Le premesse iniziali che fece il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo agli esordi del concorso a cattedre penso siano ancora vive nella memoria di tutti, se non di tutti sicuramente in quella dei 320 mila candidati che hanno partecipato al primo step del concorso, il test di preselezione. Il concorso doveva essere un fiore all’occhiello del Governo Monti, doveva dimostrare che in Italia si possono fare le cose con trasparenza, serietà e velocità, un  trinomio che nel Bel Paese si fatica a far rispettare mentre altrove è la prassi.

Dunque in molti sono rimasti letteralmente a bocca aperta quando hanno sentito le altisonanti parole “computer based”, invio telematico, iscrizione on – line; per una volta insomma si è avuta la sensazione che qualcosa fosse realmente cambiato e che quel famigerato processo di europeizzazione del nostro paese fosse finalmente cominciato, soprattutto in un settore come quello dell‘istruzione pubblica che da sempre sfigura al confronto con gli standard raggiunti dagli altri paesi europei.

Il punto però è un altro: doveva essere e non è stato, perché dopo appena tre giorni di prove scritte emergono le prime irregolarità nello svolgimento delle prove. E sono irregolarità legate all’inadeguatezza della macchina concorsuale che ha rivelato tutti i propri limiti, esattamente come il bando di concorso iniziale che è stato letteralmente sbranato ed è divenuto vero e proprio terreno di caccia per sindacalisti e avvocati senza paura.


Come testimonia Usb scuola Palermo sono varie le scorrettezze che si sono registrate durante lo svolgimento degli scritti, a cominciare dal fatto che i candidati non hanno capito quando e chi si sia occupato di aprire il plico telematico e se questa operazione fosse stata presenziata da almeno due rappresentanti dei concorrenti, prassi standard per i concorsi, seguita anche durante le prove del TFA, per garantire la correttezza della consegna dei questionari.

E’ emerso poi il problema della carenza di personale, uno dei motivi che fino all’ultimo ha fatto pensare ad un possibile rinvio del calendario delle prove. Non essendoci infatti un rappresentante della commissione che girasse fra i banchi, non è stato possibile fare domande chiarificatrici se non ai membri della commissione che però, seguendo il protocollo, non sarebbero tenuti a fornire alcun genere di risposta.

Si è poi verificata una cosa già accaduta ai tempi del Tfa, ossia che in sedi diversi, ma anche semplicemente all’interno del medesimo istituto, si sono applicati criteri del tutto diversi e soggettivi sull’applicazione del divieto di usufruire dei servizi igienici prima delle due ore e mezzo. In molti casi infatti ci si è potuti recare prima o semplicemente non si è potuti proprio andare, come è successo ad alcune candidate incinte che non hanno potuto usare il bagno nemmeno se accompagnate.

Discrezionalità è stata usata anche sulle tempistiche della consegna delle prove: pare che ad alcuni candidati sia stato imposto di consegnare rispettando la scadenza al secondo, mentre ad altri sia stato concesso il tempo per ricopiare l’elaborato, violando così i parametri temporali forniti dal Miur. Un altro fatto emerso è la difficoltà di poter comunicare con le commissioni d’esame, ritenute letteralmente anonime, nel senso che erano quasi invisibili visto l’impossibilità di ottenere chiarimenti se non grazie alla collaborazione di terzi che si occupavano di trasmettere le domande (vedi il personale scolastico).

In ultimo, presso la sede di Napoli, come segnalato da os.it, ci giunge notizia dei primi smartphone introdotti furtivamente in sede d’esame e usati per risolvere i quesiti, o quanto meno per documentarsi velocemente su di essi, oltre a metodi più vecchi e semplici come camuffare un atlante di storia (testo non consentito) facendolo passare per un vocabolario di lingua italiana (testo consentito).

In alcuni casi sono stati i concorrenti stessi a denunciare l’irregolarità, causando l’espulsione immediata del concorrente che ha infranto la regola, però a questo dovrebbero pensare le commissioni “anonime”, messe a presenziare agli scritti controvoglia e sottopagate, per cui difficile aspettarsi tanta abnegazione.


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