L’Assessore della Regione Sicilia all’economia, Luca Bianchi, vuole accelerare la spesa dei fondi strutturali 2007-2013, concentrando gli interventi su un numero limitato di priorità. Lo ha affermato nel corso del seminario conclusivo del percorso di Formazione dei Quadri del Terzo Settore (FQTS), tenutosi a Palermo lo scorso 18 gennaio. Nella stessa sede ha annunciato la creazione di un “Gruppo di coordinamento per l’attuazione del Piano di Azione e di Coesione sociale”. Il Piano di Azione Coesione (Pac) è nato per contrastare i ritardi registrati, nell’autunno del 2011, relativamente a molti programmi dei Fondi strutturali (FS) 2007-2013.  Le sollecitazioni dell’Unione Europea costrinsero il Governo italiano ad assumere un impegno di accelerazione nell’uso dei fondi ed ad predisporre il Piano di Azione Coesione, inviato il 15 novembre 2011 al Commissario Europeo per la Politica Regionale.

Il Pac, finalizzato ad accelerare gli interventi e rafforzarne l’efficacia, impegna le amministrazioni centrali e locali a rilanciare i programmi che hanno registrato sensibili ritardi nell’attuazione, garantendo una forte concentrazione delle risorse su poche priorità. L’intervento anticipa alcuni principi della nuova programmazione 2014-2020:

  • concentrare gli interventi su un numero limitato di priorità
  • esplicitare i risultati attesi in termini di qualità di vita dei cittadini con indicatori misurabili
  • offrire ai cittadini informazioni e strumenti per conoscere in tempo reale le decisioni di investimento, per valutarle e per farne oggetto di dibattito pubblico

Nell’uso dei fondi, la volontà della Regione Sicilia è quella di dare piena attuazione al principio di sussidiarietà orizzontale e di rendere sostanziale il ruolo del partenariato. Il coinvolgimento di diversi soggetti, pubblici (e, tra questi, sicuramente il Dipartimento regionale della Programmazione) e privati, è un requisito richiesto dall’Unione Europea, fondamentale nella programmazione 2014-2020.  Nel Pac sono previsti diversi interventi a favore del sociale, con una spesa complessiva di 1,6 miliardi di euro. Venti milioni di euro sono destinati all’aiuto alle famiglie con elevato disagio sociale, mentre altri 30 milioni sono destinati ad “Infrastrutture sociali per l’inclusione delle categorie deboli e svantaggiate nelle aree metropolitane”. Entrambi questi interventi sono a gestione regionale.


Il percorso di Formazione dei Quadri del Terzo Settore, chiuso con il seminario del 18 gennaio scorso, è giunto alla terza annualità, ed ha coinvolto quadri o futuri dirigenti, provenienti da tutta la Sicilia. I temi scelti per l’annualità in corso sono sostanzialmente due:

  • la “complessità” della crisi: finanziaria, economica, ambientale e di felicità, che pone in discussione il concetto stesso di comunità.
  • l‘esautorazione dei sistemi democratici moderni – basati sull’autorevolezza e la legittimazione della delega – e la sempre maggiore funzionalità ed efficacia di strumenti e pratiche di democrazia deliberativa.

Il percorso formativo, dopo una prima disamina di carattere generale, ha fatto emergere gli elementi di scenario che hanno determinato la crisi e le ripercussioni nella Regione. Lo studio del territorio e dell’ambiente ha evidenziato come la mancanza di tutela e di messa in sicurezza da parte delle istituzioni e della comunità, negli ultimi 50 anni, ha provocato danni irreparabili e di conseguenza la necessità di costruire modelli di intervento sistemici che tengano conto sia delle caratteristiche geo-morfologiche dei luoghi ma anche della capacità che essi hanno di diventare volano di sviluppo economico, sociale e culturale. Mentre l’indagine sul sistema di welfare in Sicilia, a 12 anni dalla promulgazione della L. 328/00, si connota ancora per un carattere fortemente sussidiario, risarcitorio, residuale per nulla innovativo. Rimanendo lontano anni luce dalla riflessione europea che va nella direzione di un social investment state ovvero verso politiche e servizi (per l’infanzia 0-3 anni, per il lavoro, di conciliazione, di promozione del capitale sociale) che siano considerati un investimento più che un costo. I PdZ continuano ad essere una ricognizione di servizi già esistenti (a parte qualche eccezione come quello, ad esempio, di Corleone) risulta insufficiente l’integrazione socio-sanitaria, le politiche di conciliazione e pari opportunità, i servizi per la prima infanzia, la non autosufficienza etc. La letteratura, e l’esperienza europea, invitano ad investire nelle politiche sociali e questo potrebbe diventare un elemento di crescita economica qualora venissero potenziati e innovati i servizi e gli interventi di cura e presa in carico delle persone determinando un duplice risultato: una risposta concreta al bisogno sociale e un aumento dei livelli di occupazione.

 


CONDIVIDI
Articolo precedentePatto di Stabilità: la deadline per gli enti locali è il 30 gennaio
Articolo successivoElezioni politiche 2013, sondaggi: giù il Pd, su il Pdl, Lega e Vendola pari

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here