 9 milioni…».

Nel caso di un effettivo calo delle affluenze causa maltempo, entrambe le coalizioni maggiori,  Pdl e Pd,  si vedranno penalizzate «Esattamente nella stessa misura», congettura Maurizio Pessato, vicepresidente dell’Swg di Trieste, il quale comunque si rivela scettico rispetto ad eventuali importanti scostamenti sulla percentuale dei deflussi al voto.  Di parere inverso è, invece, Roberto D’Alimonte, docente di Scienze del governo e della comunicazione pubblica alla Luiss di Roma, ritenendo che il «cattivo tempo penalizzerebbe di più l’elettorato di Berlusconi» dal momento che «si tratta di persone generalmente meno motivate rispetto a chi vota per il centrosinistra». Il pericolo neve potrebbe poi ricadere in maniera del tutto sintomatica sui votanti della Lega, proprio in ragione del fatto che questo elettorato si trova concentrato al Nord dove le previsioni meteo conosceranno indubbiamente un risvolto più critico.

I grandi partiti si confermano comunque fiduciosi al di là di ogni previsione, anche se dal fronte Pdl emerge una spinta di apprensione certamente maggiore. «Ormai la data del voto è fissata e ce la teniamo», constata il responsabile della macchina elettorale Pdl Ignazio Abrignani. Per la storica “testa” del sistema elettorale del Pd, Maurizio Migliavacca, al contrario il maltempo «non provocherà scostamenti significativi sui dati dell’affluenza» anche perché, «tra la domenica e lunedì mattina, ci si può organizzare per uscire di casa».


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