Monte dei Paschi, il calcio, l’industria, la finanza, l’editoria. Non si salva più nessuno dall’ondata di arresti avviata ieri da nord a sud della penisola, mentre nuovi scandali fanno ripiombare il Paese dentro un clima da Tangentopoli di primi anni ’90.

Dunque, le manette tintinnano e risuonano fortemente nella campagna elettorale, con poco più di una settimana al responso delle urne e gli i casi eclatanti delle ultime settimane che paiono gonfiarsi ogni giorni di più.

Il primo personaggio in vista, portato in custodia dalla Guardia di Finanza, ieri, è stato Gianluca Baldassarri, in passato alla guida dell’area finanziaria della banca più chiacchierata del momento, Mps.


A suo carico, gli inquirenti avrebbero riscontrato un “concreto pericolo di fuga” che avrebbe reso necessario lo stato di fermo, oltre agli indizi di responsabilità emersi a seguito del clamoroso sequestro di 40 milioni di euro operati dai pubblici ministeri toscani. Secondo le indiscrezioni, a carico di Baldassarri verrebbe contestato uno smobilizzo di titoli al fine di ottenere un controvalore di oltre un milione di euro. Sul manager, dunque, penderebbero diversi e pesanti capi d’accusa, compresi associazione a delinquere e truffa.

Oggi, intanto, sempre nell’affaire Mps, è stato il turno, in Procura, dell’ex presidente Giuseppe Mussari, che è stato accolto al lancio delle monetine di alcuni astanti, che, in un remember dei primi anni ’90, hanno gridato a più riprese “Ladro” all’ex banchiere.

Continuando la sfilza di arresti, ieri, altro personaggio illustre prelevato dalle forze dell’ordine è stato Angelo Rizzoli, noto imprenditore bloccato a Roma, sempre dalla Guardia di Finanza. A suo carico, l’accusa è invece quella di bancarotta fraudolenta, stimata in circa 30 milioni di euro. Sette, invece, quelli sequestrati all’imprenditore.

Ha creato scalpore, quindi, il fermo a sorpresa del presidente della squadra di calcio del Cagliari, Massimo Cellino, ancora alle prese con lo scandalo dello stadio Is Arenas a Quartu Sant’Elena. La settimana scorsa, un tira e molla aveva lasciato nel dubbio la possibilità di svolgimento regolare della partita col Milan. Ieri, infine, è arrivato anche per il patron rossoblu l’arresto, assieme al sindaco sardo e all’assessore ai Lavori pubblici del Comune in cui l’impianto è costruito.

A quanto pare, l’inserimento di Cellino nella lista degli arrestati sarebbe dovuta a ragioni fuori dal comune: a quanto si legge nell’ordinanza, a convincere gli inquirenti a portare il presidente del Cagliari in custodia, sarebbero state addirittura le “spiccate capacità delinquenziali” mostrate da Cellino e la sua capacità di ricorrere a “qualsiasi genere di sotterfugi pur di raggiungere i propri scopi”.

In evidenza è stata posta un’intercettazione telefonica tra lo stesso Cellino e il presidente della Lazio Claudio Lotito, “Te lo garantisco io – dice il patron rossoblù – anche perché ti faccio dare un’autorizzazione di struttura amovibile, senza concessione, hai capito qual è il mio gioco? Io non sono dovuto andare in concessione, ho avuto un’autorizzazione a montarlo, perché essendo tutto in acciaio e tecnicamente, teoricamente è amovibile, ma non lo è, Claudio, perché è un casino“.

Poi, l’ammissione finale: “Chiedo l’autorizzazione triennale di struttura temporanea amovibile, come quella che ho fatto io, e non va in concessione, te la danno in 30 giorni e ti fai uno stadio così. E poi lo sai che il temporaneo in Italia è sempre definitivo, vero?“.

E arriviamo all’ultimo, e sensazionale arresto di ieri sera, che ha visto finire in manette Alessandro Proto, conosciuto finanziere milanese che proprio ieri era salito nelle cronache per aver avanzato un’offerta di rilevare il defunto quotidiano Pubblico. In tardo pomeriggio, però, anche lui è stato fermato dagli agenti, con l’ingombrante accusa di aggiotaggio. Secondo quanto riporta la Repubblica, l’inchiesta a carico di Proto riguarderebbe le omesse comunicazioni di Proto negli scorsi mesi in merito all’acquisto di partecipazioni in Unicredit, Fiat, Mediobanca e Rcs.

 


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