Autorevoli analisti, politologi e studiosi ritengono determinate la battaglia per il Senato della Repubblica per capire quale maggioranza politica sarà chiamata a governare il Paese per il prossimo quinquennio (in questo senso, interessante il contributo di A. Capitano, Politiche 2013, la partita si gioca al Senato, decisive le Regioni in bilico, del 17 gennaio 2013). Com’è noto, la legge elettorale vigente, la n. 270/2005 (il c.d. Porcellum), assegna al Senato premi di maggioranza su base regionale, diversamente da quanto avviene per la Camera dei Deputati. Se per Montecitorio, stando agli ultimi sondaggi diffusi, il centrosinistra dovrebbe riuscire ad assicurarsi senza troppi problemi il premio di maggioranza del 55%, decisivo sarà l’esito del voto per Palazzo Madama, in particolare in quelle Regioni in bilico quali Lombardia, Veneto, Campania e Sicilia.

Un recente e pregevole contributo del prof. Roberto D’Alimonte, docente di Scienze del governo e della comunicazione pubblica presso la LUISS Guido Carli di Roma, (cfr., R. D’ALIMONTE, Duello nelle Regioni chiave, tutti gli scenari al Senato, in Il Sole 24 Ore, 09 gennaio 2013), ha messo in evidenza tutti i possibili scenari al Senato. Se la vittoria del centrosinistra in tutte e quattro le Regioni in bilico garantirebbe a Pier Luigi Bersani una maggioranza di 179 seggi (Prodi nel 2006 ne ottenne 158), lo stesso conserverebbe la maggioranza anche in caso di perdita della sola Regione Lombardia assestandosi a 164 seggi. Qualora, invece, la coalizione di centrosinistra dovesse perdere la Lombardia e un’altra Regione critica, Bersani non avrebbe la maggioranza assoluta e sarebbe pertanto necessario l’appoggio della lista guidata dal Presidente del Consiglio dei Ministri uscente, Mario Monti.

Inoltre, prosegue sempre il prof. D’Alimonte, solo se la coalizione di centrodestra vincesse, ma si tratta di un’ipotesi poco credibile, nelle quattro Regioni dubbie ed anche in Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Puglia e Calabria, Bersani e i centristi non sarebbe in grado di formare una maggioranza: a Berlusconi andrebbero 126 seggi, 112 a Bersani e 40 a Monti. In questa evenienza sinistra e centro arriverebbero a 152, sei in meno della maggioranza, e non sarebbe sufficiente neppure il contributo della lista dell’ex Pm di Palermo Antonio Ingroia. Ora, proprio per la difficoltà da parte di Berlusconi di riuscire ad ottenere una vittoria in tutte le Regioni sopra indicate, sarà verosimilmente Monti, sempre se il suo consenso non scenderà sotto la soglia fatidica dell’8%, a essere il vero ago della bilancia. E se questo accadrà, potrà porre più di un problema di tenuta sul piano politico di una maggioranza Pd-Sel-Monti anche alla luce delle recenti dichiarazioni di Vendola.


 


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