E’ fissata per domani in Consiglio dei ministri la discussione sul decreto legislativo previsto dai commi 49 e 50, articolo 1, della legge 190/2012, altrimenti nota come “legge anticorruzione”.

Nonostante l’approssimarsi delle urne, dunque, il governo è ancora operativo e nel pieno delle funzioni, tanto è vero che, nello specifico, il primo punto all’ordine del giorno della riunione di domani riguarda proprio un problema spinoso come l’incompatibilità degli incarichi nella pubblica amministrazione, da cui saranno esclusi anche i ricoprenti cariche elettive.

A ciò, infatti, si riferiscono i commi 49 e 50 dell’articolo 1 in legge anticorruzione, e in particolare ai criteri di “inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico”.


Obiettivo del governo è dunque quello di approvare quel decreto legislativo che, da norma, sarebbe dovuto nascere entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge  – avvenuta lo scorso 28 novembre. La direttiva nel testo di legge era infatti di varare entro il semestre “uno o più decreti legislativi diretti a modificare la disciplina vigente in materia di attribuzione di incarichi dirigenziali e di incarichi di responsabilità amministrativa di vertice nelle pubbliche amministrazioni”.

La nuova disciplina riguarderà non soltanto coloro che già si trovino all’interno del sistema amministrativo, ma anche eventuali incarichi esterni con rilevanza dirigenziale o, comunque, di ambito amministrativo per tutti gli enti, società, istituti sottoposti al controllo delle istituzioni pubbliche. Inclusi, dunque, anche consorzi operativi nel fornire beni o servizi agli enti amministrativi, così come le sempre delicate nomine nelle strutture sanitarie, al pari di Asl e ospedali.

Il filone generale, comunque, restano le direttive sulle incompatibilità di mansioni che possano portare a far configgere gli interessi privati con quelli pubblici. Il governo, in sostanza, pare quantomai deciso nel portare a termine questo percorso, inaugurato in tutta fretta lo scorso autunno, rispolverando la legge anticorruzione finita nel cassetto per parecchi mesi, cui è stato aggiunto qualche ritocco a seguito delle polemiche sugli sprechi di denaro pubblico, emersi soprattutto nelle Regioni.

Anche a questo proposito, il decreto in presentazione domani finirà per prevedere tutti i casi di non attribuibilità di incarichi dirigenziali, compresi quelli in cui l’eventuale funzionario abbia riportato condanne, anche quando non definitive, per i reati previsti al capo I del Titolo II libro secondo Codice penale.

Esclusi da tali esercizi anche coloro i quali abbiano ricoperto ruoli in istituti privati, ma controllati o foraggiati dall’amministrazione conferente, così come quanti, nei 12 mesi pre incarico, abbiano ricoperto cariche elettive.

Dunque, il governo uscente non ha lasciato la patata bollente della delega nelle mani del successore, mettendo in calendario il tema dell’incompatibilità nelle pubbliche amministrazioni in quello che potrebbe essere l’ultimo Consiglio dei Ministri dell’era “tecnica”. Sarà questo l’apripista per una nuova legge sul conflitto di interessi, che diversi schieramenti hanno inserito nel proprio programma elettorale? Ciò, sicuramente, dipenderà in larga parte dall’esito delle urne. Intanto, il decreto legislativo che frena le rincorse dei soliti noti agli incarichi pubblici è pronto ai blocchi di partenza.

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