Il Consiglio dei Ministri del 22 gennaio, da quanto si dice nel Comunicato Stampa pubblicato sul sito di Palazzo Chigi, avrebbe deciso il principio della totale accessibilità delle informazioni, secondo l’esempio del Freedom of Information Act” statunitense, in possesso della pubblica amministrazione che stabilisce l’accessibilità, da parte di chiunque ne faccia richiesta, a ciascun documento o dato di cui le PA sono titolari, eccezion fatta, ovviamente, quando la legge lo vieta espressamente come nel caso della sicurezza.

Il provvedimento  – si legge nel comunicato stampaha lo scopo di consentire ai cittadini un controllo democratico sull’ attività delle amministrazioni e sul rispetto, tra gli altri, dei principi costituzionali di eguaglianza, imparzialità, buon andamento, responsabilità, efficacia ed efficienza dell’azione pubblica”.

Accessibilità totale delle informazioni che riguardano l’organizzazione e l’attività delle PA, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’ utilizzo delle risorse pubbliche” e “pubblicazione dei dati e delle informazioni sui siti istituzionali […] per consentire un’effettiva conoscenza dell’azione delle PA e per sollecitare e agevolare la partecipazione dei cittadini”.


Non è tutto; infatti, insieme al Decreto si sarebbe introdotto l’istituto del “diritto di accesso civico” che – stando sempre a quanto dichiarato nel comunicato stampa –  punterebbe “ad alimentare il rapporto di fiducia tra cittadini e PA e a promuovere il principio di legalità (e prevenzione della corruzione)” dal momento che “tutti i cittadini” avranno il “diritto di chiedere e ottenere che le PA pubblichino atti, documenti e informazioni che detengono e che, per qualsiasi motivo, non hanno ancora divulgato.”

Queste dichiarazioni inducono a considerare ad una radicale rielaborazione del rapporto tra pubblicità e segreto che ha, fino a qui, guidato l’azione della pubblica amministrazione e ad una vera e propria rivoluzione capace di aiutare davvero ad eliminare le piccole e grandi clientele che, purtroppo, di frequente si proteggono grazie  all’ invalicabile muro di segreti dei quali si fa scudo l’amministrazione pubblica. Se la decisione del Governo fosse vera sarebbe davvero tutto molto bello, tuttavia sono affermazioni troppo rilevanti per non essere ritenute tali.

Sicuramente appare strano che nel diffondere la notizia dell’avvenuta approvazione di un decreto legislativo in materia di trasparenza non se ne pubblichi un testo – anche solo provvisorio – né i suoi lavori preparatori come se fossero ancora in atto le regole nettamente opposte stilate dal precedente Governo Berlusconi che, appunto, rendevano segreti tutti gli atti non ufficiali, pure quelli propedeutici al varo dei decreti legislativi di Palazzo Chigi.

Altra anomalia risulta il fatto che, effettivamente, esaminando la legge n. 190 del 2012 in attuazione della quale il Governo avrebbe approvato il provvedimento oggetto del comunicato stampa, la delega che il Parlamento ha dato al Governo dell’epoca era  nettamente più limitata [n.d.r. si veda il comma 35 dell’art. 1].

Se il Governo ha concretizzato realmente il cambiamento annunciato nel comunicato stampa del 22 gennaio, bisogna dargli atto di aver raggiunto un traguardo fondamentale nella rivoluzione democratica della quale il Paese ha necessità. Al contrario, però, se in questi giorni, leggendo il testo del Decreto ci si dovesse rendere conto che toni e contenuti del comunicato stampa non riflettono le disposizioni del Decreto, allora, sarebbe difficile non credere che l’Esecutivo del Professor Monti – per chiari motivi elettorali ed di auto sponsorizzazione – ha tentato di abbindolare i cittadini e l’ opinione pubblica, fornendo l’illusione di una rivoluzione ancora lontana a venire.


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