Il 2012 è finito, ma non la sanatoria per gli extracomunitari che questo anno tribolato ha portato con sé. Ci riferiamo, naturalmente, alla finestra per le regolarizzazioni aperta tra il 15 settembre e il 15 ottobre scorsi.

Perché un procedimento chiuso da mesi non è da ritenersi esaurito anche a distanza di mesi dalla sua conclusione? Il motivo è presto detto e riguarda tutte quelle domande lasciate incomplete o dai datori di lavoro o dagli immigrati stessi oggetto della richiesta.

Mentre è in piena attuazione l’esame delle domande arrivate agli uffici competenti nei termini previsti, resta possibile, fino al 31 gennaio 2013, la messa a punto di quelle pratiche lasciate aperte e mai completate.


E’ il caso, nello specifico, di quei datori di lavoro che avevano versato i 1000 euro una tantum previsti per esaudire la domanda nei termini di legge ufficiali, ma che poi non avevano espletato la parte burocratica accedendo alle apposite pagine online del Viminale.

Sarebbero oltre 3mila i casi sviluppati secondo questa insolita modalità: in pratica, il datore di lavoro si sarebbe preoccupato prima di pagare, dimenticandosi, poi, di compilare la regolare domanda, di modo che nelle casse del ministero sono pervenuti circa 3 milioni di euro senza i corrispettivi nomi dei beneficiari in termini di regolarizzazione sul territorio.

Forse, a qualche imprenditore – o padrone di casa, visto che la sanatoria ha avuto successo in particolar modo tra le colf – è sfuggito che il pagamento della cifra simbolica non fosse sufficiente né a mettere in regola lo straniero, né, tantomeno, a salvare il datore di lavoro dai procedimenti amministrativi o penali su eventuali insolvenze o inadempienze nei confronti del fisco e più in generale dello Stato.

Il salvacondotto verrà concesso, come da apertura della sanatoria, soltanto a coloro che abbiano pagato la quota di regolarizzazione compilando, insieme, il modello F24 per la normalizzazione della presenza del lavoratore extracomunitario sul suolo italiano, la quale, lo ricordiamo, non doveva essere successiva al 31 dicembre 2011.

Recuperare la propria domande di regolarizzazione è una procedura semplice, realizzabile dal proprio pc di casa: basta collegarsi all’apposita pagina del Ministero dell’Interno, inserendo, come identificativo, il codice fiscale o la partita Iva indicata nel modello F24 detenuto. Come password, poi, si dovrà ripescare il numero identificativo del lavoratore interessato dall’istanza.

Qualora il lavoratore sia impiegato in ambito familiare, sarà molto semplice chiudere la domanda, giacché sarà l’Inps a occuparsi di spedire ai soggetti coinvolti la documentazione.

Per lavoratori di carattere subordinato – in netta minoranza dai calcoli finali della sanatoria – andrà comunque tenuta valida la data del 31 gennaio, anche se i termini dovessero essere scaduti in precedenza negli ultimi mesi.

La documentazione da consegnare comprende sia la dichiarazione sull’avvenuto pagamento degli obblighi fiscali dal momento di assunzione, più le denunce mensili Uniemens – Dmag trimestrali in caso di lavoratori in aziende agricole.

Quando le due parti saranno chiamate dinanzi allo Sportello unico, il datore di lavoro potrà così dimostrare di aver adempiuto alla regolarità contributiva.


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