Che tutto cambi perché nulla cambi, una delle più celebri citazioni del Gattopardo riassume anche troppo felicemente la situazione politica italiana, ma soprattutto l’incapacità della nostra classe dirigente di dare risposte e imprimere una rottura col passato netta rispetto a scandali amministrativi come quelli della regione Lazio, Lombardia, per non parlare degli investimenti del tesoriere della Lega e di tutti quei partiti che hanno più di uno scheletro nell’armadio.

I cittadini meriterebbero maggior impegno sull’argomento e maggior trasparenza; ad oggi infatti si possono conoscere le spese della campagna elettorale sostenute dai vari partiti (oltre le fonti dei finanziamenti), e in modo non sempre del tutto esauriente, soltanto a consuntivo mediante i bilanci e le dichiarazioni giurate. Esiste una regola che obbliga i partiti a comunicare alla Camera i contribuenti privati, ma questi diventano di dominio pubblico solo a seguito di un lungo iter burocratico, visti i recenti scandali sarebbe lecito attendersi almeno la pubblicazione in tempo reale, o aggiornata nel quotidiano, dei finanziamenti liberali.

Una scelta di trasparenza del genere avrebbe due risvolti: il primo è la correttezza, a seguito delle imbarazzanti vicende sui fondi di Margherita e Lega Nord, il secondo è l’onestà di mostrare quali interessi stiano realmente dietro ad un candidato, chi spinge chi, che poi è ciò che avviene negli Stati Uniti. In Italia, invece, un sistema che chiarifichi di chi siano i finanziamenti e quali interessi abbiano chi li eroga è pura utopia, nonostante sarebbe alquanto necessario disporre di informazioni del genere, soprattutto in una campagna elettorale nella quale alcuni candidati non hanno avuto accesso ai fondi statali.


Per candidati sostenuti da privati ce ne sono altri che, invece, hanno gonfiato nel tempo le proprie spese elettorali attraverso i rimborsi elettorali pubblici oltremodo generosi. Ad esempio per le scorse elezioni politiche del 2008 il Pdl ha investito una somma enorme, 68 milioni e 475.132 mila euro, una cifra talmente grande che è 13,6 volte superiore a quella impiegata nella campagna del ’96, così almeno dice il rapporto della Corte dei Conti che fa una somma dei finanziamenti di cui hanno goduto rispettivamente Forza Italia e Alleanza Nazionale.

La crescita esponenziale non ha riguardato solo i finanziamenti ma anche i contributi pubblici che sono passati da 18, 6 a 206,5 milioni. Il 2008 è stato un anno di “crescita” anche per il Pd che ha visto le sue spese passare dai 7 milioni 839.653 euro del ’96 a 18 milioni 418.043 euro. Enorme balzo in avanti anche per i contributi pubblici passati da 17 a 180,2 milioni. L’escalation però non sembra avere fine visto che solo per le elezioni regionali del 2010 i partiti hanno goduto di più di 62 milioni di risorse.

Il Pd ha investito, nelle regionali, una somma simile a quella delle politiche (14,2 mln.), il Pdl addirittura 20,9 mln senza coinvolgere alcune liste locali, solo quella che ha sostenuto nel Lazio Renata Polverini ha speso qualcosa come 5 milioni e mezzo di euro. Questa cifra per quanto sia da capogiro non rappresenta che la metà dei fondi ricevuti da Letizia Brichetto Moratti da suo marito, Gian Marco Moratti, petroliere, che nella sifda elettorale del 2011 per il Comune di Milano l’ha omaggiata con 11 milioni di euro.


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