Dopo l’approvazione finale della riforma forense, come cambieranno i compensi degli avvocati? Prima di saperlo con esattezza, probabilmente, correranno ancora diversi mesi, dato che, secondo la nuova legge professionale approvata lo scorso 21 dicembre al Senato, a definire gli scaglioni sarà un apposito decreto emanato dal Ministero della Giustizia.

Competente in materia, dunque, viale Astronomia che dovrà, però, confrontarsi con il Consiglio nazionale forense, in rappresentanza della categoria e a tutela degli onorari degli avvocati.

Nello specifico, i maggiori punti interrogativi spuntano in riferimento alla liquidazione delle spese legali e, soprattutto, in assenza di un vincolo posto per iscritto tra professionista e cliente.


“C’è il rischio di vuoto normativo – spiega Dario Greco, presidente Associazione giovani avvocati – non possiamo dire cosa accadrà finché non arriveranno i nuovi parametri”.

Al momento, dunque, la disciplina è stabilita dal decreto 140/2012, con i successivi ritocchi apportati in sede di discussione con l’Oua, l’Aiga e altre compagini del mondo associativo del foro che ancora attendono l’ok del Consiglio di Stato.

Così, nel corso del 2013, a sostituire il provvedimento attualmente in vigore dovrebbe arrivare quello messo in cantiere dalla riforma forense, anche se l’esito al momento è tutt’altro che scontato.

L’approdo del nuovo testo di definizione dei parametri professionali dovrà infatti recepire quanto contenuto nel decreto 140, versione modificata, e portare così a compimento l’iter di negoziazione e, quindi, di approvazione.

Indubbiamente, uno dei capitoli più spinosi sarà quello di far combaciare la liquidazione delle spese disposta dall’autorità giudiziaria con il contratto siglato in origine tra legale e cliente: come comportarsi in caso di discrepanza? E nell’evenienza di una vittoria, andrebbe pretesa ugualmente l’intera differenza?

C’è poi la questione della retroattività: a questo proposito, alcuni professionisti ricordano che esistono due sentenze delle Sezioni Unite che dispongono la validità dei parametri nel decreto 140 riguardo le sentenze ancora pendenti.

Insomma, nonostante la riforma sia arrivata in porto, sulla questione delle parcelle, la confusione è ancora tanta: prima dovrà arrivare il sì del Consiglio di Stato al decreto 140 modificato, e nel frattempo, sarà necessario avviare le procedure di concertazione tra Consiglio nazionale Forense e Ministero della Giustizia per la stesura dei nuovi parametri. Il tutto, naturalmente, andrà in qualche modo “shakerato”, con il rischio di lasciare l’amaro in bocca a tanti professionisti.

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  1. […] normativa, con la possibilità tutt’altro che esclusa di generare incomprensioni e problemi, come nel caso delle parcelle. Chiedere di velocizzare le procedure per definire una volta per tute la situazione sarebbe […]

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