La legge sull’8 per mille dopo 15 anni si avvia a cambiare, il Consiglio dei ministri di ieri sera ha approvato in via preliminare il regolamento di modifica che dovrà essere approvato adesso dal Consiglio di Stato e dalle commissioni parlamentari competenti. Il testo riprende quello di mercoledì, il Dpr stabilisce soprattutto una regola generale sulla distribuzione del contributo pubblico; verrà ripartito ugualmente tra le quattro categorie ammesse (fame nel mondo, assistenza ai rifugiati, beni culturali e calamità naturali).

Al tempo stesso, tuttavia, viene istituita anche l’eccezione, se nei 12 mesi precedenti al termine di presentazione delle domande è accaduto un disastro naturale, il 50% dei fondi verrà devoluto al luogo colpito dalla sciagura. Il Dpr chiarisce poi i limiti delle quattro categorie ammesse ai fondi. Gli interventi perché possano essere attribuiti alla categoria “fame nel mondo” dovranno essere in linea “con le priorità geografiche e settoriali della Cooperazione italiana allo sviluppo”. 

Quando si tratta di “assistenza ai rifugiati” l’interesse riguarderà chi ha ricevuto lo status di rifugiato ma anche le persone che sono diversamente bisognose di “protezione internazionale o umanitaria”. Per i “beni culturali” è stato specificato che la donazione andrà divisa in cinque parti, o meglio zone, Nord – Ovest, Nord – Est, Centro, Sud e Isole. La categoria “calamità naturali”, invece, potrà comprendere “opere, lavori, studi, monitoraggio, finalizzati alla tutela della pubblica incolumità da fenomeni geomorfologici, idraulici, valanghivi, metereologici, di incendi boschivi e sismici, nonché al ripristino di beni pubblici danneggiati o distrutti dalle medesime tipologie di fenomeni”.


Il testo redatto dal governo cambia, inoltre, i procedimenti e i tempi per accedere ai contributi, le domande infatti dovranno essere presentate entro il 30 settembre sulla dei moduli allegati al provvedimento e insieme alla documentazione tecnica richiesta. Le istanze, più dettagliatamente, andranno redatte in bollo, eccetto i casi di esenzione contemplati dalla legge, e dovranno indicare “il soggetto richiedente, l’intervento da realizzare, il costo totale, l’importo del contributo richiesto e il responsabile tecnico della gestione dell’intervento”. Sono consentite tanto la raccomandata quanto la posta elettronica certificata.

Le richieste verranno valutate dalle commissioni tecniche istituite presso i vari ministeri, qualora ci fosse un esito positivo si provvederà ai pagamenti che si terranno sulla base degli stati di avanzamento dei lavori controllati da Palazzo Chigi. Va detto che i contributi fino a 30 mila euro, però, verranno erogati in un’unica soluzione.


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