Mancano 5 settimane alle elezioni ed ormai si comincia a respirare sempre più aria di campagna elettorale, dunque per quanto il ragionamento sia assurdo è logico che nessuno degli attuali politici si assuma la responsabilità delle tasse in vigore, come se non avessero un padre e fossero lì da sempre, prima di ogni schieramento e candidato. Il primo ping pong mediatico è toccato all’Imu, la paternità dell’imposta sugli immobili è rimbalzata fra Silvio Berlusconi e Mario Monti che si sono incolpati a vicenda.

Adesso è il turno del redditometro, il cui nome tecnico è “accertamento sintetico di tipo induttivo”, ma che il presidente del consiglio uscente ha definito senza troppi giri di parole una “bomba a orologeria”, ennesimo regalo poco gradito del Cavaliere, e che se fosse dipeso da lui probabilmente non lo avrebbe varato. Berlusconi, dal canto suo, ha subito puntualizzato che il “suo” redditometro era totalmente differente da quello odierno, come a  scaricare nuovamente una responsabilità, che dell’uno o dell’altro, deve necessariamente essere, poiché le tasse dal cielo non piovono anche se si usa dire “piove, governo ladro”!

Visto che il redditometro sembra non avere padri e, contestualmente, tutti lo vogliono eliminare o al massimo rivedere, sarebbe sufficiente emanare un decreto per sospenderlo dal momento che gli unici preoccupati per la sua attuazione sono soprattutto gli onesti, fra l’altro recupererà “solo” 815 milioni, dunque non una cifra astronomica per i conti statali che si fanno in miliardi. Il decreto in questione non incontrerebbe difficoltà visto che con ogni probabilità tutte le forze in campo lo voterebbero di buon grado.

Oggi, in ogni caso, si terrà un incontro fra Befera e Monti per chiarire l’utilizzo del redditometro che pare non sarà utilizzato a tappeto, quanto piuttosto farà indagini capillari visto che si concentrerà su un campione di 70.000 contribuenti contro la totalità dei 40 milioni. Scatterà solamente se il reddito verificato sarà superiore del 20% di quello dichiarato, l’obiettivo non è quello di accanirsi sui beni – simbolo quanto quello di scoprire i falsi poveri, vista quella percentuale del 25% che si dice senza reddito.

Il fisco ha messo in contro di praticare a tutto il 2013 almeno 35 mila accertamenti sintentici, conservare lo scontrino non sarà necessario dal momento che sotto indagine finiranno soprattutto i grossi scostamenti. Il fisco, inoltre, si avvarrà degli acquisti e degli investimenti realizzati dai contribuenti e li confronterà con i redditi dichiarati, a partire dal 2009, ossia quelli dichiarati nel 2010. In questo modo decade la retroattività dal momento che il decreto sul redditometro è il n.78 del 2010.

Se verrà riscontrato lo scostamento almeno del 20%, il fisco chiamerà il contribuente a fornire ulteriori spiegazioni. Questo confronto può avvenire anche in contraddittorio e sarà dirimente circa la sorte dell’accertamento; infatti qualora dal contraddittorio emergano elementi che provano la colpevolezza del contribuente, la sanzione sarà di corrispondere al fisco il 30% della maggiore somma dovuta.

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1 COOMENTO

  1. SALVE. HO VISTO IN TV AL PROGRAMMA BALLARO’ CHE L’EX MINISTRO DELLA FINANZA GIULIO TREMONTI, HA CONSIGLIATO A COLORO CHE NON SONO D’ACCORDO SUL REDDITOMETRO DEL 2013, CHE PUO’ ESPRIMERE UN GIUDIZIO SU TALE ARGOMENTO. A MIO PARERE QUEST’ULTIMO E’ UN DISASTRO PER L’ECONOMIA E PER LA SOCIETA’.
    DISTINTI SALUTI.

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